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Cucina: Agrumi A Volontà


18 aprile 2010 ore 01:14   di MartinaC  
Categoria Moda Salute e Bellezza  -  Letto da 382 persone  -  Visualizzazioni: 827

In cucina e nella dieta sono usati sia da soli cioè come frutto, che cucinati per la preparazione di salse, secondi piatti, bibite e dolci di vario genere, in medicina naturale hanno proprietà importanti per la cura delle malattie di stagione e per gli effetti salutari sull'intestino, si distinguono dal resto della frutta perché hanno la tipica buccia rugosa e corposa e un sapore vagamente acido, dovuto alla composizione chimica del frutto: contengono parecchio acido citrico e si chiamano per questo agrumi: stiamo parlando cioè del limone, dell'arancio, del mandarino, del pompelmo, del cedro e del lime.

La famiglia a cui appartengono gli agrumi è quella del "citrus" e tutti i frutti agrumati hanno la tipica composizione acquosa, per l'80% circa, mentre il rimanente della polpa è composto da zuccheri, acido citrico, sali minerali e vitamina C. Gli agrumi si conservano a lungo nel tempo, a differenza del resto della frutta. In casa possono durare parecchio tempo, specialmente quando sono mantenuti in un ambiente fresco ed asciutto, in apposite cassette, possibilmente in legno: ben conservati arrivano molto lentamente al deperimento e mantengono pressoché intatte le qualità organolettiche.


Nel periodo invernale gli agrumi sono molto indicati nella dieta comune perché aiutano a prevenire i malanni di stagione e i problemi causati dal raffreddamento e dall'influenza, si pensi ad esempio al semplice raffreddore, che può essere prevenuto anche con una buona scorta di Vitamina C, una vitamina altamente volatile e di facile dispersione, che non deve mai mancare sotto forma di riserva nel nostro organismo, ma che ha una durata brevissima nel ciclo vitale, per cui non deve mai mancare nella dieta, questa vitamina va somministrata in modo continuo specialmente nei periodi critici.

Gli agrumi hanno una altissima versatilità in cucina: possono essere usati da soli o come ingrediente per la preparazione dei cibi e offrono parecchie possibilità di utilizzo. Il loro costo al chilogrammo è piuttosto conveniente, specie nel periodo invernale, in cui il resto della frutta arriva a costi spropositati. Di fatto economicamente è ancora più vantaggioso e strategico l'acquisto a cassetta, vista la possibilità di conservazione di questo genere di frutta nel tempo.

L'agrume è conosciuto anche come pianta ornamentale, in Italia l'uso alla coltivazione di aranceti e limonaie è tipico delle zone mediterranee, della Toscana e del lago di Garda e di Como. Il rimanente del prodotto venduto nella grande distribuzione non è italiano: può essere importato da paesi come Asia, Africa e America. Va detto però che non tutti gli agrumi hanno lo stesso sapore: alcuni sono più adatti alla spremitura, altri all'uso come frutto e altri all'impiego in cucina.

Passiamoli ora in rassegna per vedere uno a uno quali sono le principali caratteristiche di questo genere di frutto.

L'arancia ad esempio, è l'agrume che si tende a usare di più nei mesi invernali, può essere impiegata per preparazione di spremute e tea, buona come frutto, come elemento per cocktail o come ingrediente per cucinare secondi piatti o dolci, non ultima la marmellata di arancia.
Il suo uso consente di ottenere in salute effetti disinfettanti e astringenti, aiuta a mantenere equilibrato il sistema metabolico e depura il fegato, favorisce la digestione.

I mandarini invece sono adatti alla preparazione di torte e di macedonie, sono ricchi di zuccheri e possono sostituire lo snack al mattino e al pomeriggio, grazie alle buone proprietà nutritive: l'uso per la salute è adatto per le persone che hanno bisogno di fibra per l'intestino.
In cucina può essere impiegato per la preparazione di arrosti di anatra, oca e cinghiale al forno. In alcuni casi il mandarino viene citato come frutto sedativo, specialmente quando viene consumato lontano dai pasti, dona un senso di sazietà e di rilassamento intestinale.

I limoni e il lime sono usati poco spesso da soli per il tipico sapore acido, sono invece adatti alla cucina per la composizione di salse, ad esempio la maionese, per cucinare le carni e per preparare bevande a basso grado alcolico da usare come aperitivo o come sorbetto.
Il limone non ha alte proprietà nutritive, ma compensa nel contenuto vitaminico C, A e del gruppo B, nonché per la componente molto concentrata di sali minerali. Oltre che essere usato come digestivo ha altissimo valore disinfettante per l'intestino, è adatto per curare la tosse e per trattare il mal di testa, grazie alle sue proprietà calmanti e antispastiche.

Infine ecco pompelmo e cedro: sono due frutti che hanno una diffusione minore sul mercato italiano rispetto agli altri agrumi, ma le cui proprietà sono molto apprezzate: contengono fibre e vitamine, il loro sapore è inizialmente poco attraente, ma la polpa ha un gusto decisamente accattivante. Possono essere quindi degustati anche come frutto a fine pasto, oltre che usati per la preparazione di bibite e spremute.
Il pompelmo è adatto alla preparazione risotti a base di pesce, di secondi piatti a base di carni bianche o di pesce a spina, carne di agnello e dolci.

Di seguito alcune idee di come utilizzare al meglio gli agrumi di stagione in cucina:

 Arance: Insalata di arance, sedano e finocchi - Pasta all'arancia e prezzemolo - Frittata all'arancia - Dolcini di arancia e riso - Spezzatino all'arancia
 Mandarini: Zucche al mandarino marinate - Arrosto di oca al mandarino - Cinghiale in salsa di mandarino
 Limoni: Torta di yogurt e limone - Fettine di vitello al limone - Pollo ripieno al limone
 Pompelmo: Insalata di pompelmo e tonno - Risotto al pompelmo e radicchio - Scaloppine al pompelmo

Gli agrumi hanno però una caratteristica che li rende sia alleati che nemici potenziali della salute: il loro uso non va abusato in concomitanza con l'assunzione di farmaci, potrebbero contribuire all'effetto opposto, procurando cioè uno stato di pericolosa farmacoresistenza. Inibendo il potere del medicinale il rischio che si corre è quello di procurare un momento di non attività farmacologica e quindi di assuefare l'organismo al medicinale senza però ottenere risultati terapeutici.

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