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Blog, Paid To Write, Social Network: Trappole Del Marketing O Evoluzioni Della Comunicazione?


4 novembre 2010 ore 22:51   di ZhuLong  
Categoria Informatica e Internet  -  Letto da 437 persone  -  Visualizzazioni: 652

Il mondo mediatico, ma anche quello politico e impresariale che sono cioè i settori che più si avvalgono e hanno bisogno costante di accesso ai media ancora non hanno una posizione diretta e ufficiale su quello che accade con internet.

Mentre è normale avventarsi sulle possibilità pubblicitarie, di largo accesso, trasversali a moltissime fasce della popolazione e spesso con costi più contenuti che la televisione, la radio o la carta stampata, il potenziale di Internet è ancora molto poco sfruttato. Ad esempio, se le campagne elettorali americane, prendendo come caso quella che ha portato all'elezione a Presidente di Obama, sono sempre più internetizzate, comunicando con l'elettorato fedele e conquistando nuovi elementi attraverso blog, twitter e facebook, quelle italiane sono molto meno efficaci su internet. La maggior parte delle pagine dei nostri politici vengono aggiornate di rado, spesso con informazioni di "terza mano", cioè scritte da persone preposte a farlo che non sono nemmeno a contatto con la figura in questione. Altro uso improprio del web italiano è quello di usare le pagine istituzionali come vetrina per chi ricopre la carica al momento, senza fornire una grande interattività al cittadino ma più che altro fornendo "versioni ufficiali" e assolutamente positive dell'operato del personaggio nelle sue funzioni.


La scena politica è un ottimo esempio degli usi che si possono fare di internet, vivendo appunto la politica del contatto con l'elettorato che attraverso internet e campagne elettorale sempre più interattive potrebbe essere coinvolto in un processo di grande partecipazione alla democrazia, opportunità che ovviamente non viene presa in considerazione. Infatti internet, più che per ricevere e tenere conto del feedback, cioè della reazione del pubblico, viene usato più che altro per la grande facilità di accesso, spesso viene usato per campagne di marketing su larga scala, spesso con promozioni "virali" che ripetono ossessivamente o un elemento facilmente ricordabile senza legarlo immediatamente al prodotto pubblicizzato. Memorabile la campagna di marketing virale creata da un italiano, Andrea Natella, esperto in tecniche di marketing "guerrilla",molto diverse dalle tradizionali e che si prongono di raggiungere la massima copertura con il minimo investimento. Costui era riuscito a diffondere in tutto il mondo su internet la "leggenda metropolitana" dell'uomo dei sogni un uomo che ricorreva nei sogni di persone di tutti i continenti, del quale esisteva anche un identikit estrapolato da psichiatri di tutto il mondo e diffuso con la scritta in inglese "chi è quest'uomo". Un colpo geniale direi.

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Tornando allo studio dell'evoluzione della comunicazione grazie a internet, possiamo riassumere due approcci, uno è quello molto rigido e schematico, che tratta internet come una semplice estensione degli spazi esistenti che deve essere sottoposto agli stessi controlli (ci sono proposte da parte di politici europei che vorrebbero rendere internet privato, concedendo concessioni e facendolo funzionare come la tv, dove l'utente è solo una spettatore interattivo). L'altro approccio è un sano avvicinarsi al web come strumento di confronto e di crescita, oltre che di condivisione, parola proibita in alcuni ambienti perchè viene associata spesso alla pirateria e alla violazione dei diritti d'autore.

Prendiamo ad esempio il mondo dell'editoria, sopratutto quello del giornalismo. Alcune pubblicazioni italiane sul tema in uso nelle università presentano le varie opinioni lasciando di fatto il dibattito aperto, ma mentre la carta stampata attraversa difficoltà e crisi, i blog fioriscono, molti blogger diventano voci autorevoli, diffondendo opinioni attese su fatti di attualità, espesso facendosi voci di realtà nelle quali è difficile essere subito sulla notizia, come piccole comunità, o paesi del mondo in cui c'è una guerra in corso. Molti blogger riescono a cavare su qualche soldo con la pubblicità, bypassando così le difficoltà della stampa di ricevere autorizzazioni, pagare tasse, raccogliere sponsor e contributi pubblici. Limitandomi ell'esempio italiano, un blog non essendo una pubblicazione periodica (beh a meno che uno non lo imposti così) per ora è scampato ai tentativi di renderlo tassabile dallo Stato, che altrimenti rischierebbe di creare un bell'handicap alla libertà di opinione.

