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Donne Sportive, Dilettanti Per Regolamento


12 giugno 2015 ore 10:33   di KungFuGirl  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 423 persone  -  Visualizzazioni: 645

Andate in piscina a fare un paio di vasche per tenervi in forma? Bene, sappiate che non c'è molta differenza tra voi e Federica Pellegrini. Se in inverno vi mettete un paio di pattini ai piedi ed arrancate sulla pista di ghiaccio, magari picchiando una sederata ogni tre passi, valete tanto quanto Carolina Kostner, Valentina Marchei o Anna Cappellini. E se in estate giocate a pallavolo in spiaggia... bravi, avete capito: siete tali e quali alle campionesse di beach volley Greta Cicolari e Marta Menegatti. Almeno dal punto di vista amministrativo. Non importa quanto una donna abbia vinto, quanti record abbia infranto, quanti podi abbia conquistato: secondo il CONI è una sportiva dilettante.

Una discriminazione assurda per tutte quelle donne italiane che fanno dello sport il loro "lavoro", dedicandovi ore ed ore di tempo, sudore e sacrifici, costrette a gareggiare da dilettanti perchè nessuna federazione permette loro di accedere all'attività professionistica. Eppure, di professione si tratta. Così le giocatrici di rugby di Roma della All Reds hanno deciso di provare a cambiare le regole ed hanno aperto una petizione indirizzata al presidente del CONI Giovanni Malagò su change.org; petizione che, in due mesi, ha già raccolto oltre 24.000 firme.


Il 5 giugno 2003 il Parlamento Europeo chiedeva agli Stati membri di assicurare alle donne ed agli uomini pari condizioni di accesso alla pratica sportiva e li sollecitava a sopprimere nelle procedure di riconoscimento delle discipline di alto livello la distinzione fra pratiche maschili e femminili: sono trascorsi oltre 10 anni e l'Italia non si è mai adeguata a questa richiesta. E questo "dilettantismo imposto" non ha ricadute solo di prestigio, ma anche molto concrete.

Le atlete donne, non essendo riconosciute come professioniste dello sport, non possono usufruire della legge 91/81 che regola i rapporti con le società, la previdenza sociale, l'assistenza sanitaria, il trattamento pensionistico e via dicendo. E tutto questo va a sommarsi ad un'altra discriminazione, che vede le donne sportive guadagnare mediamente il 30% in meno rispetto ai loro colleghi uomini; una disparità che spesso viene giustificata con il minore seguito di pubblico, ma che non ha senso per tutte le discipline.
Se è vero, infatti, che il calcio femminile ha meno seguito di quello maschile, altrettanto non si può certo dire per sport come i già citati nuoto, pattinaggio di figura o beach volley, nè per altre moltissime discipline.

Donne Sportive, Dilettanti Per Regolamento

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