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Il Lockout è Finito: A Natale Nasce La Nuova Nba


27 novembre 2011 ore 00:55   di crai79  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 352 persone  -  Visualizzazioni: 812

Lo sciopero dell'NBA, più comunemente chiamato lock-out dagli americani, è forse giunto alla sua conclusione in tempi più ristretti di quanto si pensasse e temesse. Se la notizia non verrà smentita nelle prossime ore, e non ci sarebbe da stupirsi visti i precedenti, siamo finalmente giunti alla conclusione di una diatriba che si protraeva ormai da diversi mesi. I numerosi tifosi dell'NBA possono tirare un sospiro di sollievo: il rischio di vedere saltare l'intera stagione, come successe nel 2004/2005 all'NHL di Hockey, sembra passato.

Le trattative proseguivano ormai da quest'estate, fino a quando Billy Hunter (uno dei massini rappresentanti dell'NBPA) annunciò per primo l'inizio dello sciopero dei giocatori NBA con queste parole: "Non ci sono dubbi. Da stanotte inizia la serrata". E di serrata infatti si è trattato, visto che il testa a testa tra la National Basketball Association (NBA) e la National Basketball Players Association (NBPA) si è protratto fino alla giornata di ieri, quando dopo be 15 ore di trattative sembra che sia stato trovato finalmente l'accordo. Manca ancora l'ufficialità, ma a quanto pare le partire del campionato NBA potranno partire il giorno di Natale. David Stern, capo dell'NBA, si dice ottimista su questo punto. Anche i tifosi, ormai logori e delusi dalle richieste dei giocatori (forse non più i loro beniamini), sperano che sia finalmente la volta buona.


Cercherò quindi di riepilogare quanto è accaduto in questi mesi, e di spiegare quali sono stati i motivi che hanno tenuto fermo il campionato di basket più importante e seguito al mondo e fatto tremare i tifosi di fronte all'evenienza di non vederlo iniziare affatto.

Il Lockout è Finito: A Natale Nasce La Nuova Nba

Il 30 Giugno di quest'anno è scaduto il vecchio contratto fra i proprietari delle squadre e il sindacato giocatori. Questo contratto era nato nella stagione 1998/1999, quando per lo stesso motivo il campionato NBA fu fermato da uno sciopero e iniziò solamente a Gennaio con la stagione ridotta a 50 partite contro le 82 in programma. Anche allora ci vollero ben 6 mesi di contrattazioni prima di stipularlo, e considerando che quest'anno le partite potranno essere 66 si può dire che le cose sono andate molto meglio rispetto a 13 anni fa.

Quali sono stati i motivi dello sciopero? E' presto detto. Il giro d'affari dell'NBA è uno dei più ricchi nell'ambito dello sport mondiale. A causa della popolarità dei giocatori NBA, e di una politica degli ingaggi irragionevole, i costi sostenuti dai presidenti dei club sono diventati tanto alti da portare verso il fallimento molte squadre. I presidenti hanno quindi tentato un giro di vite nel nuovo contratto per trovare un rimedio a una situazione senza vie d'uscita. La crisi economica dell'NBA è stata il motivo di tanta ostilità fra le parti e del disinnamoramento di molti tifosi verso i loro beniamini: sono stati numerosi infatti i tagli al personale effettuati dalle squadre NBA a corto di denaro. Ecco nel dettagio i punti più importanti al centro della discussione:

1) Il primo punto è probabilmente quello relativo al tetto degli ingaggi, il salary cup: I proprietari delle squadre chidevano di porre un limite salariale oltre cui i giocatori non avrebbero potuto avere delle pretese (per intenderci è il caso di molte squadre di calcio italiane); l'NBPA invece insisteva sul fatto di tenere le cose così come sono.

