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Ecologia Consapevole: Isole Di Spazzatura In Mezzo All' Oceano


10 agosto 2011 ore 14:17   di DavidBukkia  
Categoria Tecnologia e Scienze  -  Letto da 521 persone  -  Visualizzazioni: 959

Si fa tanto parlare di “svolta ecologica” , “ecosostenibilità”, “energie rinnovabili”, “antinucleare”...
Il più delle volte sono strumentalizzazioni e chi ne parla cerca facili consensi o nel migliore dei casi è scarsamente informato.
Recentemente, in seguito al disastro naturale dello Tsunami giapponese ed alla sfortunata catena di eventi che ha portato all’incidente nucleare di Fukushima, quasi ogni persona nel mondo civilizzato ha imparato a memoria la lezioncina, sbagliata, sui pericoli dell’energia nucleare e sui miracoli delle cosiddette energie pulite.
Il problema principale è che sono state prese delle decisioni a livello di politica energetica basandosi in larga parte su opinioni e sentimenti di massa e non su dati scientifici, il che è come dire che si sceglie una medicina per curare il raffreddore non tanto basandosi sulla sua efficacia, quanto sul colore della confezione.
Che il nostro mondo sia in grave crisi ecologica non è opinabile, e tantomeno è discutibile il fatto che vengano investiti più soldi in attività tese ad aggravarne la condizione piuttosto che a migliorarla.
Molto spesso però è necessaria un’opera di distrazione che convogli il sentimento popolare verso l’indignazione riguardo a settori che difficilmente potrebbero minare la stabilità ecologica del pianeta ed anzi, se correttamente gestiti, potrebbero addirittura aiutarla: come il succitato nucleare.

Ma distrazione da cosa?
Parliamo di rifiuti, e nella fattispecie di rifiuti plastici; facile, si penserà, si sa che sono un problema.
Oltre alle discariche, alle miniere abbandonate e riempite di rifiuti, oltre alle colline che mutano il paesaggio ed agli interramenti illegali, oltre agli inceneritori , ai termovalorizzatori, oltre al percolato, oltre a tutto ciò esiste un problema ben più inquietante, urgente e, se non trattato, definitvo.
Si chiama in inglese “Great Pacific Garbage Patch” ed in italiano si potrebbe tradurre come “Grande Chiazza di Immondizia del Pacifico”, pochi ne hanno sentito parlare e le televisioni, oltre agli altri mezzi di diffusione delle notizie, ci girano al largo.
La GPGC è un enorme isola semi galleggiante formata da rifiuti plastici, e di altra natura, di dimensione variabile, iniziatasi a formare agli inizi degli anni ’50 del secolo scorso, le cui dimensioni, solamente stimabili, vanno da 700.000 km2 a 10.000.000 km2 , quindi dal minimo di un’area grande come la Spagna ad un’ area massima estesa come gli USA.
I residui plastici, riversati in mare durante i decenni, vengono costantemente radunati in un unico punto a causa delle correnti oceaniche ed in seguito “saldati” tra loro per effetto di alghe, concrezioni di plancton e varie forme di vita che utilizzano la chiazza come impalcatura per le loro colonie.
In alcuni punti di questo continente artificiale è realmente possibile camminare come sulla terra ferma. Ovviamente l’isola continua a crescere ed al momento rispetta i modelli previsionali di crescita forniti dagli scienziati oltre 20 anni fa.
Già, sono oltre 20 anni che gli scienziati avvisano la popolazione mondiale di questo reale pericolo, senza contare che simili fenomeni sono ravvisabili anche nell’Oceano Atlantico, con dimensioni ed impatto ambientale del tutto simili a quelli trattati sinora.


Eppure, timidamente, solamente adesso qualche informazione, grazie al web, comincia a filtrare dal muro di omertà eretto dai produttori di materie plastiche e dagli estrattori di gas e petrolio.
E poi diciamocelo: si può anche farsi alfieri dell’antinuclearismo, è alquanto facile, essendoci non più di un migliaio di centrali nucleari su tutto il pianeta, ma come si potrebbe rinunciare a plastica e derivati?
Pur essendo le centrali nucleari il minore dei mali in termini di inquinamento radioattivo, dato che la parte del leone viene fatta da materiali medici come apparecchi radiografici o radioterapia, o da sistemi di controllo qualità industriale, e pur essendo stimabile il rifiuto (nucleare pesante) annuale delle centrali mondiali in un volume pari alla superficie di un campo da basket (30m*30m*11m), si preferisce focalizzare l’attenzione su questo facile obiettivo piuttosto che cominciare realmente a pensare come vivere senza plastica.
A livello di inquinamento biologico bisogna anche specificare che la plastica, a differenza dei materiali organici presenti nella GPGP, subisce un processo noto come “fotodegrado” che consiste nella riduzione del materiale in frammenti sempre più piccoli ed incompatibili con l’ambiente circostante, a differenza del “biodegrado” che consente l’assorbimento ambientale del materiale organico .
Tali minuscoli frammenti vengono confusi dalle specie marine con il naturale plancton , entrando di fatto nella catena alimentare che, passo passo, raggiunge anche le nostre tavole. Mangiamo plastica...

Ecologia Consapevole: Isole Di Spazzatura In Mezzo All' Oceano

E proprio per concludere, traslando dalla realtà alla teoria cospirazionista, secondo alcuni complottisti l’inquinamento derivato dalla presenza di polimeri nela catena alimentare sarebbe una delle cause della poco nota “Sindrome di Morgellons” e cioè la presenza nell’organismo umano di filamenti costituiti da materiali non meglio specificati e causa di dolorose piaghe cutanee.

Per approfondire:
Scorie nucleari (consiglio la lettura attenta del paragrafo sui quantitativi) : http://it.wikipedia.org/wiki/Scoria_radioattiva
La Great Pacific Garbage Patch: http://it.wikipedia.org/wiki/Great_Pacific_Garbage_Patch
Il Morbo di Morgellon:
http://it.wikipedia.org/wiki/Morgellons

Articolo scritto da DavidBukkia - Vota questo autore su Facebook:
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Commenti

 

Articolo molto interessante, complimenti! Per quanto mi riguarda, è proprio la consapevolezza circa l'umana incapacità di gestire i rifiuti che mi fa essere molto cauta in termini di energia atomica: visti i danni che siamo riusciti a fare con i rifiuti dei combustibili fossili (inquinamento atmosferico in primis) e con i rifiuti di plastica, dei quali tu stesso hai scritto in modo tanto approfondito, chissà cosa saremmo mai in grado di combinare con nientemeno che scorie radioattive...

Inserito 5 settembre 2011 ore 12:15
 
  • davidbukkia
    #2 davidbukkia

thx kungfugirl:) al momento i "rifiuti" atomici sono quelli prodotti da applicazioni non legate all'energia, potremmo rinunciare alle radiografie etc??? quelli legati all'energia sono molto più sicuri degli scarti di lavorazioni industriali e anche di altri tipi di produzione energetica... c'è molto mito intorno alle centrali atomiche (io lavoro in una di queste) e poca conoscenza...

Inserito 5 settembre 2011 ore 12:54
 

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