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Ridateci Le Figurine


1 maggio 2012 ore 13:36   di zoodany  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 416 persone  -  Visualizzazioni: 669

C’era una volta il calcio… sport che ha appassionato generazioni intere. C’era una volta il mondo del pallone con la sua semplicità, con la sua normalità iterata per decenni. C’era… perché ora tutto questo sembra essersi dissolto come neve al sole. Tutto cambiato e modificato in nome di una modernizzazione difficilmente comprensibile per gli over 30. Provate a prendere un signore di 60 anni e ditegli che i terzini non esistono più e che ora si chiamano "esterni bassi" e che non esistono nemmeno più i centrocampisti, definiti ormai dagli espertoni "centrali". Sicuramente gli tornerà alla memoria il terzino Cabrini (e non l’esterno basso Cabrini, che suona pure malissimo…) o il mediano Oriali, piuttosto che l’ala Causio. Il tutto con un pizzico d’amara nostalgia.

C’era una volta il calcio… e c’erano le squadre che non cambiavano tutta la rosa nel giro di due anni. Nei campionati odierni non fai in tempo ad affezionarti ad un giocatore della tua squadra che già ti tocca ingoiare l’amaro boccone di vederlo in un’altra. Magari pure rivale. C’erano sedici o diciassette giocatori (per le compagini più fortunate), poi si andava a pescare direttamente dai ragazzini. Ora in rosa si possono avere anche trenta atleti, molti dei quali anonimi ai più.


La formazione titolare era sempre quella (salvo infortuni e squalifiche), gli altri erano "panchinari". Del ridondante "turnover" non c'era alcuna traccia. Chi non ricorda i mitici numeri 12, i portieri di riserva che in una stagione scendevano in campo magari due o tre volte in coppa Italia e nei primissimi turni… a me vengono in mente i vari Bodini, Nuciari… eterne riserve con magari un palmares di titoli vinti da far invidia a campioni dal nome altisonante!

Non c’era l’attuale numerazione simile ad una cartella bingo, ma si andava dall’uno all’undici per i titolari e dal dodici al sedici per le riserve. Fine della storia. Non c’erano nomi o nomignoli. Era assolutamente inutile, tanto sapevi che il 9 della Roma era Pruzzo e il 10 della Juventus era Platini.

Non c’erano "morti improvvise" o "assistenti di linea" (guardalinee! Si chiamano guardialinee!). Non si "attaccava gli spazi", più semplicemente ci si smarcava. Non c’erano quote, ma la schedina. Non c’era PES o FIFA, ma il Tango, i pomeriggi al campetto (o in strada per i meno fortunati) e le figurine della Panini. C’era il mitico "mercoledì di coppa", la Coppa delle Coppe e la Coppa UEFA. La Champions League non esisteva e si chiamava semplicemente Coppa dei Campioni e per parteciparvi dovevi vincere il campionato e non arrivare secondo o terzo come oggi. . Si guardava 90° minuto e non il digitale terrestre o tv satellitari. C’era lo "spettro dei supplementari" che anticipava la "lotteria dei rigori".
C’erano gli sponsor che rimanevano fedeli alle squadre per anni (ancora adesso associo la Roma con la scritta di una famosa marca di pasta, la Juve di quella di una nota casa di elettrodomestici…). C’erano due stranieri per squadra in serie A e nessuno per la B (tranne in caso di retrocessione in serie cadetta dove potevi avere il privilegio di tenerli in rosa). Molti dei quali dai nomi "esotici" e diventate autentiche meteore leggendarie come i vari Luis Danuello da Silva, Caraballo, Luvanor… Anni in cui per molte squadre se sbagliavi a pescare dall’estero potevi trovarti praticamente in B!

Tutto passato, sepolto, affogato in un mare di teorie, dogmi (il pressing, la zona, il fuorigioco, i moduli…) e verità assolute. Non ci sono più sogni e miti. Sarò anche nostalgico, ma a me piaceva il libero, la domenica pomeriggio con la radiolina, le figurine nell’astuccio, le due cartelle (non gli zaini… quelli sono venuti dopo…) a fare da pali al giardinetto sotto casa, le ginocchia sbucciate per le cadute per terra… tutte cose andate, sfuggite via come vento tra gli alberi. Ridateci il "regista", l’ala sinistra (dove è finita?), gli stadi sempre pieni e la poesia di Gianni Brera. E anche se non sono più un ragazzino ridateci anche le figurine (e non consolle e videogame vari) e i mitici scambi. E’ da trent' anni che mi manca quella di Schachner del Torino 1985-1986 e non riesco a togliermelo dalla testa…

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