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La Giustizia Sportiva, L'imparzialità Dell'informazione E La Parità Di Trattamento


22 settembre 2011 ore 18:43   di alebreaker  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 407 persone  -  Visualizzazioni: 729

Il 10 Agosto 2011, Andrea Agnelli dichiarò che lo scudetto del 2006 è "lo scudetto dei prescritti", da allora assistiamo alla continua difesa d'ufficio dei nerazzurri, da parte di noti giornalisti sportivi nonché Ministri dello Stato, il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, essendo esperto in materia di difesa, ha accusato il "giovin signore" Agnelli di essere un "bugiardo ossessionato dall'Inter".

Volendo sorvolare sulla legittima opinione di un tifoso che difende la propria squadra del cuore, si rimane quanto meno allibiti quando a farlo sia una figura istituzionale così importante, che dovrebbe essere maestro di diplomazia ed imparzialità.


Che dire poi, dell' imparzialità di giudizio di alcuni giornalisti, quegli stessi giornalisti che nel 2006 non si preoccuparono di aspettare gli esiti del processo sportivo per giudicare e commentare ma anticiparono le sentenze indirizzandone l'esito finale, come indicato nelle stesse motivazioni.

La Giustizia Sportiva, L'imparzialità Dell'informazione E La Parità Di Trattamento

La Giustizia Sportiva, L'imparzialità Dell'informazione E La Parità Di Trattamento

Ancora oggi sostengono, lor signori, che le intercettazioni a carico di Moggi sono infinitamente più gravi di quelle di Facchetti e Moratti che telefonavano ai designatori (ci sono anche gli arbitri però, con i quali era vietato parlare, a differenza dei designatori) per chiedere giusti arbitraggi e che, se l' Inter perdeva in quegli anni, c'era qualcosa di anomalo (forse il calciomercato non era all'altezza?).

Secondo i suddetti stimatissimi giornalisti, non è nemmeno il caso di alzare tutto questo polverone, il calcio italiano non ci fa una bella figura (l'ha forse fatta nel 2006?), soprattutto ora che è stato presentato un esposto all' UEFA per chiederle la verifica dell' l'operato della FiGC.

La Juventus non ha diritto alla restituzione degli scudetti e tanto meno al risarcimento dei danni in quanto riconosciuta colpevole e nemmeno può appellarsi ed ironizzare sulla prescrizione di cui ha goduto l' Inter perché anche i bianconeri hanno usufruito di una prescrizione per l'accusa di doping e nessuno, all'epoca, gli revocò alcun titolo.

Obiezione che non fa una piega se il presupposto fosse corroborato dagli atti processuali e da prove schiaccianti ma siamo proprio sicuri che sia così?

Il presidente Andrea Agnelli ha chiesto parità di trattamento ma in questo clima viziato da “parzialità” è una richiesta che rischia di rimanere insoddisfatta e, probabilmente, chi, come lui, chiede giustizia in sede sportiva sarà costretto a migrare verso la giustizia ordinaria, quella stessa giustizia ordinaria che nel caso doping assolse la Juventus ed il suo amministratore delegato Giraudo, quella giustizia ordinaria che ha smontato il teorema su cui si basava calciopoli e che Enzo Biagi defini: “ Una sentenza pazzesca, e non perché il calcio sia un ambiente pulito.

Una sentenza pazzesca perché costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome. Una sentenza pazzesca perché punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perché tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l'ex Re d'Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino? “

Nessuno si aspetta che i tifosi dell' Inter si leggano migliaia di pagine per capire la verità così come, in realtà, non lo fecero nemmeno i tifosi bianconeri ma è lecito e doveroso che lo faccia chi è preposto ad informare in modo corretto ed onesto milioni di cittadini.

Analizzando la cronologia di quanto accaduto in quegli anni salta agli occhi che l'indagine fu settoriale, furono indagate soltanto Juventus e Torino (come per calcipoli furono utilizzate solo alcune intercettazioni ), nonostante l'accusatore dell'epoca, Zeman, avesse affermato che anche la Lazio utilizziva le pratiche sotto accusa.

L' accusa di doping non si tramutò in condanna perché l'esito dell'indagine fu: "il fatto non sussiste" ovvero, non fu commesso.
La sentenza del processo di appello infatti, assolse gli imputati sia per l' accusa di frode sportiva e sia per l'accusa di doping ma la Corte di Cassazione, deputata a giudicare la correttezza dei procedimenti e non gli imputati, valutò non adeguata la motivazione di assoluzione per il reato di frode sportiva ipotizzato per l'abuso di farmaci leciti, ritenendo opportuno, di fatto consigliando, un rifacimento di questa parte del processo per addivenire a una giusta motivazione ma intervenne la prescrizione.

Nel 2006, la Juventus suo malgrado, fu costretta a rinunciare ad una sorta di prescrizione, subì un violentissimo processo mediatico e fu condannata senza prove ( è il caso di ricordare che il sentimento popolare che contribuì all'esito della sentenza è, addirittura, riportato nella motivazione della stessa e si dichiara che non ci sono prove di sorteggi pilotati, arbitraggi favorevoli o partite truccate).

"Giovin signore", hai voglia a chiedere parità di trattamento quando alla Juventus viene addirittura contestata un' assoluzione.
Che avesse ragione Enzo Biagi?

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