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Polonia - Italia: Up And Down


12 novembre 2011 ore 09:42   di luca-nimositisominAresu  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 324 persone  -  Visualizzazioni: 586

Si chiude con un punteggio inglese il match degli azzurri in terra polacca, una sorta di assaggio di posti e luoghi che ritroveremo a Giugno, quando i tre punti conteranno per davvero. Il duo "4 ante" supera il provino e rende meno amara l'assenza dei due bassotti fermi ai box: prima Balotelli, con un tiro dalla media che si insacca alle spalle del poco attento portiere con un nome che sembra un codice fiscale, poi il Pazzo, di rapina, su tranciante di Mario, e velo (?) di Pepe.

Ma senza perdere altro tempo per descrivere qualcosa che, probabilmente, avrete già visto, veniamo a qualche commento sul singolo, partendo dagli "up" - quelli che hanno lasciato un'impressione favorevole - e finendo con i "down" - gli altri, quelli meno generosi al capitolo "diamo qualche bel ricordo della nostra gara".


Tra i primi, tre menzioni chiare, lapalissiane, inevitabili: Balotelli, ficcante come poche volte con la maglia azzurra, bravo con i piedi, ma questa è cosa ovvia visto ciò che gli ha riservato una Madre Natura davvero amorevole, ma anche concentrato, attento, sempre sul pezzo. Il gol è un gioiello, quel classico pezzo di bravura del predestinato, capace di scorgere un portiere qualche passo fuori dalla porta ed "uccellarlo" con un capolavoro balistico che unisce destrezza e concretezza. Con Cassano e Rossi a riposo, le sorti dell'Italia passano da lui, perchè per vincere o, quantomeno, provarci, serve fantasia, quell'incoscienza nelle giocate che lui possiede in ampie dosi.

Buffon, portierone azzurro che avrà pure sbagliato un'uscita, e bontà sua un polacco l'ha sfruttata zero, con una capocciata finita fuori, ma è tornato, dopo gli Europei '08, a parare un rigore con la maglia della Nazionale. Bene, bravo, bis. Quanto serva recuperare al suo top questo pezzo di storia azzurra non credo serva sottolinearlo.

Marchisio, interno di metà campo che qualcuno riuscì a spostare da esterno - un pò come avere la Ferrari ed usarla per fare la spesa - oramai punto cardine delle metà campo creata da Prandelli. Ieri meno appariscente del solito, lui che normalmente qualcosa riesce sempre ad inventarla, fosse un taglio palla al piede o una botta dai 20 metri, ma solita sostanza, solito trattato di intelligenza tattica, solito piede educato unito a due polmoni da mediano: quindici secondi prima rifinisce, quindici secondi dopo te lo ritrovi in lavori oscuri. In una parola solo: essenziale.

Finite le note liete, passiamo a quelle meno inebrianti, uso questo termine perchè in fondo in fondo nessuno ha giocato in maniera mediocre, o almeno tale da pretendere delle dimissioni dal ruolo - di campo.

Montolivo è il primo; timido ed impacciato, meno brioso del solito, ma alcune attenuanti ci sono tutte, pure scritte su pietra. A Firenze vive un momento di indicibile difficoltà, causa contratto in scadenza che il ragazzo non vorrebbe/vuole rinovare, causa tutte le implicazioni ambientali che questa scelta sta partorendo a getto continuo. Certo, questi grigi pensieri non dovrebbero mai balenarti in testa quando giochi con la maglia della tua Patria, ma mettiamoci pure nei suoi panni, che comodi non sempre sono, probabilmente troveremo barlumi di comprensione. Ritornando comunque a ieri, da cinque e mezzo, ma il giocatore è importante, quindi siamo in una botte di ferro.

Facciamo le pulci al secondo, Criscito: ha spinto poco o nulla, e difensivamente qualcosa ha concesso a degli avversari bravi si, ma non dei fulmini di guerra. Se Barzagli, ad oggi il migliore centrale italiano, avesse risposto presente, probabilmente si sarebbe giocato il ruolo di esterno basso con Giorgio Chiellini, oramai, nella Juventus di Conte, stabile sull'out mancino. Forse è rimasto un pò spiazzato da queste nuove gerarchie, visto che fino a qualche mese fa era lui il "numero tre" titolare, per sue capacità ma anche per mancanza di rivali credibili, se non Balzaretti.

Ultimo della serie, Matri: era in ballottaggio con il Pazzo per il ruolo di punta centrale, la classica boa. Ha perso questa battaglia, prima con la scelta del tecnico, poi con quei minuti giocati, sicuramente con grande intensità ed impegno, ma anche bulimia calcistica, visti i gol magiati. Uno su tutti quando lanciato a rete e con una prateria di solitudine davanti si è ritrovato davanti al portiere riuscendo nell'ardua impresa di tirargli il cuoio addosso. Eppure avrebbe avuto tutto il tempo per metterla alle sue spalle, tra un sorso di caffè ed un morso al cornetto alla crema. Con meno spazio, e meno tempo di pensiero, il suo "rivale" - tra molte virgolette, naturalmente - l'ha messo dentro.

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