2) Altro punto importante era quello del taglio agli stipendi : Viste le enormi spese a carico dei club si è deciso di effettuare un taglio salariale per ridurre i costi. I proprietari hanno chiesto di farlo ammontare a circa 200 Milioni di Dollari; l'NBPA proponeva un taglio di circa la metà, cioè 100 Milioni di Dollari.

3) Un altra questione riguardava il merchandising: I giocatori guadagnano attualmente circa il 57% sulla vendita di tutto ciò che riguarda l'NBA. I proprietari chidevano la riduzione della percentuale al 40%; l'NBPA era disposta a scendere fino al 50% e non oltre.

4) Non meno importante infine era la decisione riguardo la durata del nuovo contratto: Una durata di 10 anni, come chiedevano i proprietari; oppure 5 anni, come invece chiedeva il sindacato dei giocatori.

Al momento attuale non si sa ancora quale sia stato l'accordo tra le parti su questi punti e su altri, non sono circolate infatti ancora informazioni precise al riguardo. Quello che è certo è che il raggiungimento di un accordo ha rovinato la festa a numerose squadre europee che nel frattempo si erano guadagnate le prestazioni dei giocatori provenienti dall'NBA. Prestazioni non gratuite ovviamente.

Infatti lo stallo delle trattative fra sindacato e Federazione Americana di Basket aveva sollevato problemi anche per i giocatori stessi. Visto il divieto da parte dell'NBPA di avere contatti con dirigenti e dipendenti delle loro squadre di appartenenza i giocatori dell'NBA si erano trovati nelle condizoni di dover trovare un modo per continuare ad allenarsi in vista dell'inizio del campionato. Oltre a questo, il blocco dell'NBA stava provocando la perdita di circa 350 Milioni di dollari al mese derivanti dagli incassi, molti soldi insomma. Per via di questi motivi alcuni giocatori hanno iniziato un vero e proprio esodo verso i campionati europei, esortati anche dalle parole di Billy Hunter che li invitava a cercare una sistemazione estera fino alla fine del lock-out.

Le società dell'NBA non erano affatto d'accordo con il lasciare andare i loro giocatori all'estero. A tal proposito ci fu un intervento della Federation International de Basketball (FIBA), la quale diede il via libera all'ingresso dei giocatori NBA in altre federazioni con il rispetto di due clausole fondamentali:

1) La prima clausola riguardava i giocatori non free-agent, cioè tutti coloro legati da un contratto con una società dell'NBA: Questi giocatori erano obbligati ad inserire nel contratto con il nuovo team una clausola liberatoria. Questa clausola avrebbe avuto la funzione di liberarli dal contratto affinchè potessero tornare nella propria squadra di appartenenza nel momento in cui il lock-out fosse finito.

2) La seconda clausola riguardava gli eventuali infortuni: i giocatori si sarebbero dovuti assumere tutta la responsabilità in caso di un infortunio durante la loro esperienza al di fuori della federazione Americana. In caso di infortunio grave la squadra NBA di appartenenza avrebbe avuto il diritto di annullare il contratto senza alcun indennizzo per il giocatore.

Nonostante queste clausole poste dalla FIBA fossero di grande peso, sono stati molti nei mesi scorsi i giocatori che hanno espatriato verso i campionati europei. Soprattutto giocatori di secondo livello, ma anche qualche big come Gallinari, venuto a giocare a Milano, e Deron Williams, trasferitosi al Besiktas. In questi casi le squadre che hanno voluto avvalersi delle giocate dei giocatori provenineti dall'NBA hanno provveduto a stipulare delle speciali e costose assicurazioni sugli infortuni per le loro nuove stars.

Da ieri gli esuli dell'NBA sono certamente tutti con le valige in mano, per non incorrere nelle ire dei loro club di appartenenza che non hanno di certo gradito la loro partenza per l'Europa. Tutti con le valige in mano quindi, almeno fino alla prossima eventuale smentita. Per come stanno in questo momento le cose l'appuntamento è al giorno di Natale, per la nascita della stagione 2011/2012 dell'NBA.

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