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Il Ritmo Dei Mondiali 2010: La Vuvuzela!


15 giugno 2010 ore 19:21   di juli  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 390 persone  -  Visualizzazioni: 789

Ormai conosciamo tutti la colonna sonora dei mondiali Africa 2010 e non stiamo parlando della ufficialissima Waka Waka ma del suono dei Vuvuzela. Quel suono forte e a tratti fastidioso che fa da sfondo ad ogni partita è ormai entrato nelle case di tutto il mondo e ci saremo sicuramente tutti accorti che non stiamo parlando delle “trombette” che comunemente vediamo allo stadio ma di qualcosa di diverso.

Ci siamo posti la domanda della provenienza di questo così discusso strumento e abbiamo tutti pensato che le Vuvuzela sono una trovata innovativa legata a questa edizione dei mondiali ma non è proprio così.


Amati e odiati in egual misura, sono apparsi per la prima volta intorno al 1990 nel continente africano e hanno subito avuto successo tra i tifosi sportivi. I primi Vuvuzela erano diversi da quelli attuali sia per dimensioni che per il materiale di cui erano composti, metallici e lunghi circa 60 cm, sono stati rapidamente sostituiti da corni in plastica di dimensioni minori e dai colori forti. Questi “corni” hanno probabilmente origini ancora più antiche , potrebbero addirittura essere una versione moderna e commerciale dei corni di Cudù , due specie di antilopi del genere Tragelaphus: Kudu minore (Tragelaphus imberbis) e Kudu maggiore (Tragelaphus strepsiceros), utilizzati in alcuni villaggi Africani durante manifestazioni locali.

Il Ritmo Dei Mondiali 2010:  La Vuvuzela!

Per quanto riguarda l’origine del nome associato a questi strumenti, Vuvuzela , anch’essa è avvolta nel mistero così come la sua forma. Tra le varie ipotesi quella più semplice sostiene che questo termine provenga da una parola Zulu che significa “fare rumore”, contrapposta ad un’idea più fantasiosa che vede il termine Vuvuzela provenire da uno slang cittadino che indica la parola “doccia”.

Vi chiederete cosa c’entra la doccia con questo corno, la risposta sta nell’idea che chi si trova ad ascoltarlo viene letteralmente invaso dal rumore come se “facesse una doccia di suoni”, cosa che è facile da comprendere addirittura per chi osserva la partita dalla poltrona di casa tenendo il volume della tv non tanto alto. Infatti Il suono di questo strumento al massimo della sua capacità può raggiungere addirittura i 127 decibel, che confrontato con quello prodotto di un tamburo (un tamburo raggiunge solo i 122 decibel) ci fa capire la potenza che è in grado di raggiungere. Eppure in Europa sono stati venduti più di 15 milioni di Vuvuzela sin dal mese di ottobre.

A rendere tanto chiacchierato l’uso di questo strumento nei campi sportivi si è aggiunta la notizia data dalla Hear the World Foundation, la fondazione no-profit che ha lo scopo di migliorar la vita delle persone che hanno problemi uditivi che ha garantito che un uso continuato può portare problemi uditivi e ha consigliato i tifosi, che assisteranno alle partite negli stadi, di utilizzare protezioni per le orecchie. La notizia è stata subito sfruttata da i negozianti i quali insieme ai Vuvuzela adesso sono in grado di offrire al prorpio pubblico anche i “Vuvu-Stops” , nient’altro che delle protezioni per l’udito.

A questo punto ci chiediamo se sarebbe stato meglio vietarne l’uso vista la raccolta di pareri negativi che i Vuvuzela hanno prodotto , ma come ha detto il presidente della FIFA Joseph Sepp Blatter su twitter "Africa has a different rhythm, a different sound"( l’africa a suoni e ritmi differenti) , questa è un’importante caratteristica dei fans sudafricani che deve essere rispettata.

Possiamo solo consolarci sapendo che Neil van Schalkwyk della Masincedane Sport, una fabbrica che produce Vuvuzela ha appena annunciato che si impegneranno a produrre strumenti con una potenza di 20decibel inferiore a quella attuale.

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