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Il Rischio Vulcanico In Italia, Un Breve Quadro


6 ottobre 2011 ore 14:15   di spaziovendita  
Categoria Tecnologia e Scienze  -  Letto da 1007 persone  -  Visualizzazioni: 1999

La penisola italiana, giovane sotto il profilo geologico, è particolarmente interessata dal fenomeno vulcanico.
Trascurando il vulcanesimo antico, ormai completamente estinto, si deve considerare un piccolo rischio legato al vulcanesimo recente, che risale agli ultimi 2 milioni di anni. Fra i fenomeni effusivi di questo periodo vi sono il monte Amiata, in Toscana, i monti Volsini, Cimini, Sabatini e i Colli Albani, nel Lazio; le isole di Ustica e Linosa, rispettivamente a nord e sud della Sicilia.
Le aree interessate da vulcanismo attivo, in cui si sono verificate manifestazioni eruttive in epoca storica sono sei.

L’Etna è un grande vulcano a scudo formatosi circa 700 mila anni fa, caratterizzato da attività effusiva persistente. La sua pericolosità è modesta, poiché produce colate di lava fluida, che raramente raggiungono i centri abitati.


Il Vesuvio è un vulcano da chimismo mediamente acido, che può dar luogo a manifestazioni di notevole potenza. Dopo l’eruzione del 79 d.C. , cui si deve la distruzione di Pompei ed Ercolano, si sono verificate solo eruzioni di minore intensità, l’ultima delle quali risale al 1944. Attualmente quiescente, conserva una notevole pericolosità: nell’ipostesi di una nuova eruzione di tipo pliniano, il Vesuvio potrebbe mettere a repentaglio la vita di decine di migliaia di persone. Analoga la situazione dei Campi Flegrei, alla periferica occidentale di Napoli, dove si registra l’emissione di vapori (solfatara di Pozzuoli).

Meno pericolosi sono i vulcani delle isole Eolie, fra i quali Vulcano, Lipari e Stromboli, anche se quest’ultimo manifesta una modesta attività eruttiva. Ridotta pericolosità sembra possedere anche l’area vulcanica di Ischia, nell’arcipelago campano, e quella del Canale di Sicilia, dove l’isola di Pantelleria ha conosciuto l’ultima eruzione alla fine dell’ottocento.

Le aree vulcaniche attive vengono mantenute sotto controllo da apposite stazioni geofisiche e da rilevamenti aerei: vengono effettuate misure dell’attività microsismica, del flusso di calore, delle deformazioni superficiali del suolo e della composizione chimica dei gas delle fumarole.

Per coordinare queste attività di ricerca, svolte da enti italiani e internazionali, ma anche per fa fronte a eventuali situazioni di crisi, già da alcuni anni è stata istituita presso il CNR una Commissione per il Coordinamento dei Servizi di Sorveglianza della aree vulcaniche italiane.

Il Rischio Vulcanico In Italia, Un Breve Quadro

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