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Il Primo Grande Scandalo Del Calcio Italiano


14 luglio 2011 ore 10:10   di Montalbano  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 345 persone  -  Visualizzazioni: 711

Come molti sanno, in questi giorni il mondo calcistico italiano è caratterizzato da una discussione di non poco conto, quella riguardante il titolo del 2006, ritirato alla Juventus, dopo lo scandalo denominato Calciopoli e assegnato all'Inter, a differenza di quello dell'anno precedente, rimasto invece senza assegnatari. La discussione è abbastanza astrusa e si muove tra norme mai abbastanza chiare, prescrizioni che vanno e vengono a seconda delle convenienze e richiami ad una etica, quella sportiva, che probabilmente non è mai esistita o non è mai esistita abbastanza. Basti pensare che il primo scandalo del calcio italiano, non è avvenuto nel decennio appena terminato, o alla fine degli anni '70, quando il nostro sport più popolare fu messo a soqquadro dal ciclone del calcioscommesse, ma nel lontano 1927.

Riepiloghiamo i fatti. Il 5 giugno del 1927, si giocò la stracittadina tra Torino e Juventus, che era in pratica l'ultimo ostacolo per i granata sulla via del primo titolo della loro storia. In quell'anno, infatti, il Torino, sotto l'accorta ed ambiziosa guida del Conte Marone Cinzano, aveva dato luogo ad una campagna acquisti che era la risposta al titolo incamerato dalla Juventus nell'anno precedente. Il simbolo di questa campagna, era stato l'acquisto del grande Baloncieri, interno di attacco dell'Alessandria, che era probabilmente il miglior calciatore italiano dell'epoca. Ma non c'era solo lui in quella squadra, visto che il terzetto d'attacco, formato insieme a Libonatti e Rossetti, è ancora oggi, giustamente, considerto il primo grande tridente della storia del calcio italiano. E i risultati erano arrivati subito, tanto che i granata, vittoria dopo vittoria, si erano portati in testa alla classifica e potevano guardare il lotto delle concorrenti dall'alto in basso.


Poi, arrivò il giorno del derby. Il Presidente, Marone Cinzano, si trovava proprio in quel periodo all'estero per lavoro e aveva affidato al suo secondo, il dottor Nani, il compito di fare di tutto perchè la squadra trovasse le migliori condizioni per vincere la partita. Il messaggio, fu preso alla lettera dal Nani, il quale decise di contattare il fortissimo terzino della Juventus, Allemandi, per ammorbidirlo e farlo rendere al di sotto del suo standard abituale. Il tramite per l'affare, fu uno studente del Politecnico, Francesco Gaudioso, il quale alloggiava nella stessa pensione del giocatore, e che consegnò ad Allemandi 25.000 lire, la metà del totale, mentre la seconda parte doveva essere rilasciata al termine della gara. Poi, però, successe il disguido che andò ad inficiare l'accordo. Allemandi, infatti, fu il migliore in campo, anche se la sua squadra perse per 2-1 e questo fatto, spinse Nani a non onorare il patto. Ne scaturì perciò una discussione tra Gaudioso e Allemandi, nella pensione che li ospitava, che fu però ascoltata da un giornalista del Tifone, Renato Farminelli. Il quale, a fine stagione, denunciò quanto successo in un articolo dal titolo "C'è del marcio in Danimarca", costringendo la Federazione, capeggiata da Arpinati, che era il nume tutelare del Bologna, ad aprire una inchiesta. Durante la quale fu trovata la prova di quanto successo: una lettera fatta in pezzi e gettata nel cestino dei rifiuti, che risultò essere quella con cui il terzino bianconero reclamava la seconda parte della somma pattuita.

Una prova talmente schiacciante, da provocare l'immediato ritiro dello scudetto appena vinto al Torino. Senza però che lo stesso venisse assegnato al Bologna. Cosa che sembrerebbe smontare la tesi secondo la quale si sarebbe trattato di un complotto creato ad arte dallo stesso Arpinati per favorire il Bologna, secondo arrivato al termine della stagione. Ancora oggi, in effetti, il titolo risulta vacante, nonostante le richieste fatte dai petroniani nel corso dei tanti decenni intercorsi dai fatti. Allemandi, a sua volta, fu squalificato a vita, ma tornò a giocare dopo un solo anno, con l'Ambrosiana Inter e con tale profitto da tornare in Nazionale e vincere con la maglia azzurra i Mondiali del 1934, disputati in Italia. Per quanto concerne la Juventus, la società bianconera uscì indenne dallo scandalo, in quanto motivò la sua difesa con l'essere parte lesa. Considerando i pasticci combinati dalla Federazione in occasione di Calciopoli, forse non sarebbe stato un errore andare a rileggere le vicende di cui stiamo parlando. O no?

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