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Bambini: Tradurre Le Loro Emozioni Raccontando Storie


26 marzo 2014 ore 21:49   di simona1976  
Categoria Moda Salute e Bellezza  -  Letto da 379 persone  -  Visualizzazioni: 896

Cari genitori,
sarebbe facile ma non altrettanto divertente se insieme al vostro bimbo, all’uscita dell’ospedale, vi dessero un vocabolario da consultare ogni volta che un dubbio vi assilla sulla sua crescita.
A come Alimentazione, S come sonno (il vostro e il suo!), P come pazienza (tanta a dire il vero).
Purtroppo però la crescita del vostro amato pargolo non può che essere il risultato di un’esperienza unica che dovrete vivere giorno dopo giorno insieme.

A nulla vale che vi dicano che le paure sono più vostre che loro, che non bisogna manifestare ansia, che genitori sereni fanno bambini sereni. Anche se la veridicità di tali affermazioni appare sacrosanta agli occhi di tutti è altrettanto vero che il fagottino che piange e poi gattona e poi corre (sorvoliamo sulla fase in cui si arrampica) è il vostro più grande e meraviglioso Tesoro.
E' il vostro bambino!


Tentiamo comunque di aprire il nostro solo immaginario vocabolario alla lettera C, saltiamo per il momento oltre i lemmi CHIASSO e CIUCCIO e fermiamoci sulla parola COMUNICAZIONE.
Vi è mai capitato di veder rientrare il vostro piccolino con un musino triste e non sapere il perché?
Il vostro istinto probabilmente vi avrà consigliato di mettervi nei panni di un inquisitore spagnolo o di Hercule Poirot e di indagare quanto accaduto per trovare soluzione alle sue pene.
Questa però non è la strada giusta per tirar fuori dal bimbo il suo tormento.
Quindi mettete da parte la caccia alle streghe e state attenti al linguaggio che utilizzate.

Bambini: Tradurre Le Loro Emozioni Raccontando Storie

Il bambino non riesce come l’adulto con esperienza a dare un nome alle sue emozioni. Del tutto fuori luogo quindi chiedergli se ha paura o se è amareggiato, si entrerebbe in una sorta di black out in cui il bambino non riuscirebbe a comprendere quello che gli state chiedendo e si chiuderebbe a riccio.
Un tentativo generale più efficace potreste invece compierlo facendo lo sforzo di utilizzare il vocabolario del bambino che è fatto esclusivamente di immagini e storie. Dovrete entrare in sintonia con lui, rimanendo su di un terreno che lui conosce bene.
Dai tre anni se sapete che il vostro bambino sta vivendo un evento che lo sta angosciando, potrete invece cercare per lui un libro che racconti una storia cosiddetta terapeutica (o inventarne una se vi sentite in grado di farlo) cioè una storia che utilizzando personaggi e mondi immaginari abbia lo scopo di creare empatia con il bimbo ponendosi sul suo stesso piano: quello delle immagini e delle metafore. In questo modo il ranocchio, il gatto o il principe vivranno l’emozione del bambino, vivranno le sue paure, la sua rabbia, la sua solitudine nel più profondo e troveranno soluzioni congeniali per cui il bambino si sentirà non giudicato e sollevato dalla responsabilità di essere lui il protagonista di una vicenda che gli sta causando tristezza e imbarazzo.
In questo modo sarà più facile aiutarlo a vivere l’emozione che lo sta tormentando.
Di certo non è facile, bisognerà fare un po’ di gavetta ma la parola ESPERTO nel vocabolario di un genitore di certo non la troverete mai.
Piccolo consiglio di lettura: 'Raccontare storie aiuta i bambini!' di Margot Sunderland - editore Erickson

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