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C' Era Una Volta Il Campionato Più Bello Del Mondo


4 luglio 2011 ore 15:26   di Montalbano  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 300 persone  -  Visualizzazioni: 647

Il calciomercato è appena iniziato, ma già possiamo dire, con quasi assoluta certezza, che difficilmente vedremo arrivare sui nostri campi dei fuoriclasse. Anzi, con ogni probabilità, ne perderemo più di uno, a favore di tornei ormai molto più affascinanti del nostro, come la Liga o la Premier Ligue. Sono ormai lontani i tempi in cui sui campi del Belpaese si potevano ammirare fuoriclasse assoluti come Maradona, Platini, Zico e Falcao.

I motivi di questo esodo (l'ultimo nome è quello di Sanchez, il bimbo d'oro dell'Udinese) sono svariati e derivano da una gestione del nostro campionato che dimostra di non aver chiari i concetti che dovrebbero improntare una sana promozione del prodotto calcio. Perchè un fuoriclasse, ambito magari da squadre inglesi o spagnole, dovrebbe venire in un paese ove gli stadi sono quasi tutti vuoti? Ad invogliare i giocatori non può certo bastare la leva economica, anche perchè i massimi tornei spagnolo e inglese, da questo punto di vista, sono anche più convenienti. Del resto, basti vedere ove vuole andare la quasi totalità dei giovani emergenti dei campionati europei: la loro prima scelta è la Premier, l'alternativa la Liga. Solo buona terza, arriva la nostra serie A, quella stessa che sino a una decina di anni fa non temeva concorrenti. E presto, potrebbe diventare anche la quarta scelta, visto che si va affermando anche la Bundesliga, forte di una organizzazione che in Italia, ormai, ci scordiamo. Se nel nostro paese, si è arrivati a mettere dei teloni rappresentanti il pubblico (non è una barzelletta, ma è successo realmente, a Trieste), vuol dire che non si ha proprio uno straccio di idea in grado di invertire una tendenza che rischia di portare ben presto il nostro sport più popolare all'anno zero.


E i motivi di questo disamore da parte dei tifosi, sono molteplici. Intanto, le TV hanno portato via i tifosi più tiepidi, quelli che vedono nel calcio un momento di svago, l'occasione per passare l'ora e mezza della partita distesi comodamente su una poltrona, senza dover sobbarcarsi la faticaccia di andare a trovare un parcheggio per vedere una partita dalla curva, ove solitamente la si può solo immaginare. Poi, c'è il problema del prezzo dei biglietti, tra i più cari in Europa. Se si pensa che l'introduzione della TV doveva portare ad un abbassamento degli stessi, si può capire la scarsa lungimiranza dei dirigenti calcistici, tutti protesi alla massimizzazione dei profitti, senza pensare che mettendo prezzi più bassi non solo si incentiva ad andare a vedere la partita dal vivo (che è sempre una grande e bella esperienza), ma si fidelizza il pubblico, evitando la fuga dagli stadi. Se non si fa in modo da portare i bambini alla partita, e oggi succede sempre meno (per evidenti motivi), gli stessi prima o poi prenderanno altre strade, andando magari a vedere altri sport, con evidente danno per il sistema calcistico e per il suo indotto. Infine, non si riesce a fare in modo da espellere la violenza dagli stadi e così facendo, si ottiene il bel risultato di allontanare invece le famiglie, il cui ritorno nelle strutture calcistiche dovrebbe essere un obiettivo irrinunciabile.

Eppure, per risolvere il problema, basterebbe studiare quanto è stato fatto in Inghilterra, ove gli hooligans non hanno più diritto di cittadinanza. Da noi, invece, si continua a discutere a vuoto da anni, senza che il problema sia risolto. E intanto gli stadi si sono trasformati in vere e proprie arene, dove gruppi armati si affrontano impunemente. Se il quadro è questo, e mi sembra che non ci sia motivo di dubitarne, si capisce come aspettarsi una ripresa di fascino di quello che era il campionato più bello del mondo, sia del tutto utopistico e che, di conseguenza, dobbiamo rassegnarci ad avere un torneo sempre più dequalificato e povero di primattori. Alla faccia di quanti, in questi giorni, si affannano a scrivere del possibile arrivo di fuoriclasse stranieri.

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