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La Morte Ai Tempi Dei Social Network


18 marzo 2012 ore 15:50   di elisan  
Categoria Informatica e Internet  -  Letto da 506 persone  -  Visualizzazioni: 1512

Persino i suicidi sono oramai specchio dei tempi: gesti dolorosamente estremi ed anche privati che gli stessi autori decidono di condividere nella rete. Si sente parlare frequentemente nei telegiornali e nelle trasmissioni di cronaca di ragazzi che prima di compiere il loro sofferto gesto non decidono di scrivere poche righe alle persone amate o di lasciarsi dietro un silenzio che inghiottisce per sempre le loro motivazioni, bensì accendono il loro computer, vanno sui fatidici social network, come Facebook, Twitter, Myspace o Linkedln e "postano" qualche ultimo pensiero, inerente o meno a ciò che da lì a poco stanno per fare.

Lo stesso Facebook, cosciente del crescente numero di persone che cominciano a parlare di un eventuale suicidio proprio all’interno del loro profilo personale, si sono attivati nel creare dal 2011 una nuova funzionalità denominata Report Suicidal Content che consiste in un form da compilare qualora ci si dovesse imbattere in dichiarazioni di suicidi annunciati. Come interpretare la cosa? Come una reale forma di prevenzione o come un nascondere dietro un atto umanitario una difesa da eventuali atti legali?


E’ paradossale come la vita di tante persone sia satura e totalmente dipendente da questo stile comunicativo in cui siamo tutti un avatar di noi stessi e di come anche una scelta così particolare ed intima come il suicidio venga condiviso on-line, da dietro uno schermo, pensando di avere intorno delle persone e non capendo di essere invece ancora più soli.

La Morte Ai Tempi Dei Social Network

Nati in sordina e divenuti in breve tempo fenomeno cultural-sociale di impareggiabile portata, questi social media sono quotidianamente oggetto di opinioni divergenti: decisamente positive dagli utenti più giovani che, loro malgrado, considerano cellulari e computer come forme estensive delle lore personalità, ma visti con occhio più critico dalle fascie più adulte che non accettano di buon grado questa smania di esibizionismo telematico. Probabilmente la forma di auto-terminazione più sana e meno irreversibile e quella proposta già dal 2009 dai programmi Seppukoo e Web 2.0 suicidemachine che propongono la cancellazione, comunicata a tutti i propri amici, del proprio profilo su Facebook o su diverse piattaforme rispettivamente. Forse non è una banale azione da snob ma una possibile rivalutazione della concretezza del quotidiano.

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