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Golf Magister Vitae


5 luglio 2011 ore 07:01   di migliori  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 383 persone  -  Visualizzazioni: 643

Per chi non lo sapesse il gioco del golf è lo sport più popolare del globo, esistono più golfisti che calciatori o tennisti o ciclisti o quant’altro. In Svezia (9 milioni di abitanti), dove si gioca sì e no 6 mesi l’anno, vi sono 600.000 golfisti; negli U.S.A. basta dividere la popolazione per 8 per sapere quanti sono i golfisti; è possibile trovare un campo da golf praticamente in quasi tutte le nazioni del pianeta. L’Italia è uno dei pochi paesi che ancora non se ne sia accorto (100.000 tesserati, ma i praticanti veri non sono più di 60.000 con tendenza alla diminuzione), vuoi forse per mancanza di una cultura specifica (siamo un popolo maggiormente votato agli sport di squadra), vuoi per un distorto concetto di élitarietà ed esclusività erroneamente associato a questo sport. Ma il golf lo hanno inventato i pastori scozzesi del tardo Medio-Evo, che ingannavano il lungo tempo speso sui pascoli scommettendo fra loro chi sarebbe riuscito a buttare un sasso, colpito con il proprio bastone, dentro la tana di una talpa con meno colpi. Altro che élite! Basta fare un giro per la Scozia, giocare sui suoi meravigliosi campi, parlare con la gente, per capire quanto il golf sia da sempre compenetrato in tutti i livelli sociali, vero sport per tutti, per tutte le età e per tutte le tasche. La vera ricchezza del golf, semmai, è il tempo necessario per praticarlo e migliorarsi, che è tanto.

Chi si è avvicinato tardi al golf, dopo avere magari praticato molte altre discipline, non può che rammaricarsi di non avere scoperto da bambino questo meraviglioso sport. E certo non solo per la mancata possibilità di giocarlo meglio raggiungendo livelli agonistici elevati. Ma soprattutto per aver perso una delle più formative scuole di vita.


La parola magica nel golf è “equilibrio”, sia fisico che mentale: il “troppo” ed il “poco” portano entrambi a commettere errori. L’equilibrio fisico è quello che permette ad ogni singolo, minimo, insignificante muscolo del nostro corpo non solo di contribuire alla perfetta esecuzione dello swing, ma anche di non contrastarlo. Quante volte abbiamo visto adolescenti filiformi “dare dei metri” a montagne di muscoli: lo swing è come un accordo musicale, ogni nota deve essere al suo posto, ogni alternativa è una stecca. L’equilibrio mentale è quello che permette di ottimizzare il proprio rendimento, il furore agonistico così come la “calma piatta” non pagano: euforia e sconforto sono parimenti pericolosi. Ed allora quale migliore maestro di vita? In una realtà spazio-temporale finita come quella in cui viviamo, dove gli assoluti non esistono, dove zero ed infinito sono solo astrazioni matematiche, dove “mai e sempre” e “tutto e nulla” sono concetti vuoti, dove qualsiasi estremismo in qualsiasi direzione porta solamente guai, quale virtù migliore del controllo di eccessi e difetti nella costante ricerca di un equilibrio perfetto?

Il golf non è solo questo: è uno sport onesto, i risultati sono veri e credibili, la disonestà non paga e viene punita, ghettizzata, espulsa. Il golf non ha misure da raggiungere e superare, tempi da abbreviare, record da frantumare all’infinito, costringendo l’atleta ad andare al di là dei limiti di ciò che è umanamente possibile, ed inducendo pertanto comportamenti sleali. Vi è solo una buca da raggiungere in meno colpi possibile, ma ogni percorso, ogni buca, ogni colpo hanno una loro storia sempre diversa, da vivere intensamente e da buttarsi alle spalle appena vissuta. I risultati golfistici, come quelli della vita, vanno conquistati coltivando con pazienza ed applicazione le proprie capacità. E quando le proprie capacità vengono trasportate sul campo può succedere di tutto: il sole può diventare pioggia, il vento può essere tuo amico o diventare ostile, un albero può darti ombra ma anche diventare una barriera, un innocente ruscello può trasformarsi in un oceano invalicabile. Tutta la realtà che ti circonda è lì, incontrollabile, può solo essere osservata e richiede decisioni rapide ed adeguate: l’unico vero elemento che è completamente controllabile, e su cui vanno rivolte tutte le attenzioni, è se stessi. Ogni golfista sa di poter diventare, di fatto, il più grande ed unico nemico di se stesso, e deve imparare a trovare dentro di sé l’interruttore che accende e spegne le lampadine. Il golfista apprende presto che, sul campo e nella vita, dalle difficoltà ci si deve tirare fuori da soli, pena il naufragio inesorabile. Si può immaginare un maestro di vita più reale e pragmatico?

Ma alla fine, come nella vita, i sacrifici e le difficoltà vengono premiati. Arriva prima o poi quel giorno, quel momento, quel colpo, in cui il tempo sembra rallentare fino quasi a fermarsi, in cui corpo e mente trovano il magico accordo, in cui il vento sembra calmarsi, gli uccelli sembrano placare per un attimo il loro canto, un aereo passa sopra di te ma non te ne accorgi, il tuo movimento diventa leggero e senza sforzo e senti uno schiocco, come una fucilata, vedi la palla partire come un proiettile e sparire all’orizzonte, vorresti volare via con lei, non riesci a smettere di guardarla, vorresti che il tempo si fermasse lì, una lacrima ti solca la guancia, tutto acquista un significato e vorresti essere sempre stato un golfista. Tutti i giorni, mesi, anni passati in campo pratica a “remare” vengono ripagati da quei brevi intensissimi secondi.

A quanti decenni di studi, a quante lezioni, a quanti esami, a quante tonnellate di libri e migliaia di pagine lette, corrisponde un insegnamento così grande, così vero, così utile?

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