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Come Fare Se Il Datore Di Lavoro Non Paga?


6 giugno 2011 ore 15:33   di stefanowrite  
Categoria Guide Manuali e How To  -  Letto da 1215 persone  -  Visualizzazioni: 2130

Avete lavorato presso un bar, un negozio, una società e non siete stati pagati? Oppure non vi hanno versato i contributi, non avete una liquidazione o avete svolto mansioni diverse o superiori rispetto a quelle previste dal contratto di lavoro (se avete un contratto di lavoro)? Non disperate, esistono una serie di strumenti e soluzioni che vi consentono di avere ciò che vi spetta. Certo, con i tempi della giustizia italiana, ma avete buone possibilità prima di alzare bandiera bianca.
La prima cosa da fare è sempre quella di tentare una soluzione amichevole parlando con il datore di lavoro o chi per lui.

Se risulterà evasivo e non vuole prendere impegni formali, allora passate ai fatti. Rivolgetevi subito ad un avvocato, perché se è vero che con un minimo di cultura e informazione potete condurre questa fase stragiudiziale anche da soli, di sicuro è più opportuno ottenere un parere da chi è esperto in materia onde evitare di pregiudicare i vostri diritti e le vostre strategie.Diffidate di chi vi consiglia immediatamente di fare cause a tutto spiano.
Inviate una raccomandata a/r al datore di lavoro, meglio se attraverso un legale così avrà subito contezza del fatto che la questione è seria e non potrà manipolarvi con ulteriori promesse dilatorie.


Normalmente la prima raccomandata deve avere toni pacati anche se siete molto risentiti nei confronti del datore di lavoro. E questo soprattutto se egli versa in condizioni economiche precarie e la sua attività è organizzata sotto forma di società di capitali. Infatti, lo spettro del fallimento sia personale che sociale potrebbe allontanare le vostre prospettive di recuperare almeno una parte della somma. Come dire, meglio un uovo oggi che una gallina (sempre se gallina sarà) domani. In altre parole, se c’è pericolo di fallimento o che il datore di lavoro non possa pagarvi l’intero credito da voi vantato e vi propone una transazione a saldo e stralcio, anche se la cosa non piace, è meglio accontentarsi piuttosto che andare per le “lunghe” vie legali, senza la certezza di ottenere tutto ciò che ci spetta. Questa valutazione tecnica saprà certamente farla il vostro legale, ecco perché è necessario rivolgersi ad un avvocato prima di agire.

In ogni caso se la prima raccomandata viene ignorata o comunque non sortisce alcun effetto concreto, inoltrate una vera e propria diffida formale con termine di massimo dieci giorni per l’adempimento e costituite in mora il vostro datore di lavoro.
Se questi tentativi non vanno a buon fine, allora non vi resta che procedere con l’istanza per il rituale tentativo obbligatorio di conciliazione presso la Direzione Provinciale del lavoro.. Quest’ultima, inoltrata l’istanza, convocherà sia voi che il datore di lavoro entra 60 giorni dal ricevimento della stessa. E’ possibile però che non arrivi alcuna convocazione; in questo caso il tentativo di conciliazione si riterrà automaticamente esperito, decorso infruttuosamente il suddetto termine, chiaramente con esito negativo.
Ricordate che questa procedura è condizione di procedibilità per poter successivamente adire il Giudice del lavoro. Cioè, senza aver esperito il tentativo di conciliazione il vostro ricorso di lavoro sarà dichiarato improcedibile.
Nel corso della causa alla prima udienza, il Giudice del lavoro tenterà una nuova conciliazione, ammesso e non concesso che il datore di lavoro si costituisca in giudizio. Se invece resta contumace (cioè non si costituisce in giudizio) sarà comunque celebrato un processo in sua assenza e si giungerà comunque ad una sentenza di condanna, sempreché abbiate assolto l’onere della prova.
Alternativamente al ricorso di lavoro, ma solo se il vostro credito è certo, documentato ed esigibile, potete agire mediante deposito in Tribunale di un ricorso per decreto ingiuntivo, procedimento più veloce e diretto. Se il decreto ingiuntivo verrà emesso, potrete subito notificare l’atto di precetto e poi agire in via esecutiva. Tradotto significa che potrete pignorare i beni del datore di lavoro o della società vostra datrice (sempre se la stessa possiede beni o denaro).
Nella peggiore delle ipotesi, se non siete riusciti ad ottenere quanto vi spetta, perché il datore di lavoro è nullatenente o perché la società presso la quale lavoravate è fallita e non ci sono beni da aggredire e liquidare, allora potrete presentare un’istanza all’INPS. Infatti, nel caso in cui non vi sia stata alcuna possibilità (documentata) di recuperare e ottenere le somme vantate dal lavoratore, sarà possibile avanzare una domanda a codesto istituto che nei limiti della disponibilità e di quanto sarà accertato di vostra spettanza, potrà accontentarvi, magari non per la totalità del credito da voi vantato; ma questa è davvero l’ultima spiaggia.

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