Il Web è pieno di giornali, riviste e giornalisti.
Noi di Paid To Write siamo convinti che TU possa fare meglio di loro.
partecipa al nostro progetto

Facebook, 6 Giugno: Il Giorno Della Protesta


24 maggio 2010 ore 22:05   di MartinaC  
Categoria Informatica e Internet  -  Letto da 325 persone  -  Visualizzazioni: 587

Dati personali, attività e socialità che vengono condivise, insieme a progetti e programmi che si insidiano sui bachi della struttura ed ecco che gli utenti entrano in rivolta contro la Nuove versione di FaceBook. Non è chiaro il motivo per cui questo succeda, certo farne notizia serve per evitare che chi non vuole pubblicare si iscriva, ma se ci si iscrive, che logica porta poi a lamentare la condivisione?

Dietrologia sterile, probabilmente, ma in concreto quello che sta succedendo è questo: la condivisione delle proprie informazioni su Facebook per via della generazione di programmi che possono sfondare la protezione dei dati, si parla ad esempio di OpenBook, un programma che costa circa 1000 euro e che serve per analizzare le informazioni condivise, consente di ottenere informazioni su sconosciuti o su persone che si conoscono ma che non sanno di essere spiati, proprio per via del modo in cui i dati sono archiviati.


La memoria di FaceBook consente di conservare nel back up del server di proprietà della società anche le informazioni che l’utente cancella, consente di conservarne immagini, fotografie e in una nota contrattuale specifica che quanto caricato, seppure di proprietà intellettuale dell’utente, sarà consapevolmente lasciato in uso alla società, che potrà farne di necessità virtù.

Quanto contenuto nel contratto e nelle condizioni del servizio è esplicitato, tuttavia nella protesta per il trattamento dei dati personali e delle chiavi di ricerca che sono memorizzate, un gruppo nutrito di oppositori si sta formando, si tratta di circa 4 mila sostenitori che provengono proprio da FaceBook e di 2 mila sostenitori che provengono da Twitter.

Facebook, 6 Giugno: Il Giorno Della Protesta

Dunque capiamoci: è chiaro che non va bene essere messi a nudo in tutte le facoltà di pensiero, come ad esempio giocare con i test, condividere eventi, entrare a fare parte di gruppi, inserire messaggi privati, ma quando il messaggio o la foto viene pubblicata dall’utente e condivisa c’è da riflettere sulla protesta, viene da pensare che sia frutto di una campagna pubblicitaria più che di una vera e propria protesta.

Ma andiamo con ordine: FaceBook mette a disposizione un network gratuito su cui ad avvenuta iscrizione si possono inserire informazioni, note, notizie, link, immagini e video personali, con questo mezzo si riesce a comunicare con le persone che sono nella propria rete e si riesce a mandare un messaggio sia in chiaro che in privato per parlare del più e del meno.

Chi si iscrive a FaceBook lo fa consapevolmente, decide di mettersi in vetrina e di parlare di sé e delle proprie esperienze, con una certa libertà.

Chi sono gli aggressori di FaceBook: si tratta di due società, attualmente, che hanno creato due diversi tipi di programma in grado di perforare la protezione del network e di estrapolare delle informazioni che gli utenti di FaceBook non potrebbero vedere, in quanto private.

Uno dei due programmi, OpenBook è molto costoso, non è un programma che tutti si possono permettere e richiede la autenticazione, la registrazione e anche la dichiarazione dei propri dati personali al momento dell’acquisto, il suo acquisto permette al proprietario di scannerizzare con due diversi metodi il programma: sia attraverso la identità delle macchine, sia attraverso una ricerca per parole, il risultato appare identico a quello che compare nei motori di ricerca, sono visualizzate tutte le informazioni, ancora pubblicate o cancellate, che ciascun utente inserisce in FaceBook, comprese le chiavi di ricerca.

Un secondo programma è invece una applicazione che si attiva da parte della utenza di FaceBook, attraverso dei codici di programma da inserire nella barra di ricerca di FaceBook si possono sdoganare le informazioni contenute nel Network, anche se sono private, cioè nascoste all’utenza normale.

Detto questo non è che ci siano molte alternative: il problema dove risiede? Il problema è di chi ha creato FaceBook con delle regole precise da sottoscrivere oppure è di chi da hacker sfrutta la debolezza del sistema mettendo in pericolo la privacy?

In altre parole: è comodo attaccare un sistema e poi lamentare se le informazioni sfuggono al controllo, come è anche comodo rilasciare dichiarazioni e poi lamentarsi se qualcuno le legge e le diffonde.

Il 6 giugno la piazza si mobiliterà, per mettere il bavaglio a FaceBook, colpendo in questo modo non solo la libertà di comunicare, ma specialmente i comunicatori che lo fanno con cognizione di causa, cioè tutte quelle persone che nei social network ci credono e che li usano consapevoli di quanto siano impattanti sulla vita reale.

E se chi protesta lo facesse solo perché dopo avere giocato si rende conto di essere inserito in una realtà seria? Non si scherza con la vita privata, come anche non si scherza con quanto la gente scrive di pugno.

E’ giustamente criticabile l’uso dei social network per acquisire informazioni, che possono anche essere false, su terze persone, specie se lo si fa senza che queste persone ne siano consapevoli, ma è anche reato attaccare le protezioni e aggirarle per poi sfruttare l’onda della protesta di chi con una certa onestà cerca di capire come funzionano questi servizi, per molti ancora sconosciuti.

Morale della favola: iscriversi a FaceBook non è una prescrizione del dottore, non c’è un obbligo, ma al contrario è reato non rispettare le regole del network e compiere azioni di hackeraggio, per cui, di fronte a questa protesta, per certi versi interessante, prima di prendere una posizione chiara in merito, sarebbe bene capire perché e in che modo questa operazione di reclutamento dei dati sta sfuggendo al controllo della privacy e soprattutto sarebbe bene capire quali sono i reali interessi di chi sta controllando effettivamente i dati e li sta raccogliendo e per farne che cosa.

Articolo scritto da MartinaC - Vota questo autore su Facebook:
MartinaC, autore dell'articolo Facebook, 6 Giugno: Il Giorno Della Protesta
Fai conoscere ad altre persone questo articolo: condividi o promuovi questa notizia su Facebook e su tanti altri canali:
Condividi Questo Articolo!

 

Inserisci un Commento:

( ti consigliamo di effettuare il login per commentare più efficacemente )
Codice di Verifica:

ricarica il captcha

Per ragioni di sicurezza verrà registrato anche l'indirizzo IP del tuo computer

Seguici Su...


 
 
 
 
Diventa anche tu parte di
Paid To Write Clicca qui!
segui paid to write su facebook

Articoli Più Letti

Informatica e Internet
Oggi    Sett.    Mese    Sempre   

Articoli Più Votati

Informatica e Internet
Oggi    Sett.    Mese    Sempre   

Paid To Write - Il Giornalista Sei Tu

Tutti i contenuti pubblicati su Paid To Write sono soggetti alla licenza Creative Commons.
Licenza Creative Commons
È permesso riportare i nostri articoli ma solo se accompagnati da un backlink dofollow (senza cioè il tag nofollow) verso il nostro contenuto originale.
Paid To Write
Il Giornalista Sei Tu
© 2012 PI 00877530147
Paid To Write Network
Contattaci
Privacy
Disclaimer e Redazione