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Formula 1: La Malinconia Di Un Mondiale Senza Piloti Italiani


2 marzo 2012 ore 11:04   di nicovale  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 366 persone  -  Visualizzazioni: 656

Il Mondiale di Formula 1 che prenderà il via il 18 marzo in Australia, sarà il primo, dopo oltre quarant’anni di ininterrotta presenza, senza piloti italiani al via. Un’ipotesi che nel corso delle settimane si è trasformata in amara realtà, dopo che prima Vitantonio Liuzzi e poi Jarno Trulli hanno ricevuto il benservito dalle loro scuderie, rispettivamente l’Hrt e la Caterham (ex Lotus) lasciando il posto allo spagnolo Pedro De La Rosa e al russo Vitaly Petrov che si sono guadagnati il sedile grazie agli sponsor.

IL DECLINO DEI PILOTI ITALIANI. In molti forse non si renderanno neanche conto dell’assenza di piloti tricolori, visti gli scarsi risultati ottenuti dai nostri portacolori negli ultimi tempi a bordo di auto assolutamente non all’altezza della situazione. Sta di fatto che la bandiera italiana quest’anno non sventolerà più sulla griglia di partenza, se non naturalmente per il mezzo meccanico, la gloriosa Ferrari. Un’assenza di piloti di casa nostra che provocherà grande malinconia in tutti coloro che hanno vissuto gli anni del lungo periodo prolifico degli anni Ottanta e Novanta, con in pista numerosi talenti italiani, molti dei quali sottovalutati e poco valorizzati, e la successiva flessione degli anni Duemila, con i superstiti Giancarlo Fisichella e Jarno Trulli in cerca di gloria.


LA GLORIOSA SCUOLA ITALIANA DEI NUVOLARI, DEI FARINA E DEGLI ASCARI. La scuola italiana è sempre stata ai vertici della Formula 1 e, anche se non è più riuscita a ripetere le imprese storiche dei campioni del mondo degli anni Cinquanta, i grandi Nino Farina (un titolo itidato) e Alberto Ascari (due titoli), ha sempre tenuto alti i colori azzurri nel corso di sessant’anni di storia. Farina e Ascari dominarono i primi Mondiali di Formula 1 sulla scia di altri grandi campioni del passato, a cominciare dal mitico Tazio Nuvolari e dal grande rivale Achille Varzi, i mattatori dell'era pre Formula 1.

Negli anni Cinquanta accanto a Farina e Ascari si fecero onore piloti di rango come Luigi Fagioli, Piero Taruffi e Luigi Musso, prima di un periodo difficile, negli anni Sessanta e Settanta, in cui i nostri piloti dovettero inchinarsi troppo spesso agli stranieri, nonostante il talento di campioni come Giancarlo Baghetti, Lorenzo Bandini e Ludovico Scarfiotti.

IL "BOOM" DEGLI ANNI OTTANTA E NOVANTA. Dopo trent’anni di digiuno Mondiale, gli anni Ottanta si aprirono con il prepotente ritorno alla ribalta della grande scuola di piloti italiani e con la consapevolezza che i nostri portacolori avrebbero potuto tornare costantemente a lottare per le vittorie, i podi e magari anche per il sospirato titolo iridato. Furono Michele Albereto con la Ferrari, Riccardo Patrese con la Brabham e con la Williams e Elio De Angelis con la Lotus a fare sognare gli appassionati, anche se quasi sempre i tifosi hanno preferito la leggendaria Ferrari ai nostri piloti, troppo spesso oscurati dalla "Rossa" di Maranello e molti di loro snobbati dai grandi team. Sia negli anni Ottanta che nei Novanta i piloti tricolori hanno invaso le griglie di partenza, ma la maggior parte delle volte alla guida di mezzi meccanici di seconda schiera o poco competitivi. I vari Alessandro Nannini, Andrea De Cesaris, Teo Fabi, Ivan Capelli, Bruno Giacomelli e Alex Zanardi avrebbero meritato miglior sorte, visto il loro indiscusso talento.
Il lancio in Formula 1 di numerosi piloti di casa nostra in quegli anni è stato effettuato da due grandi imprenditori di casa nostra Vincenzo Osella e Giancarlo Minardi, con le loro rispettive scuderie. Alcuni di loro hanno trovato spazio nel corso della carriera in scuderie dignitose, altri non sono riusciti ad emergere, qualcuno ha avuto la grande occasione ma non è riuscito a sfruttarla al meglio.

FISICHELLA E TRULLI , GLI ULTIMI CAMPIONI DI CASA NOSTRA. Il romano Giancarlo Fisichella, che ha abbandonato la Formula 1 a fine 2009 al termine di una carriera in costante ascesa (sempre battuti i compagni di squadra fino al confronto perso amaramente con Fernando Alonso) e l'abruzzese Jarno Trulli (mai valorizzato come avrebbe meritato e raramente alla guida di un mezzo competitivo) sono stati gli ultimi piloti nostrani in grado di lottare per i podi e per le vittorie, anche se hanno raccolto molto meno di quanto avrebbero meritato.

SPERANZE FUTURE. Quest’anno, dunque, nessun pilota italiano ci rappresenterà nei Gran Premi, ma la speranza è che i team di Formula 1, nonostante non ci siano più scuderie minori di casa nostra in grado di lanciarli, tornino a tenere in considerazione i nostri portacolori che, a cominciare dai vari Luca Filippi e Davide Valsecchi, hanno dimostrato di non essere inferiori a tanti giovani presunti talenti stranieri.

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