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Drastiche Soluzioni Per Il Golfo Del Messico


17 maggio 2010 ore 20:41   di quarto_stato  
Categoria Tecnologia e Scienze  -  Letto da 850 persone  -  Visualizzazioni: 1740

Misure drastiche per casi disperati, potremmo riassumere con queste parole le ultime idee su come risolvere il disastro ambientale nel golfo del Messico.

Un'organizzazione no-profit di San Francisco ha proposto, ad esempio, di spargere capelli umani e pelo di cani e gatti sull'oleosa macchia nera, nella speranza di riuscire a raccogliere più facilmente il petrolio galleggiante.


Nel frattempo la BP ha messo sul tavolo i propri progetti di salvataggio (dopo le inutili campane di cemento): iniettare pezzi di gomme d'automobili, palline da golf e altri rottami all'interno delle fessure dalle quali fuoriesce il greggio.

Non sappiamo ancora se queste idee verranno poi messe in pratica e -soprattutto- se funzioneranno davvero, quel che è certo è che, nel caso non dovessero rivelarsi utili. esistono soluzioni estreme già messe in pratica in passato.

1. Armi nucleari
Per spegnere gli enormi incendi causati da pozzi petroliferi esplosi, l'Unione Sovietica è ricorsa all'utilizzo di bombe atomiche almeno in cinque casi, dal 1966 al 1981. La prima di queste bombe venne fatta esplodere a 6 Km di profondità nel sud dell'Uzbekistan, con una potenza di circa una volta e mezza rispetto alla bomba esplosa su Hiroshima.

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2. Fuoco, bombe e napalm
Quando una delle prime superpetroliere, la Torrey Canyon, si arenò al largo della Cornovaglia nel 1967, il governo Britannico diede fuoco alla nave per contenere le perdite di petrolio, successivamente la Royal Air Force sganciò 42 bombe sulla nave al fine di affondarla definitivamente, ma l'azione non diede i risultati sperati per cui la nave venne cosparsa di carburante ed infine arsa con del napalm prima che l'alta marea spegnesse le fiamme.

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3. Tappare
Nel 2007 in Indonesia vennero lanciate migliaia di palle di cemento all'interno di un un vulcano che eruttava, principalmente, fango in enormi quantità, costringendo le popolazioni locali ad abbandonare le città nella zona di Sidoarjo, isola di Java. Non è ancora chiaro se le eruzioni di fango furono dovute ad un terremoto o a trivellazioni in cerca di gas che erano in atto in quel periodo.

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4. Incanalare
Quando fiumi di lava diventano una minaccia concreta per case e villaggi, i governi hanno sempre tentato ogni sorta di soluzione. Hawaii, Italia, Islanda e Giappone si sono prodigati in barriere di cemento, dighe, innaffiamenti di acqua fredda sulle colate. La maggior parte delle volte, però, queste soluzioni hanno offerto solo una parziale difesa, ma un successo si ebbe, in particolare, in Italia nel 1990 durante un'eruzione dell'Etna, quando il flusso lavico venne fatto esplodere con il TNT. L'esplosione distrusse un intero tratto di canale lavico e il flusso fu deviato salvando così il villaggio di Zafferana Etnea.

5. Spostare
Lanzhou è una delle città industriale della Cina, tra le più affollate al mondo. E' posizionata all'interno di una catena montuosa, il che rende particolarmente lento il riciclo dell'aria sopra la città. Tutti questi fattori porta Lanzhou ad essere una delle città più inquinate al mondo. Il governo cinese ha quindi pensato di risolvere il problema rimuovendo del tutto una delle montagne ad est della città. Quando già metà della montagna venne rimossa, però, ci si rese conto che i "benefici" che l'opera completa avrebbe apportato sarebbero stati minimi, pertanto la distruzione della montagna venne sospesa.

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