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20.000 Rumori Sotto Il Mare


4 novembre 2011 ore 19:01   di ania66  
Categoria Tecnologia e Scienze  -  Letto da 501 persone  -  Visualizzazioni: 961

Viviamo in città assediate dal rumore e passeggiare in centro risulta talvolta una esperienza frustrante. Ce ne rendiamo conto e pretendiamo che la camera d’albergo non si affacci sulla via principale, nel week-end facciamo una passeggiata in campagna e la casa la cerchiamo in un quartiere tranquillo. Personalmente non riesco ad immaginarmi di vivere in un ambiente dove regni il rumore 24 ore su 24.

Eppure esiste un luogo dove questo avviene: nel mare. Certamente non ce ne accorgiamo e probabilmente riteniamo che il problema non ci riguardi, ma è reale e preoccupante per molte specie animali che popolano i nostri mari.


Sono soprattutto i cetacei a subirne le conseguenze; questi animali – come il simpatico delfino o l’imponente balena – utilizzano il suono in molti aspetti della loro esistenza: per comunicare – come con i famosi “canti” che questi cetacei producono, per riconoscersi tra loro e per tenersi contatto con il gruppo o con i propri figli ed anche per riprodursi. Ma anche per cacciare e cibarsi: tant’è che nell’oscurità del mare - sono animali che arrivano e superano i 1000 metri di profondità - la loro capacità di vedere viene garantita proprio dal suono utilizzato come un vero e proprio sonar. Ed anche i comuni pesci, per i quali vale il detto “muto come un pesce”, non sono affatto sordi. E neppure del tutto muti, dato che alcune specie emettono suoni nella fase riproduttiva - come la Sciaena umbra detta comunemente corvina - o per difendere la propria tana come il ghiozzo boccarossa.

Il problema del crescente inquinamento acustico sottomarino e le sue conseguenze per la vita che vi abita è stato l’argomento principale di un seminario che si è tenuto presso l'Accademia Navale di Livorno lo scorso 22 settembre. E’ stata l’occasione per mettere sotto la luce del pubblico questo tema che, invece, non gode della popolarità di altri temi ambientali.

20.000 Rumori Sotto Il Mare

Ma come è stato segnalato dai relatori intervenuti, la questione è tutt’altro che marginale: le fonti di rumore subacqueo dovute all’attività dell’uomo, sono davvero molte e molto rilevanti per l'impatto che determinano. In primo luogo ci sono le indagini geosismiche, che impiegano vere e proprie esplosioni subacqee (tramite le air-gun) per realizzare potenti onde acustiche e studiare tramite esse le caratteristiche della crosta sottomarina. Poi ci sono i sonar delle imbarcazioni – soprattutto quelle militari – indicati in passato come la causa di alcuni importanti spiaggiamenti di cetacei. Ma vanno citate anche le attività di costruzione di piattaforme off-shore ed i lavori in zona costiera, per concludere con il rumore delle imbarcazioni – moltissime – che solcano i mari.

Quale effetto hanno tutti questi rumori sui cetacei? E' una domanda per la quale non ci sono ancora risposte univoche. Si sa per certo che livelli molto intensi provocano danni all'udito – come avviene anche per l'uomo – innalzando la soglia uditiva in modo temporaneo o permanente (lo stesso effetto che si sperimenta una volta lasciato un luogo molto rumoroso come una discoteca). Ma anche solo lo spavento ed il disorientamento provocato da rumori molto intensi come quelli di una esplosione, possono portare l'animale a rischiare embolie nel tentativo di fuggire da quello che viene ritenuto un pericolo.

Per evitare le conseguenze più gravi sono state sviluppate procedure di tutela, mirate a consentire un utilizzo responsabile delle attività acusticamente più impattanti: mediante un avvio graduale di tali attività si cerca di consentire agli animali di allontanarsi dalla zona delle operazioni prima della fase più rumorosa. A questo viene aggiunto un costante monitoraggio della presenza dei cetacei, sia visiva che attraverso l'ascolto dei loro suoni caratteristici, effettuato prima e durante le operazioni.

Più subdolo e meno noto l'effetto di livelli meno intensi ma permanenti. In questo caso ad essere affetta è soprattutto la sfera sociale di questi animali, quella legata alla comunicazione. Questo è particolarmente vero per i grandi cetacei, abituati a comunicare a grandissime distanze per mezzo dei loro canti, il cui suono viene ora mascherato dal rumore prodotto dal traffico navale. Nel corso di questi ultimi decenni, la crescita continua del traffico marino ha portato anche ad un innalzamento altrettanto importante del livello di rumore di base; si stima che negli ultimi 40 anni il traffico navale sia almeno raddoppiato e che, con l'affermarsi dei motori a combustione interna, la componente navale abbia innalzato il rumore di fondo del mare di 30-40 decibel. Una enormità se si pensa che questo aumento ha un effetto potenziale di ridurre di almeno 100 volte il raggio di comunicazione dei cetacei.

Ma forse qualche cosa sta cambiando: nel 2008 è stata pubblicata la direttiva europea nota come Marine Strategy con il compito di definire obbiettivi per la salvaguardia dell'habitat marino. E per la prima volta anche il rumore viene inserito a pieno titolo tra gli indicatori da monitorare per verificare lo stato di salute del mare.

Su questa linea si sono già mossi alcuni studi, compreso un progetto denominato GIONHA portato avanti da un consorzio di enti pubblici Italiani e francesi, con un focus specifico sul santuario marino Pelagos, un area istituita nel 1991 proprio con l'obbiettivo di tutelare quella zona dell'alto tirreno che risulta essere così importante per la vita dei cetacei.

Ed i risultati preliminari presentati nel corso del seminario di Livorno non sono incoraggianti. L'indagine svolta mostra stime, provvisorie ma ritenute comunque approssimate per difetto, generalmente attorno e molto spesso sopra il limite assunto come riferimento nella Direttiva. Data la parzialità del lavoro è chiaro che ulteriori approfondimenti siano necessari, ma già da questi primi risultati risulta evidente che non è possibile ignorare il problema.

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