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5: La Famiglia - Come Essere Assunto Nelle Multinazionali Dell' Abbigliamento E Sopravvivere


1 febbraio 2016 ore 14:58   di neuavram  
Categoria Guide Manuali e How To  -  Letto da 297 persone  -  Visualizzazioni: 412

La famiglia. Sembra che questo sia un argomento molto dibattuto ultimamente, come se sentissimo l'esigenza impellente di definire un nuovo concetto sociale del termine, come se non bastasse più la parentela e servisse integrare al concetto di "famiglia" le modalità con cui si cresce e soprattutto gli individui che permettono lo sviluppo. Ma cosa c'entra questo con il lavorare con i vestiti?

Questo concetto verrà nominato, seppur non in maniera ufficiale, da molti responsabili e managers in svariate occasioni. Leggendo i post precedenti, vi sarete fatti l'idea che lavorare in questi ambienti dai ritmi massacranti e pieni di insidie e di competizioni, per uno stipendio sì ragionevole ma decisamente sudato, sia più una tortura che altro. E come mai quindi tutti desiderano entrare in questo mondo? Come mai siamo tutti proiettati nel dedicare la nostra vita a lavorare per qualcuno che non conosciamo e che si arricchisce ogni giorno di più col nostro sudore? Proprio per il concetto di famiglia.


Le multinazionali, ormai, hanno capito che per ottenere risultati non bisogna più mirare allo schiavismo, ma bisogna coccolare i propri dipendenti, dar loro dei premi, perché tutti coltiviamo quel lato bambinesco che vuole essere soddisfatto. L'intento delle multinazionali è quello di rendersi loro la vostra nuova famiglia, e il negozio in cui lavorate la vostra nuova casa: non per niente vengono installate cucine e sale relax, non per niente vengono organizzate cene e giorni in cui rafforzare la vostra amicizia con gli altri membri del negozio e in cui vedere i responsabili non con il timbro di superiore, ma come vostro pari. Comincerete a lavorare non per i soldi o per la crescita o per l'ambizione, ma perché nella famiglia è così che ci si comporta, sostenendosi a vicenda e arrivare là dove non arriva l'altro.

Se volete quindi mantenere il posto di lavoro e crescere, dovrete entrare in quest'ottica: un full time è il genitore di un part time, un responsabile di reparto è il genitore dello staff del proprio piano, un responsabile di negozio è lo zio ricco di tutti i dipendenti del proprio negozio. Abbracci, apertivi, gratificazioni, raggiungimenti di obiettivi, è un mescolìo proficuo che permette a tutti di creare un ambiente in cui "sentirsi a casa". Perché, diciamocelo, passiamo più tempo nel nostro posto di lavoro che tra le nostre mura domestiche.

Ma cosa c'è di positivo, cosa di negativo? Nonostante le mie parole accese, condivido pienamente il tipo di strategia utilizzato: ciò permette di vivere serenamente nel proprio posto di lavoro, di creare legami saldi anche con i propri responsabili e i colleghi, solo e soltanto se viene messa in pratica con uno spirito costruttivo. Molte persone che ho conosciuto se ne approfittavano di quest'aria "bella", ma altrettante sono riuscite a creare un ambiente stimolante e solido. Pensare di lavorare per la famiglia e non per i soldi, ti permette di arrivare a casa ed essere in pace con te stesso.

Parlando invece del lato negativo, proporrò una storia-esempio: per l'apertura di un nuovo negozio, si ricercavano figure per uno staff molto ampio. Era stata fatta una selezione accuratissima e per tutti a un certo punto sarebbero finiti i fatidici quindici giorni di prova. C'era una ragazza, in questo staff, che chiamerò Emme: era davvero contenta di far parte di questa squadra e del brand, sprizzava gioia e felicità da tutti i pori, era sempre sorridente e disponibile con tutti e lavorava sodo. L'unico suo difetto era che aveva già una famiglia, più precisamente un compagno ed un figlio. Aveva accettato un lavoro full-time per l'apertura di un negozio che a livello di visibilità era molto importante, perché situato in una delle piazze principali di una importante città italiana. La sera della cena di apertura fu l'unica che non potè presenziare perché il compagno doveva lavorare e non sapeva dove e a chi lasciare il figlio. L'indomani fu chiamata in ufficio e silurata, dicendo che non rispettava le guidelines filosofiche aziendali.
Per qualcuno ciò potrà sembrare atroce, disumano, ma per un'azienda che ha bisogno di costruirsi una devozione familiare e formare una motivazione interna individuale non è possibile tenere un dipendente che, alla prima cena aziendale nonchè primo step per creare dei legami utili a livello lavorativo, decide di assentarsi per esigenze personali. Non a caso, nel primo post di questo blog, ho scritto che tra i prerequisiti fondamentali per questo lavoro c'era quello di non avere una vita privata, almeno all'inizio della propria avventura lavorativa.

Ciò non deve scoraggiare, per stare bene in una multinazionale bisogna sì sudare e sacrificare alcuni lati importanti della propria vita, ma è importante dedicare un giusto equilibrio tra emozione e devozione per sopravvivere in un ambiente gratificante. Ricordatevi che chi decide di entrare in aziende come quelle di cui parlo, deve anche mettere in conto di entrare in un posto che sa di famiglia.

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