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Il Belpaese Che Non Cambia Mai


4 luglio 2011 ore 11:53   di Montalbano  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 340 persone  -  Visualizzazioni: 674

Riuscirà mai il calcio italiano, a trarre profitto dai propri errori? Sembra proprio di no. La salute del nostro sport più popolare, già prima di questa bufera, non era particolarmente elevata. Stadi semivuoti, livello di spettacolarità desolatamente vicino allo zero assoluto, problema di infrastrutture e altro, avevano portato il calcio italiano in una situazione ai limiti del collasso. E le cause di questa situazione, vengono ormai da lontano.

Prendiamo il caso della violenza da stadio, che comporta l’allontanamento delle famiglie dai santuari calcistici del Belpaese. E’ un problema che ormai assilla il nostro sport più popolare da decenni. Anzi, possiamo dire che esiste da quando il calcio è sbarcato nel nostro paese, se solo si pensa che glià negli anni '20, gli arbitri italiani minacciavano la serrata come unica possibile risposta agli incidenti provocati dai tifosi. Certo, mentre una volta era un fenomeno spontaneo, col tempo si è arrivati ad un tipo di violenza pianificata e, probabilmente, eterodiretta a fini politici. Ma in tutti questi decenni, i provvedimenti presi per contrastare il fenomeno, si sono rivelati al massimo un palliativo. E mentre da noi, dopo ogni episodio, si riproponevano stanche soluzioni, sempre le stesse e sempre fallimentari, in Inghilterra, dove il problema era addirittura più acuto, gli hooligans venivano espulsi dagli stadi del regno. L’ultima boutade, perchè tale può essere considerata, ad esser benevoli, è quella della Tessera del Tifoso, pensata dal Ministro Maroni come rimedio al teppismo sempre più dilagante e trasformatasi in una sorta di arma di distruzione di massa, tesa all’ulteriore allontanamento delle persone normali dagli stadi. Mettiamo un attimo da parte la considerazione che non si era mai vista una tassa a danno di chi vuole andare a vedere una partita in trasferta (quando invece queste persone andrebbero agevolate, in quanto creano indotto economico), e passiamo alla cosa realmente incredibile che consiste nel paradosso in base al quale, un delinquente il quale paghi la tassa può tranquillamente scorazzare a suo piacimento e far danni in giro per l’Italia, mentre il bravo cittadino che non vuole piegarsi all’ennesimo balzello, non può seguire la propria squadra del cuore e si vede privato di un diritto sancito dalla Costituzione, quello alla mobilità.


E non è che sia andata meglio per un altro problema, di ormai vecchia data, quello delle strutture sportive. Il nostro è l’unico paese che non ha saputo cogliere l’occasione offerta da una grande manifestazione internazionale, per rimettere mano in maniera decente ai fatiscenti stadi che fanno bella mostra di sè in giro per la penisola. I mondiali del 1990, infatti, si trasformarono in una gigantesca operazione che aveva il solo scopo di far girare più soldi possibili, mungendo lo Stato e senza neanche dare in cambio strutture all’altezza dei tempi. Basti ricordare che mentre il povero Costantino Rozzi si affannava ad offrire il rifacimento dello Stadio Olimpico a 50 miliardi delle lirette di allora, si preferì invece affidare l'opera ad altre imprese, che presentarono un conto quattro volte maggiore. E la beffa, è stata doppia, se solo si considera che la maggior parte degli stadi rifatti allora, già da molti anni sono da rottamare. Qualcuno, forse, ricorderà la tragicommedia dei manti erbosi resi sempre più precari da coperture che la FIFA non aveva mai chiesto come condizione obbligatoria per affidare il Mondiale al nostro paese e che furono approntate solo per gonfiare ulteriormente il conto finale. Ancora una volta, insomma, una manifestazione sportiva si era tramutata in un vero e proprio assalto alla diligenza.

Possibile che in Italia non cambi mai nulla? Gli stessi che hanno omesso di vigilare prima del deflagrare dello scandalo di Calciopoli, sono sempre ai loro posti, come se nulla fosse successo. E questo nonostante un fallimento epocale, che vede gli stadi italiani desolatamente vuoti, mentre nel resto del mondo non c'è partita di livello che non abbia una cornice di pubblico adeguata. In quale altro paese, gli stessi dirigenti che hanno provocato gli sconquassi di questi anni, permesso uno scandalo dopo l’altro, agevolato la rovina finanziaria delle società, svuotato gli stadi con politiche scriteriate, sarebbero ancora al loro posto? C'è bisogno di dirlo? Solo in Italia...

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