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Quando Finisce La Vita Umana? Stato Vegetativo E Accanimento Terapeutico


7 luglio 2010 ore 19:49   di ferrydade1984  
Categoria Moda Salute e Bellezza  -  Letto da 339 persone  -  Visualizzazioni: 665

Un tempo si diceva: "quando il cuore ha smesso di battere". Il medico appoggiava l'orecchio sul petto del morente e se non sentiva più nulla gli copriva il volto col lenzuolo.

Oggi vengono dichiarate morte persone anche se il loro cuore continua a battere. La condizione per dichiarare che la vita è finita è la cessazione completa dell'attività cerebrale. Questa conclusione è stata raggiunta nel 1968 da un comitato costituito appositamente (presso l'università di Boston - USA) per definire quando lo stato di coma è irreversibile. L'Italia ha recepito questa conclusione con la legge 29 dicembre 1993, n.578, "Norme per l'accertamento e la certificazione di morte".


La morte è accertata quando si verificano contemporaneamente le seguenti condizioni: stato di incoscienza, assenza di respiro spontaneo e assenza di riflessi del tronco encefalico (come deglutizione, tosse, risposta mimica del volto a stimoli che provocano dolore), assenza di attività elettrica nel cervello (elettroencefalogramma piatto). La presenza simultanea di queste condizioni deve essere verificata almeno tre volte in uno spazio temporale di almeno sei ore.

Di fatto può capitare che si verifichino solo due su tre di queste condizioni: la persona non è cosciente perchè la parte superiore del suo cervello non funziona più (elettroencefalogramma piatto), però rimane attiva quella parte del cervello che regola le funzioni vegetative e il paziente respira, il suo sangue circola, lo stomaco e l'intestino funzionano (sia pure entro certi limiti). Un tempo una situazione di questo tipo poteva durare qualche giorno, un paio di settimane, poi il paziente moriva. Oggi il progresso della scienza medica ha reso possibili trattamenti in grado di prolungare per anni questa modalità di vita non cosciente, che viene definita " stato vegetativo permanente ".

E' qui che si pongono due problemi: la vita solo vegetativa è ancora vita? La legge dice di si.

I trattamenti che consentono di prolungare per anni la vita solo vegetativa (in pratica alimentazione e idratazione forzata) possono essere definiti " accanimento terapeutico " e quindi rifiutati dal paziente o da chi è depositario della sua volontà?

Su questo punto i pareri sono discordanti, in attesa dell'intervento del legislatore che, in Italia, sembra orientato a considerarli come cure non rifiutabili. Comunque, la domanda che spesso si pone è: "stiamo decidendo di prolungare una vita o di prolungare un'agonia?"

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