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Quella Nazionale Tradita


27 maggio 2010 ore 21:35   di vmugione86  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 337 persone  -  Visualizzazioni: 775

Eppure l’ultima volta hanno alzato la coppa. “E il cielo è azzurro sopra Berlino! Campioni del Mondo..Campioni del Mondo..Campioni del Mondo..Campioni del Mondo!”. Sono passati poco meno di quattro anni, malgrado ciò sembra un eternità… Quella volta ci fecero gridare, gioire, sognare, entusiasmare. Alla vigilia di quel mondiale, il nostro calcio stava pian piano, ma inesorabilmente, sprofondando nel baratro di Calciopoli. Italia sempre e solo Paese di pizza, caffè, spaghetti, sole e..mafia. Anche nel calcio. Infangati da tutto il mondo, sulle prime pagine dei quotidiani sportivi non perché fossimo i favoriti, ma per l’ennesimo scandalo dei “soliti italiani”. Quelli della cupola, per intenderci.

Ma è noto che proprio nella sventura gli italiani riescano spesso e volentieri a dare il meglio: sovente decaduti con disonore, sempre risorti più splendenti degli Dèi. E fu così anche in Germania: partiti con i fischi e gli insulti della gente a capitan Cannavaro, simbolo di quella Juventus che aveva avuto il suo tumore con certo nei calciatori, bensì in una dirigenza indegna di questo ruolo. Per non parlare delle pesanti contestazioni che colpirono Marcello Lippi al punto di costringerlo a dimettersi alla fine del torneo.


Ma il ct lo fece da vincitore: il 9 luglio di quattro anni addietro la storia cambiò miracolosamente, tutto d’un tratto. E poi si insegna ai nostri figli che la bacchetta magica non esiste.. eppure il carro dei vincitori si riempì a più non posso. Tutti salirono sul pullman dei Campioni del Mondo che sfilava al Circo Massimo. Centinaia di migliaia di persone a compiacersi di essere italiani, tutti a stringersi intorno e a coccolare la loro nazionale. Orgoglio puro e meritato. Po po poppo po poooo po… La musichetta è ancora nelle nostre orecchie.

Quella Nazionale Tradita

Eppure, si sa, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Quattro anni dopo, altro mondiale ma solita storia. Azzurri che si ritrovano al Sestriere per dare il via all’avventura sud africana, con lo scudetto di campioni del mondo da difendere con le unghie, ma per il momento ancora cucito su quella splendida maglia azzurra. Ed ecco che parte la spedizione..e la contestazione! Forse qualcuno pensa che la parola contestazione debba camminare sempre a braccetto con la parola nazionale. Lo dimostra la bordata di fischi con cui sono stati subissati gli azzurri, solo perché non hanno avuto modo di firmare qualche autografo. O forse questo era solo il pretesto per far esplodere qualcosa che si covava dentro da tempo. Più probabilmente perché ognuno di noi, sessanta milioni di italiani, vorrebbe avere la propria nazionale.

Chi Totti, chi Balotelli, chi Cassano, chi ancora Miccoli o Amauri. Ma purtroppo per il Sud Africa ci sono solo 23 posti, non uno di più. Forse quella di Lippi, almeno sulla carta, non è l’Italia migliore in assoluto. Oggettivamente non si può non riconoscere l’indubbio valore tecnico di Antonio Cassano, o la freschezza di Balotelli, tantomeno la classe di un Totti nonostante tutto ancora decisivo.

Ma Lippi ha dimostrato di non puntare tutto sull’Italia del talento, ma su quella capace di assicurargli più certezze. Senza badare al blocco Juve, alla carta d’identità o al momento personale non proprio dei migliori di qualche convocato. Infondo il ct ha vinto già un mondiale in questo modo, non bisogna dimenticarselo. In Germania ha avuto ragione, e qualsiasi buon italiano che si rispetti deve augurarsi che abbia ragione anche in Sud Africa. Anche se il calcio insegna che è difficile vincere, e difficilissimo ripetersi.

Troppo scetticismo intorno al gruppo azzurro, ma sarà il campo a dare il verdetto, e a regalare a Lippi la corona d’alloro o la pala per scavarsi (metaforicamente) la fossa. Iniziamo a dare un pizzico di fiducia alla nazionale e all’allenatore campioni del mondo in carica, almeno in partenza. Almeno con la speranza di far bene. Poi durante il gioco, e soprattutto dopo, ognuno di noi sarà di nuovo pronto a salire sul carro dei vincitori, oppure ad abbandonare la barca che affonda. This is the game.

Vincenzo Mugione

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