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Le Voci Storiche 'sportive' Della Radio


8 aprile 2011 ore 10:28   di superzago  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 431 persone  -  Visualizzazioni: 679

Hanno dato la voce agli sport più amati dagli italiani. Lo hanno fatto quando le cronache sportive non potevano portare subito nelle case le immagini, alimentando l’immaginazione attraverso il fascino dell’etere in chi stava accanto alla radio e, poi, “attaccato” alle piccole transistor a pile. L’informazione sportiva della tv di Stato (allora c’era solo quella), dal dopoguerra soprattutto, ha reso popolari i radiocronisti e i telecronisti. I primi, soprattutto, non potendo contare sulle immagini, sono entrati nel cuore di chi ascoltava, trasferendo dati e nozioni, ma soprattutto emozioni.

Nicolò Carosio aveva cominciato a fare il radiocronista per l’Eiar nel 1934, ai Mondiali di calcio italiani, vinti quell’anno dagli azzurri di Vittorio Pozzo prima di diventare il primo telecronista sportivo, nel 1954, all’inizio ufficiale delle trasmissioni televisive, occupandosi prevalentemente di calcio. Voce calda, sia pur con leggera inflessione siciliana (era di Palermo), Carosio divenne famoso per i suoi “quasi rete”, ma anche (e questo gli costò l’allontanamento dalla Rai nel ’70) per aver definito “negraccio” un guardalinee dell’Etiopia nel corso della partita Italia-Israele ai Mondiali messicani. Passò poi il testimone in tv a Nando Martellini. Anche Martellini proveniva dall’Eiar e, dopo aver ricoperto il ruolo di redattore di politica estera, aveva dato lustro alla trasmissione radiofonica della domenica da tutti attesa: “Tutto il calcio minuto per minuto”.


E’ stato lui, nel 1982, a gridare per ben tre volte “Campioni del Mondo!” quando Scirea e compagni vinsero i Mondiali di Spagna battendo i tedeschi in finale. La radio, però, era tutta un’altra cosa: anche quando, pian piano, le case degli italiani si riempirono di televisori, negli anni del boom economico, ma ancora oggi che l’informazione sportiva e non arriva anche dalle reti private, la radio fa “sognare”. Le cronache del calcio erano affidate al citato Martellini, ma in tanti sono rimasti nel cuore dei tifosi: Sandro Ciotti, dalla voce rauca, (famosa la sua esclamazione “Clamoroso al Cibali!” quando il Catania battè la grande Inter), che aveva seguito anche il ciclismo e le Olimpiadi ed era un grande appassionato di jazz e di musica d’autore, Enrico Ameri, prima voce di “Tutto il calcio” dopo Martellini dopo aver seguito molti Giri d’Italia e Tour de France, ideatore – e non tutti lo sanno – del “Processo del Lunedì”, Roberto Bortoluzzi (morto sei mesi fa), voce “rassicurante” e “professionale”, Alfredo Provenzali, Ezio Luzzi (“specialista” della serie B), Claudio Ferretti, Piero Pasini, Enzo Foglianese, Beppe Viola. Quest’ultimo, morto improvvisamente a 43 anni nel 1982, come Martellini, approdò poi alla tv, ed era noto anche per aver scritto canzoni per Jannacci e testi per gli allora giovani cabarettisti Teocoli, Boldi, Villaggio, Cochi e Renato. La voce del ciclismo era, invece, affidata principalmente a Rino Icardi, Adriano De Zan (passato poi alla tv) e Adone Carapezzi: quest’ultimo, scomparso il primo aprile di quest’anno, seguiva le corse dalla moto e spesso, quando c’era cattivo tempo, dallo studio non riuscivano a mettersi in contatto con lui. Grandi voci, grandi professionisti, veri e propri pionieri di un’informazione corretta, completa, che ha fatto scuola per generazioni: i giornalisti sportivi di oggi, a qualsiasi livello, non possono che ispirarsi a loro.

Il fascino della radiocronaca aveva anche contagiato un serioso giornalista economico-finanziario come Everardo Dalla Noce (che si occupava di automobilismo) e tutti coloro che divennero poi famosi, per volto e voce, nelle trasmissioni sportive, la “gavetta” l’avevano comunque fatta in radio. Da Massimo De Luca (ora alle reti Mediaset), a Maurizio Barendson, conduttore di “Sprint” e “90° minuto” assieme a Paolo Valenti. Quest’ultimo aveva legato la sua voce agli incontri di pugilato tra Benvenuti e Griffith. Popolari attraverso la radio Alfredo Pigna e Guido Oddo, che davano voce alle imprese dello sci e degli altri sport invernali, passati entrambi poi sul piccolo schermo. Il mondo dell’ippica, poi, sia in radio che in tv era legato al nome di Alberto Giubilo, un lord inglese nato a Roma, così come la voce del canottaggio e degli altri sport olimpici era quella di Giampiero Galeazzi, che del canottaggio è stato campione. La tv e non la radio, invece, aveva attratto un giornalista di grande spessore, Sergio Zavoli, ideatore del “Processo alla tappa” condotto con De Zan per moltissimi anni. Poca radio e molta tv, invece, per Bruno Pizzul, telecronista principe del calcio in Rai dall’86 al 2002 con passato di calciatore nella Cremonese e per Mario Poltronieri, Federico Urban ed Ezio Zermiani, esperti di automobilismo e motociclismo. La radio, però, era tutta un’altra cosa. E ancora oggi, quando si raccontano gli eventi sportivi in radio e li ascoltiamo, spesso in auto o in vacanza, il “sogno” continua…

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