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La Vita Apparente Del Calcio In Italia


15 agosto 2011 ore 11:36   di antimoral  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 333 persone  -  Visualizzazioni: 684

Il sistema calcistico italiano, dopo le recenti e tutt'altro che edificanti evoluzioni, mi sembra sempre più simile al personaggio di quel vecchio film di Bob Clark ("Dead of night", in Italia surrealmente tradotto "La morte dietro la porta") che torna a casa dai suoi dalla guerra del Vietnam con indosso tanto d'uniforme traslucida, non fosse che nessuno si accorge che il ragazzo ha fatto ritorno nei panni di un tremebondo e pallidissimo zombi....

L'angoscioso atto che andò in scena ancora pochi anni fa, che tra le altre conseguenze implicò il pesante discredito di una società calcistica la cui sede abituale è stata fissata a Torino, avrebbe dovuto da solo fornire motivi più che sufficienti perchè si prendesse la decisione (apocalittica sì, ma altrettanto necessaria) di chiudere almeno temporaneamente a tripla mandata la saracinesca di un tale negozio, la continuazione della regolare attività del quale non aveva più a quel punto ragioni d'essere. Se infatti si deve dar fede agli elementi che emersero dalle intercettazioni di allora (e, sinceramente, non vedo perchè non si dovrebbe), in coincidenza con l'evento il calcio diventò a tutti gli effetti una vera e propria variante dei più conosciuti ed omologati sistemi che fanno capo alla malavita organizzata. Ma l'andamento di certe dinamiche è ormai arcinoto; infinite sono le forme d'interesse che gravitano attorno a questa post-moderna gallina dalle uova d'oro zecchino, perciò ci si diede alacremente da fare per mantenere in vita lo zombi della precedente metafora a furia di cerotti, pomate e di qualche più o meno salutare pompata d'ossigeno. Specificamente questo significò prendere la Juventus a mo' di capro espiatorio di lusso (lo dice uno che non è interessato a tifare per questa nè per altre squadre), sorvolare sulle irregolarità commesse dalle altre compagini di blasone e, per il resto, comminare qui e là punizioni e penalizzazioni che ebbero nell'irrisorietà la loro principale caratteristica.


La stessa società con sede legale in Piemonte, per cui inizialmente si ventilò addirittura la possibilità di una radiazione, venne pian piano e subdolamente aiutata affinchè alla sua storica immagine si potesse restituire una parvenza di rispettabilità. Al principale autore di questa sottile e fitta rete di trame criminose fu oltretutto offerta l'opportunità di darsi una ripulita e riciclarsi come martire televisivo, il quale non mancava mai di ostentare nelle sedi opportune la profonda devozione a Padre Pio. E' probabile che alla luce dei fatti i discendenti del santo tutti gli anni paghino tanto di regolare abbonamento per assistere alle partite della Vecchia Signora.

Quando si deve esprimere la propria opinione in merito ai vari fatti di cronaca si tende sempre naturalmente a mettersi per istinto dalla parte delle vittime. Proviamo invece per una volta, in riferimento alla vicenda delle scommesse truccate, ad immaginare il punto di vista di quelli che si sono resi colpevoli di comportamento delinquenziale. Non scomodiamo qui le raffinate arti dei più provetti studiosi dell'animo umano, chè davvero non ci vuole molto a comprenderlo: "considerato che quando veniamo presi in castagna ce la caviamo sempre con qualche reprimenda, alcuni scapaccioni o, nella peggiore delle ipotesi, con l'obbligo di pagare qualcuna di quelle esigue multe che ai nostri conti correnti possono a malapena fare il solletico, non vediamo in giro validi deterrenti per i quali alla prima occasione possiamo concretamente essere impediti di delinquere nuovamente". Infatti....

Siccome evidentemente l'oscura vicenda sapientemente architettata ed orchestrata da Luciano Moggi non era ancora sufficiente, più o meno durante la scorsa primavera, dato che non ci si era preoccupati di estirpare alla radice il male che affligge questo piagato settore dello sport e della vita sociale, si è fatto di tutto (ammesso che ce ne fosse ancora bisogno) per ridurre la credibilità dell'universo calcistico al di sotto dei suoi forse già superati minimi termini. Una volta in cui la nuova ondata di malaffare è stata scoperta e portata alla luce, si è pensato bene, dal momento che dall'alto giunge sempre puntualmente l'ordine categorico di non fermare per nessun motivo il marchingegno, di mettere in atto le identiche procedure per mezzo delle quali così a puntino nelle precedenti circostanze si era riusciti a circonfondere il sembiante dello zombi della metafora con uno che riconducesse ad un'idea di vita normale. E a questo punto, a costo di essere maligni, non è più molto chiaro se la figura del Procuratore che è stato più volte preposto a questo tipo di indagini abbia davvero le mani legate come i protagonisti dei polizieschi all'italiana degli anni '70, o se la munifica chioccia dell'altra mia povera allegoria abbia promesso di concedere anche a lui qualcuno dei suoi saporiti ovetti.

Persino un tale a cui fosse stata diagnosticata una condizione di follia irrecuperabile, allo stato attuale delle cose saprebbe trovare la forza di gridare "basta, almeno per il momento, con il calcio!", per quanto acritica e forte possa essere la passione che lo lega a quest'altrimenti avvincente forma di cultura nazional-popolare. Incredibilmente però l'italiano medio, che in teoria dovrebbe assumersi l'incarico di fare da basamento per la messa in atto di questa piccola rivoluzione, sembra proprio intenzionato a continuare nonostante tutto a comportarsi come se nulla fosse successo. Questo perchè, storicamente ed antropologicamente, a quest'invero insolita tipologia di soggetto politico si può pensare a cuor leggero di imporre qualunque altro genere di privazione, si può addirittura pianificare tranquillamente l'obiettivo finalizzato a ledere i suoi diritti fondamentali. Ma, per l'amor di Dio, non lo si obblighi per nessun motivo a fare a meno dell'adorato pallone, per quanto corrotta e macchiata l'immagine di questa forma d'intrattenimento possa nel tempo essere diventata.

Chiudo con una serie di facili, consequenziali ed eminentemente deduttive previsioni rivolte all'immediato futuro. I miei connazionali, anche e soprattutto quelli che sono ridotti in brache di tela a causa delle varie politiche economiche fatte apposta per attentare impunemente alle loro vite, non rinunceranno per nulla a sottoscrivere l'abbonamento alla pay-tv o allo stadio, ad insultarsi l'un l'altro nei bar o nei circoli della "caccia e pesca" e a fare a cazzotti o peggio a coltellate, preoccupandosi di rimanere al sicuro dentro l'area protetta ed inviolabile rappresentata dalle curve dello stadio. Ai giornalisti da parte loro non converrà naturalmente mettersi a fare una concreta opera di sensibilizzazione in merito; sotto quest'aspetto non stupisce tanto la linea editoriale seguita dalle testate di destra o da quelle, di taglio tematico, che dallo sport ricavano il pane quotidiano, quanto da quelle che, orientate a sinistra, dovrebbero fare molto di più che non limitarsi a stilare il resoconto tecnico delle partite il lunedi mattina.

Dell'immutabile quadro che niente e nessuno potrà o avrà il coraggio di modificare continueranno a godere com'è ovvio in definitiva soltanto i molti corpi estranei che non sanno nemmeno quale forma geometrica deve avere la palla che serve per giocare a calcio, ma che si sono tuffati a pesce in questo mare travagliato ed ondosissimo semplicemente perchè in esso hanno rinvenuto un ulteriore veicolo per aumentare esponenzialmente i loro già profumati fatturati.

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