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Il Karate: Tra Storia, Leggende E Falsi Miti


15 marzo 2015 ore 10:26   di spaziovendita  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 524 persone  -  Visualizzazioni: 920

La leggenda vuole che il Karate sia nato nell’isola di Okinawa quando, proibito per legge il porto d’armi, gli abitanti dovettero mettere a punto forme segrete di combattimento disarmato per proteggersi dai conquistatori e dalle scorrerie dei pirati.
In Giappone si diffuse nel XX secolo, dopo che il principe Hirohito, avendo assistito a una dimostrazione di arti marziali di Gichin Funakoshi, ne rimase così impressionato da invitare il maestro a insegnare a Tokyo.

Dal Giappone, il Karate raggiunse la Corea, dove si sviluppò nel Tae Kwon Do, che letteralmente significa "la via dei calci e dei pugni". Benché le due arti siano simili, il Tae Kwon Do dà maggiore importanza all’uso delle gambe, mentre il Karate si affida in misura uguale a braccia e gambe. Anche il pugilato thailandese è stato fortemente influenzato dal Karate.


Esistono molti falsi miti su questa arte di combattimento. La pratica, per esempio, non prevede, come invece molti credono, la rottura di tavolette o mattoni: si tratta di prodezze fatte solo per dimostrazione. La "mano a coltello" è assai meno usata rispetto ai pungi, e anche calci in volo sono piuttosto rari. Come per la maggior parte delle arti marziali, la pratica del Karate è pensata soprattutto per sviluppare un tecnica corretta, per coordinare mente e corpo e dirigere l’energia. La concentrazione di un maestro di Karate può essere tale che, a quanto si dice, un suo sguardo è sufficiente per mettere in fuga l’avversario.

Il Karate: Tra Storia, Leggende E Falsi Miti

Coloro che praticano il Karate lavorano a piedi nudi e indossano un particolare kimono, il karategi, chiuso da una cintura colorata, a seconda del livello raggiunto. Prima di salire sulla pedana per la lezione, gli studenti si inchinano in segno di rispetto. Poi, dopo essersi allineati secondo il colore della cintura, fanno qualche minuto di meditazione per attivare l’attenzione. Il riscaldamento può comprendere esercizi di stretching o di ginnastica, quindi inizia la pratica delle tecniche di base, dei calci, dei pugni, dei colpi e delle parate.

Terminata questa fase, gli allievi cominciano a eseguire tutti insieme un kata (forma), cioè una sequenza di movimenti, Sviluppate secoli fa, le forme sono difficili da imparare e possono richiedere anni di applicazione. Le lezioni finiscono con combattimenti liberi, a coppie. Il combattimento libero, energico e impegnativo, permette agli allievi di usare il loro repertorio di tecniche e forme; i colpi però, si arrestano appena prima del punto di impatto con l’altro corpo.

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