Crollo Milan: Riflessioni Sul Caso Thiago E Sul Futuro Milan Incerto
Non è necessario che spieghi nel dettaglio quanto stia accadendo in casa Milan: la società ha deciso. Trattativa avviata per Thiago Silva e non sono solo rumors come ha confermato il dirigente rossoblù Leonardo. L’offerta, che si avvicina ai 50 milioni di euro, è troppo allettante per una società in piena crisi finanziaria: ecco. C’è da interrogarsi non solo sul perché si sia arrivati a questo punto, ma come si evolverà la situazione sia sul piano del gioco che in ambito finanziario. Innanzitutto perdere un colosso come Thiago non significa perdere un gran giocatore, ma perdere la difesa. Con l’addio di Nesta e quella eventuale del brasiliano, la difesa del Milan arriverebbe chiaramente ai minimi storici dell’era Berlusconi. Sostituire un Thiago è difficile se non impossibile in questo periodo. Ma sostituire un Ibrahimovic forse.
Si moltiplicano le voci di chi voglia spingere la società a ripianare il buco con la cessione dello svedese, nonostante abbia in mano la regia della squadra da ormai due anni e sembri esserne il cuore. Con una ipotetica cessione del bomber, il Milan si priverebbe dell’uomo chiave, autore vero della mentalità della squadra. Ma una squadra senza Ibra e con un Thiago, potrebbe permettersi di fluidificare il gioco in sicurezza, essere molto più duttile e con una manovra veloce, per la gioia del patron rossonero Berlusconi e del tecnico Allegri, che, constatazione importante, sembra non avere la personalità di gestire un calciatore come lo stesso Ibrahimovic.
Mai sostituito in partita in corso. Già. E’ questo il dato allarmante che spinge a credere che il mister rossonero non abbia le capacità caratteriali di gestire tattica e spogliatoio in maniera adeguata. Lo stesso spogliatoio che si ritrova ora senza le sue bandiere storiche (alcuni esempi,: Pirlo ieri oppure Seedorf e Gattuso oggi) e che rischia quindi di far perdere alla società una sua dote peculiare, l’unione, il concetto di famiglia dei suoi calciatori.

"Ma perché cedere obbligatoriamente un campione, non sarebbe meglio tenerli entrambi?". Già, sarebbe un sogno, ma qui il discorso si fa più complicato. La domanda ora non è più "come ripianare?" ma "perché la dirigenza è costretta a ripianare?". L’ad rossonero Galliani lo ha ribadito più volte, ogni anno la famiglia Berlusconi è costretta a tirar fuori il portafoglio per pagare le spese in eccesso. Allora di chi è la colpa? Perché non erigere uno stadio di proprietà? Non è possibile, risponde la dirigenza. Perché non cedere quote ad altri investitori? Nemmeno, non è nei piani della famiglia Berlusconi, sottolineano. Allora qual è la soluzione? Non si sa ancora. Ma così non si andrà da nessuna parte. Il Milan rischia di non essere neanche più la favorita per lo scudetto come evidenziato da Antonio Cassano. Senza vittorie gli incassi diminuiranno ulteriormente e la squadra si svaluterà procurando altre perdite monetarie. La famiglia Berlusconi portò in alto il club ed ora ritiene di avere il diritto di riportarlo in basso. Almeno questo è il ragionamento che sembra vigere. Conviene? Intanto i tifosi sperano e si affidano a una campagna acquisti dall’avvenire incerto.
