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Come Sono Lontani I Tempi Di Bugno E Bettini. La Crisi Del Ciclismo Italiano Nelle Corse In Linea


27 settembre 2011 ore 11:53   di nicovale  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 420 persone  -  Visualizzazioni: 733

Il fallimento della Nazionale Azzurra al Mondiale di ciclismo su strada di Copenaghen (primo italiano al traguardo, Daniele Bennati, quattordicesimo. Non accadeva dal 1983) è stata la punta dell'iceberg, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, evidenziando una volta di più la crisi del movimento italiano nelle corse di un giorno. Le grandi classiche che, insieme alle grandi corse a tappe, hanno fatto la storia del ciclismo. Una crisi che perdura ormai da troppo tempo e che rischia di continuare a lungo, vista l'assenza di autentici talenti e la grande competitività degli avversari che, rispetto al passato, arrivano ormai da tutto il mondo e non solo dalle nazioni storiche della vecchia Europa.

CRISI PROFONDA: DA TRE ANNI SENZA VITTORIE NELLE GRANDI CLASSICHE. L'ultimo successo di un ciclista di casa nostra in una granda classica (i 5 "Monumenti": Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi, Lombardia) risale esattamente a tre anni fa, nell'autunno del 2008 quando Damiano Cunego trionfò per la terza volta nel Giro di Lombardia, bissando il successo dell'anno precedente. Poi più niente: una serie di delusioni, di occasioni mancate e debacle senza appello di fronte allo strapotere di fuoriclasse come Fabian Cancellara, Philippe Gilbert e Tom Boonen ma anche inchinandosi ai colpi di mano di giornata di autentici carneadi.


L'ULTIMO ACUTO MONDIALE DI BALLAN, POI TRE FLOP CONSECUTIVI. Le cose non sono andate meglio ai Campionati del Mondo, dopo il successo di Alessandro Ballan (un eccellente corridore, ma non certo un autentico fuoriclasse) a Varese, sempre nel 2008, davanti a Damiano Cunego. Nelle ultime tre edizioni gli azzurri non sono riusciti a salire sul podio accontentandosi dell'ottavo posto di Cunego a Mendrisio 2009 (vittoria dell'australiano Cadel Evans), del quarto di Filippo Pozzato a Melbourne 2010 (successo del norvegese Thor Hushovd) e del deludente quattordicesimo posto del capitano Daniele Bennati nel Mondiale danese di domenica scorsa, vinto con una valota regale dal fenomenale campione britannico, Mark Cavendish.

BUGNO E BETTINI, GLI ULTIMI DUE FUORICLASSE ITALIANI DELLE CORSE IN LINEA. In italia attualmente non ci sono fuoriclasse per le corse in linea ma purtroppo neanche campioni in grado di fare la differenza e di competere con i grandi specialisti del ciclismo mondiale. I Cunego, i Pozzato, i Ballan e i Di Luca non sembrano più avere gli spunti vincenti del passato e i giovani talenti devono crescere senza troppa pressione e senza troppa responsabilità. L'Italia del pedale rimpiange gli ultimi due grandi fuoriclasse delle corse in linea del recente passato: Gianni Bugno e l'attuale commissario tecnco della Nazionale, Paolo Bettini. Entrambi in grado non solo di vincere il titolo Mondiale ma di bissarlo l'anno successivo in maniera strepitosa. Gianni (grande interprete nel clou della sua carriera anche delle grandi corse a tappe) si impose nel 1991 e nel 1992 a Stoccarda e a Benidorm, Paolo trionfò nel 2006 e nel 2007 a Salisburgo e a Stoccarda, senza dimenticare il titolo iridato del grande Mario Cipollini, uno dei più grandi velocisti di tutti i tempi, di cui Cavendish è senza dubbio l'erede. Bugno era uno che, se in giornata (troppe quelle negative), poteva vincere con una gamba sola dall'alto della sua grande classe, Bettini con la sua strepitosa grinta, la sua grande forza di volontà e il suo talento è stato l'ultimo grande fuoriclasse mondiale (prima di Gilbert) delle grandi corse di un giorno.

Le Olimpiadi di Londrà 2012 bussano alle porte (circuito per velocisti simile a quello del Mondiale pianeggiante di Copenaghen), bisognerà lavorare sodo, soprattutto sui giovani, per riuscire a presentare una Nazionale competitiva al prestigioso appuntamento olimpico e ai prossimi Mondiali olandesi di Valkenburg, dove i favoriti purtroppo non avranno certo la maglia azzurra e questo, vista l'assenza di pressioni, potrebbe essere anche un vantaggio.

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