Dietro questa libertà e questa diffusione si sta creando a mio avviso un vero e proprio mercato con una sua competitività. C'è chi con la pubblicità sul suo sito o blog ci ricava ogni mese soldi per una cena o un regalino e chi si impegna così tanto nel web marketing da volerne fare la prima attività. Inizia la guerra allo studio delle statistiche dei motori di ricerca, delle parole più cercate, del funzionamento dell'indicizzazione, alla ricerca del posizionamento migliore possibile ha già creato in poco tempo veri e propri professionisti che hanno imparato tutto con la pratica. Un mondo nuovo di figure all'avanguardia che ancora non è ne sfruttato ne studiato a fondo. Sopratutto parlando della nostra Italia.

In questa competitività è normale che chi vuole monetizzare quello che scrive nel tempo libero, si deve arrendere a chi lo sa fare meglio. E anche chi vuole solo scrivere, molto spesso diventa introvabile nel web dato che le prime pagine di ricerca sui motori sono occupate dai "professionisti". Qui nasce il paid-to-write, dove in uno spazio creato da esperti nel web marketing chiunque può scrivere e tutti guadagnano attraverso la pubblicità.
Allora hanno ragione coloro che vedono un web "bello senz'anima" dove alla fine si usano i social network per auto promuoversi (come persona, come impresa...) più che per condividere contenuti e idee, e dove molti inseguono il mito del fare soldi sforzandosi meno possibile? Prima o poi non si arriverà a un collasso in un mondo dove tutti vogliono che clicchi la loro pubblicità e nessuno clicca? Ovviamente è uno scenario ipotetico negativo, imprevedibile e lontano, e dato che il mondo della new economy ha già deluso in passato, non c'è bisogno di profeti di sventure, ma l'aspetto che più mi preoccupa è quello dei contenuti. Fino ad ora le selezioni dei temi sono molto semplici, non si richiedono fonti, ne si vagliano i contenuti per ovvie ragioni di tempo e denaro. Si cerca solo di evitare di infrangere leggi e offendere qualcuno, ma nel mare di pagine scritte da chi vuole essere pagato per scrivere, molto spesso si perde in efficacia del messaggio, cosicchè si rischia spesso di avere moltissimi articoli molto frivoli. Chi potrebbe scrivere qualcosa di veramente buono forse si censura un poco, e citare un sito di paid to write come fonte in una discussione scientifica o storica o politica non ha un buon effetto.

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Si potrebbe rispondere a questi dubbi facendo semplicemente notare che è il mercato che seleziona i contenuti, ad esempio guide e manuali sul fai da te, informatica, reperibili su questi siti, fanno faville e spesso sono veramente utili e salvano veramente in situazioni critiche dove un pc con internet è tutto ciò che si ha a disposizione. Pero ci sono ad esempio gli articoli "stagionali" decine di articoli sull'ultimo gossip o scandalo più chiacchierato che seppeliscono contenuti utili e interessanti per una decina di giorni per poi morire, mentre contenuti a lunga durata perdono cosi occasione di iniziare ad essere diffusi. Però è quello che vuole "il popolo"...

