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Quando L' Ansia Impedisce Di Vivere: Il Disturbo Ossessivo - Compulsivo


17 ottobre 2011 ore 18:04   di Ciuffo79  
Categoria Moda Salute e Bellezza  -  Letto da 468 persone  -  Visualizzazioni: 849

Tra i disturbi d’ansia che colpiscono maggiormente la popolazione in Italia, grande rilevanza ha acquisito negli ultimi anni il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) che, secondo le statistiche, colpirebbe circa un milione di persone nel nostro Paese e, mediamente, l’1,8% della popolazione mondiale.

Il DOC è un disordine psichiatrico caratterizzato da due elementi principali: pensieri negativi ricorrenti e comportamenti di tipo compulsivo, ossia rituali e ripetitivi.
In sintesi, il disturbo ossessivo compulsivo si manifesta in varie forme:


1) Ansia da contaminazione (la paura di essere contagiati da qualcosa richiede continui lavaggi delle mani ed il ricorso compulsivo a detergenti, saponi, disinfettanti);
2) Ansia da controllo (pensieri ossessivi finalizzati a riparare da eventuali disgrazie o incidenti richiedono al soggetto di ricontrollare continuamente ogni azione effettuata);
3) Ordine e simmetria eccessivi (il controllo ferreo della precisione e dell’ordine previene da una sostanziale mancanza di armonia che induce ansia);
4) Accumulo (la raccolta e la conservazione sfrenata e ossessiva di tutti gli oggetti possibili per il terrore di perdere o gettar via qualcosa di utile);
5) Compulsioni mentali (un pensiero negativo viene controllato attraverso il ricorso a rituali, frasi, ritornelli o calcoli);
6) Ossessioni pure (la persona non ha comportamenti compulsivi ma è ossessionata da pensieri negativi che cerca di controllare mediante rassicurazioni interne, non manifeste);
7) Superstizioni (il comportamento del soggetto viene eccessivamente condizionato da scaramanzie di molteplici tipi finalizzate a neutralizzare la negatività di certi accadimenti, oggetti, numeri, azioni).

Associato spesso a complicazioni di carattere depressivo, in grado di arrecare seri danni alla vita professionale e privata di chi ne è colpito, il disturbo ossessivo compulsivo determina forti disagi anche ai familiari, costretti molto spesso ad assecondare i comportamenti ripetitivi messi in atto nell’intento di alleviare le ossessioni manifestate dal proprio caro.

Il DOC viene catalogato nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) come un disturbo d’ansia, in quanto esso sarebbe funzionale al tentativo, da parte del soggetto coinvolto, di regolare e controllare l’angoscia che ne determina il manifestarsi.

Nonostante la genesi del disturbo sia stato anche spiegato con la presenza di deficit di tipo neurologico, è dimostrato come la limitazione di fattori ansiogeni contingenti in grado di scatenare l’esplosione del disturbo sia in grado di ridurre fortemente l’incidenza e la gravità della malattia, evidenziando come la componente psicologica sia fondamentale nell’insorgenza del DOC.

La presenza di fattori stressanti nella vita dell’individuo (ad esempio la nascita di un figlio, una gravidanza, forti preoccupazioni lavorative) è frequentemente associata all’esordio di questo “disordine psichico”, la cui terapia deve spesso fare i conti con una certa resistenza da parte del soggetto.

Esistono diversi tipi di intervento utilizzati per la cura del disturbo ossessivo compulsivo e sono sia di tipo farmacologico (principalmente clomipramina) che di tipo psicoterapeutico. I miglioramenti più evidenti sono stati tuttavia ottenuti grazie alla combinazione tra farmaci e terapia cognitivo - comportamentale, dimostratasi più efficace dell’intervento psicoanalitico grazie alla maggiore incidenza a breve termine.

La psicoterapia di tipo cognitivo comportamentale agisce infatti da un lato sui comportamenti del paziente (e quindi direttamente sulla ritualità messa in atto) e, dall’altra, sui pensieri ossessivi ad essi correlati.
In particolare la psicoterapia comportamentale cerca di insegnare alla persona a modificare il proprio modo di pensare stimolandola ad un cambiamento attivo delle proprie azioni.
L’intervento di tipo cognitivo, invece, agisce sui processi di pensiero disfunzionali associati al disturbo con particolare riferimento al senso di responsabilità eccessivo del paziente, al peso attribuito ai pensieri medesimi (ritenuti pericolosi o meritevoli di vergogna), alla sovrastima attribuita alla propria capacità di controllo dei pensieri negativi ed, infine, alla sopravvalutazione della pericolosità dell’ansia.

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