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Un Incontro Ta La Vecchia Signora E Il Vecchio Balordo


26 gennaio 2011 ore 22:44   di RiccardoProietti  
Categoria Sport e Tempo Libero  -  Letto da 289 persone  -  Visualizzazioni: 583

Il calcio italiano è da sempre un inesauribile serbatoio di soprannomi, nomignoli curiosi, magari originati da situazioni strane e non prevedibili: qui ho raccolto alcuni termini diventati ormai di uso comune tra le migliaia di appassionati del "gioco più bello del mondo".

La Vecchia Signora del calcio italico è indiscutibilmente la Juventus: il nome deriva dall'inno del 1950 di Fabrizio Faniello ed è sinomino di garanzia e continuità nelle vittorie, di autorevolezza conquistata sul campo e testimoniata dai numerosi trofei della società piemontese. Il testo fra l'altro esaltava la leggenda e la superiorità della Juventus, che in quel momento storico aveva vinto almeno una volta tutti i trofei possibili; superbia e nobiltà di una squadra che teneva a distinguersi dai sostenitori granata del Torino, squadra che riscuoteva simpatie più popolari e meno elitarie (almeno in origine).


Proprio il Torino Calcio ha meritato l'aggettivo Grande Torino per descrivere una squadra che fece epoca: praticamente imbattibile che ci volle la tragedia di Superga per interrompere il dominio granata sul tricolore. E a proposito di locuzioni, il famoso quarto d'ora granata rappresenta il momento mistico per eccellenza: quando i granata decidono di giocare dominano senza timori l'avversario e quasi lo ipnotizzano: storico il 5 a o nel torneo del 1946 subito dalla Juventus al Filadelfia, epocale il 7 a 1 con cui i granata si divertono ad umiliare la Roma, con un gol ogni cinque minuti nel primo tempo! Al fischio finale del primo tempo al Testaccio, gli sportivi romani, storditi dall'orgia di gol e dall'armonia degli schemi dei piemontesi, rimangono imbarazzati in silenzio per poi tributare scroscianti applausi al team delle meraviglie. Ne fa spese poco più tardi anche il Bologna del portiere Vanz all'ottava giornata: rimasta imbattuta fino ad allora, l'estrema guardia felsinea ne prende 4 in una volta sola!

Il Genoa, la società italiana più antica, è invece soprannominato Vecchio Balordo, a causa delle sue alterne fortune: una squadra che ha fatto toccare le vette opposte dei sentimenti ai propri tifosi, vincendo scudetti esaltanti ma subendo d'altro canto delusioni storiche e retrocessioni amarissime. Una squadra imprevedibile, capace di slanci genuini e vincenti come di umiliazioni devastanti; una squadra della quale "fidarti non puoi" secondo il leggendario Gianni Brera, che coniò il motto per la sua squadra del cuore. Brera era famoso per coniare soprannomi molto feroci a calciatori tecnicamente forti ma caratterialmente tendenti a nascondersi e non combattivi: i più famosi rimangono l'Abatino che identificava Gianni Rivera e il barone tricchetracche Franco Causio. Da ricordare anche i due belli della Juventus: il bell'Antonio Cabrini e il bello di notte Zgbiniew Boniek, chiamato così perché dava il meglio di se durante le partite europee in notturna.

Tra le squadre minori ritornano continuamente simboli che hanno a che fare con gli animali: così un soprannome dell'Ascoli Calcio è Picchio, mentre i bresciani possono scegliere tra Leonessa o Rondinelle (a causa della V nera su sfondo blu della maglia dei lombardi); a Frosinone scendono in campo i canarini mentre a Cesena gioca il cavalluccio marino. Trieste e Piacenza hanno invece i propri giocatori rispettivamente muli (probabilmente per la testardaggine e la travagliata storia della gloriosa Triestina) e lupi; sul prato dell'Olimpico si affrontano in derbies tesissimi aquile e lupetti.

Proprio la Roma ha come suo soprannome storico La Maggica, a indicare l'amore a prescindere dei tifosi, da sempre ammaliati da quella casacca giallorossa; un affetto così profondo da risultare quasi inspiegabile a chi non è romanista e ben consendato nella storica frase: "La Roma non si discute si ama".

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