In realtà se si superasse questo "impasse" questo dubbio amletico che si porta dietro chi ha già autorevolezza nel mondo della comunicazione, editoria, pubblicità su media tradizionali, cultura, le potenzialità sarebbero infinite. Immaginate un paid-to-write con redazioni tecniche che vagliano gli articoli prima di pubblicarli suggerendo ampliamenti, correzioni o bocciandoli. Se il sistema funziona e cresce come sembra adesso, immaginate con questa piccola modifica quanto spazio e lavoro si potrebbe dare a giovani laureati brillanti salvandoli dai call center, quale grande circolazione di idee, contenuti e innovazione, che verrebbero alla fine sempre a trovarsi di fronte al mercato ma raggiungendolo dopo altre scremature, rappresentando cosi preziose fonti, eccellenti lavori che vedrebbero anche un compenso per chi si è impegnato nel farlo e che non rimarrebbero cosi una tesi elegantemente rilegata e messa a prendere polvere, perchè anche se pubblicata, dovrebbe far fronte a un mercato di 60.000 pubblicazioni annue (editoria italiana, più scrittori che lettori, ma questa è un altra storia...)
Non sarebbe un mondo un poco migliore? L'alba di una internet-utopia dai risvolti pratici?

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Commenti

 
  • Redazione
    #1 Redazione

Il bello di internet è che se una cosa è bella, ma veramente bella, prima o poi viene fuori. Ho apprezzato molto il suo articolo e continuerò a seguire ciò che scrive, sia sul SUO blog che ha qui: http://www.paid2write.org/user/2234/ZhuLong/ sia tramite i SUOI rss: http://www.paid2write.org/rssuser/ZhuLong/ Come vede, è molto facile crearsi dei fan personali ed un pubblico fidelizzato anche attraverso questo strumento che, badate bene, è esclusivamente monetario solo all'apparenza e solo per l'utenza mordi-e-fuggi (quella che non ci interessa). Alla fine, ne sono sicuro, i contenuti prevarranno anche qui e con essi (e mi sembra anche giusto) i ricavi, quelli veri. Chiaro: ci vorrà ancora tempo e molto lavoro, sia da parte nostra che vostra. Ognuno ha modo di crearsi dei lettori affezionati e di diventare un'importante firma in quel che ci auguriamo sarà un'importante fonte (nella quale avranno voce anche i meno autorevoli però). Solo i migliori ce la faranno ad emergere. Ci vorrà tempo, in fondo siamo online da solo un anno (il 9 novembre). Vogliamo essere un giornale sociale, in cui tutti partono da 0 ed hanno le stesse possiblità di crescita di fronte allo stesso pubblico. Noi ci mettiamo la piattaforma ed il know how, ma per il resto l'arena è aperta. Quello che le contesto è la sua ffermazione "i contenuti frivoli seppelliscano quelli autorevoli": non è cosi, e ogni pagina vive di vita propria su internet. proprio questo è il bello. Io credo che certe firme (note sui quotidiani tradizionali) col tempo, spiccherebbero - comunque - anche qui. La scommessa vera è che ciò accada davvero. Se succederà il mondo della comunicazione sarà rivoluzionato, anche qui, dal basso. Anche Facebbok ha dovuto far gavetta. Saluti e complimenti ancora.

Inserito 4 novembre 2010 ore 23:45
 

ringrazio per il commento, e i complimenti. le mie affermazioni non volevano essere una critica a un sistema del quale anche io, sebbene da poco, sono entrato a far parte. Semplicemente cercavo di esporre l'argomento da più punti di vista evidenziando i possibili "rischi" e problematiche. Non mi auspico assolutamente una presa di posizione favorevole dall'alto, anche se potrebbe trasparire dall'articolo. Sono daccordo con il vostro commento: io scrivo esattamente per fare in modo che NOI DAL BASSO ci rendiamo conto che possiamo costruire qualcosa che L'ALTO non può fare a meno di ignorare. La proposta finale era solo una piccola "realtà alternativa" sperimentabile (per ora solo a livello mentale, li fanno i fisici quantistici gli esperimenti mentali possiamo farli anche noi della comunicazione!) ma ovviamente conservando altri spazi ACCESSIBILI A TUTTI come giustamente afferma la Redazione nel commento. Saluti e complimenti vivissimi alla redazione per il lavoro svolto con questo sito. grazie.

Inserito 5 novembre 2010 ore 01:12
 

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