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I Dischi Allo Stato Solido ( Ssd ): Ecco Come Saranno Gli Hd Del Futuro


23 gennaio 2010 ore 18:46   di giova9_79  
Categoria Informatica e Internet  -  Letto da 1379 persone  -  Visualizzazioni: 2225

In tutti i nostri personal computer è presente un componente di fondamentale importanza che però, negli ultimi decenni, ha subito ben pochi cambiamenti strutturali: il disco rigido. Il concetto di memorizzazione dei dati su un dispositivo basato su una tecnologia magnetica è infatti ormai vecchio di più di 50 anni.

Dopo un rapido periodo di evoluzione tecnologica in tutti gli altri settori si è oggi giunti a un punto in cui il sistema di archiviazione è sempre più il vero e proprio collo di bottiglia del sistema, rallentando le operazioni che processore, memoria e sistema grafico potrebbero eseguire molto più rapidamente.
Sebbene esistono molte soluzioni per ovviare alle scarse prestazioni ottenibili da un disco tradizionale (es. utilizzando dischi da 10.000 o 15.000 giri) queste non permettono a una tecnologia perlopiù meccanica di ottenere delle prestazioni in grado di seguire a ruota quella degli altri componenti, puramente elettronici e funzionanti a migliaia di MHz.


Sul mercato si è però affacciata una tecnologia che sembra adatta a risolvere il problema delle scarse prestazioni, migliorandone contestualmente anche l’efficienza energetica, la durata e la resistenza. La nuova tecnologia in questione si basa fondamentalmente sulla fisica dello stato solido, già ampiamente utilizzata nelle periferiche di archiviazione “flash” che vengono impiegate nella maggior parte dei moderni gadget e dispositivi tecnologici per la memorizzazione dei dati (lettori MP3, fotocamere, videocamere, ecc.). La diffusione di tali dispositivi, e la continua richiesta di Megabyte da parte degli acquirenti, ha costituito una incredibile spinta per l’avanzamento della tecnologia, che si è ampiamente diffusa anche nel mondo dei PC (chiavette USB).

La prossima evoluzione porterà di fatto a una vera e propria rivoluzione totale nel settore dei dischi rigidi, introducendo finalmente dei dispositivi SSD (Solid State Drive o unità allo stato solido) completamente elettronici al posto dei vecchi dischi magnetici rotanti.

I moderni dischi allo stato solido utilizzano sia la tecnologia Slc (Single Level Cell, celle con un unico livello di carica) sia quella Mlc (Multi Level Cell, celle a livelli di carica multipli), in base alla destinazione tipica del prodotto. La prima tipologia permette di avere dischi molto veloci, con prestazioni medie nettamente superiori a quelle dei dischi tradizionali, ma caratterizzati da capacità non troppo elevate e prezzi per Gbyte molto superiori a quelli dei dischi con memoria Mlc. I singoli chip flash adottati dai produttori sono disponibili in capacità abbastanza contenuta, (non si superano i 16 Gbyte). Per la costruzione di dischi di capienza superiore all’interno del box fisico sono posti numerosi chip di questo tipo, collegati tra loro tramite il controller esterno che indirizza i dati sulle singole celle flash mostrando all’esterno uno spazio logico unico di grandi dimensioni.

L’approccio è simile a quello adottato dai dischi tradizionali, che usano più piatti sovrapposti identici per raggiungere capacità elevate. Il fattore di forma utilizzato per questi nuovi dispositivi di archiviazione è lo stesso adottato da anni sui modelli tradizionali: 1,8”, 2,5” e 3,5” in base al sistema in cui verranno utilizzati. Anche le connessioni sono le stesse presenti attualmente sul mercato, il controller è infatti costruito in modo da indirizzare le istruzioni e i dati provenienti dai connettori Sata o Ide e interpretarli correttamente, mostrando al sistema operativo un dispositivo dotato di un certo quantitativo di memoria e gestibile nella maniera tradizionale.
L’utilizzo di dimensioni identiche ai dischi tradizionali, delle stesse interfacce e di una suddivisione logica in blocchi molto simile, permette ai dischi allo stato solido di essere installati su qualunque sistema dotato delle normali connessioni Sata o Ide, senza che il controller di memoria o il sistema operativo noti qualche differenza se non di tipo prestazionale. Un altro notevole vantaggio degli Ssd è l’assenza del problema della frammentazione dei dati; in un disco tradizionale il posizionamento ottimale dei file, in maniera sequenziale, porta a ottenere la massima velocità di lettura; viceversa la frammentazione in tante piccole porzioni sparse sul disco comporta un evidente calo prestazionale a cui consegue normalmente un rallentamento globale dell’intero sistema. Nei dischi allo stato solido non esiste la frammentazione in quanto i dati vengono letti alla stessa velocità senza considerare in quale posizione le singole porzioni dei dati sono memorizzate.
Per questo motivo, le prestazioni in lettura e in scrittura di questi dispositivi sono nettamente superiori (un ordine di grandezza) rispetto ai dischi a tecnologia magnetica.

Articolo scritto da giova9_79 - Vota questo autore su Facebook:
giova9_79, autore dell'articolo I Dischi Allo Stato Solido ( Ssd ): Ecco Come Saranno Gli Hd Del Futuro
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Commenti

 
  • massimino
    #1 massimino

io ce l'ho sul mio bellissimo asus eee pc 900! certo la sua capienza non è un gran che ma è stupendo non sentire piu l'hd che fa casino

Inserito 23 gennaio 2010 ore 19:36
 
  • Korso
    #2 Korso

Belli ma se volee prenderne evitate gli ssd con controller Jmicron 602 e 602B infatti hanno problemi nella scrittura e lettura random di piccoli file (4k), con conseguente effetto "stuttering"

Inserito 24 gennaio 2010 ore 18:21
 

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