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Elio De Angelis, Il 'gentleman' Che Tenne Testa Ad Ayrton Senna


31 marzo 2011 ore 20:00   di nicovale  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 531 persone  -  Visualizzazioni: 1074

Forse in pochi se lo ricordano ma Elio De Angelis, uno dei più talentuosi piloti italiani della storia (scomparso venticinque anni fa in seguito alle gravi conseguenze di un incidente sul circuito francese del Paul Ricard), al volante della sua Lotus John Player Special nel 1984 si permise il lusso di "stracciare" il compagno di squadra e futuro campione del mondo, Nigel Mansell e l'anno successivo se la giocò praticamente alla pari con il suo nuovo compagno di scuderia, quello che sarebbe diventato il leggendario Ayrton Senna.

Tutto questo per far capire il valore e le potenzialità del pilota romano che non venne valorizzato come, invece, avrebbe meritato. Un vero e prioprio "gentleman" della Formula 1, uno degli ultimi. Ricco di famiglia ma senza mai farlo pesare, stimato da colleghi e giornalisti, sempre garbato, mai sopra le righe, dotato di ironia e di autocritica, amato da quel Colin Chapman che credette in lui e gli affidò la Lotus dei sogni, quella dei Clark, dei Graham Hill, dei Fittipaldi, dei Rindt e degli Andretti e che lui, Elio, figlio della "Roma bene" e innamorato del pianoforte, un giorno avrebbe voluto portare, a sua volta, al titolo Mondiale.


Il titolo iridato non arrivò ma Elio seppe togliersi belle soddisfazioni come quando in Austria, a Zeltweg, nel 1982 bruciò proprio sul traguardo, in una volata simile a quelle del ciclismo, il futuro campione del mondo Keke Rosberg. Oppure come quando a Imola si ritrovò tra le mani il suo secondo inaspettato successo in un Gran Premio, dopo la squalifica del vincitore Alain Prost. I giornali il giorno dopo osannarono il "nuovo idolo" della Ferrari, Stefan Johansson e quasi si scordarono che un italiano aveva vinto in casa, cosa molto rara e non da poco.

In quel 1984 da incorniciare De Angelis, in una stagione stradominata dalle McLaren di Prost e Lauda, si aggiudicò quello che egli stesso definì il "Mondiale degli altri" concludendo terzo in classifica quasi come a dire "Guardate che se avevo anch'io una McLaren, il Mondiale, quello vero, potevo vincerlo". Il suo compagno di squadra, Nigel Mansell, prima di diventare "leone" e idolo della Ferrari concluse decimo a 21 punti da Elio ma questo particolare chi se lo ricorda più. Come pochi si ricordano che l'anno successivo, quello dell'arrivo in Lotus del grande Ayrton Senna, De Angelis fino a tre Gran Premi dalla fine era a pari merito con il brasiliano e solo nel finale cedette in classifica per soli cinque punti. Senna concluse terzo, Elio quinto. Il fuoriclasse brasiliano spiccò il volo verso una carriera strepitosa, De Angelis cambiò scuderia e al volante di una Brabham si schiantò l'anno seguente contro un guard-rail fatale a Le Castellet e se ne andò in punta di piedi come aveva sempre vissuto lasciando un vuoto incolmabile sulle griglie di partenza e nei box del Circus così come avrebbe fatto, purtroppo, otto anni dopo contro un muretto a Imola il suo ex compagno di squadra, il brasiliano dallo sguardo triste, Ayrton Senna.

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