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Marte: Occhi Dal Pianeta Rosso


6 agosto 2011 ore 08:23   di DavidBukkia  
Categoria Tecnologia e Scienze  -  Letto da 304 persone  -  Visualizzazioni: 619

E’recente la scoperta che parla di acqua, e quindi possibilità di vita, in un pianeta del Sistema Solare che non sia la Terra, nello spacifico: Marte.
Grazie agli occhi elettronici orbitanti sul Pianeta Rosso, lo studioso A.McEwen ha elaborato una serie di ipotesi per cui la superficie del pianeta potrebbe essere erosa, durante le stagioni più calde, da rigagnoli di acqua salata. Lo studio pubblicato su “Science”, prestigiosa rivista scientifica, spiegherebbe come, grazie al sale ed al conseguente abbassamento del punto di congelamento dell’acqua, quest’ultima possa rimanere allo stato liquido nonostante le rigide temperature del Quarto Pianeta.
Questa notizia va a confermare recenti osservazioni, sempre basate su fotografie satellitari, in cui si potevano notare delle formazioni di presunto ghiaccio apparire e poi scomparire all’interno di alcuni canali marziani.
E’ un ulteriore segno dei grandi passi che ha compiuto negli ultimi anni la ricerca astronomica nel tentativo di conoscere meglio l’universo intorno al nostro pianeta.

Sono infatti lontani i tempi in cui, armato di telescopi galileiani potenti quanto un moderno cannocchiale, l’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli confondeva le idee alla comunità scientifica dichiarando che aveva trovato su Marte dei “canali” scavati nella roccia del pianeta rosso.
Era il 1877 e benchè le intenzioni di Schiaparelli fossero del tutto prive di sensazionalismo, una mala traduzione per i colleghi anglofoni generò scalpore tra gli astronomi internazionali.
Il termine “canali” fu difatti tradotto con “canals” col significato di “canale artificiale” al contrario di “channel” che invece viene tradotto come “canale naturale”.
La scoperta quindi, anzichè essere accolta come interpretazione geologica delle osservazioni, assunse un gusto misterioso ed alieno.
La diatriba fu chiarita e le osservazioni di Schiaparelli furono addirittura contestate ed identificate come semplici illusioni ottiche.


Oggi, dopo oltre un secolo si studi, Marte ha sempre meno segreti.
Certo i canali di Schiaparelli non ci sono, o quantomeno non sono proprio uguali a quelli identificati e “mappati” dall’astronomo italiano, ma moltissime altre scoperte hanno reso il celebre pianeta rosso a portata di uomo, alle volte tramite un semplice “click”.
Merito della NASA e dei suoi mirabolanti Rovers, gioielli di ingegneria che da anni calcano i suoli marziani effettuando fotografie ad alta defizione e campionamenti del suolo o dell’aria.
Uniti ai satelliti in orbita hanno recentemente anche permesso a Google di implementare il noto programma “Google Earth” con una “maschera marziana”: in pratica Marte è diventato navigabile ed esplorabile da qualsiasi utente, grazie alle fotografie satellitari ad alta definizione e grazie anche ai dati raccolti al suolo.
E’ la nuova frontiera dell’esplorazione spaziale, non più appannaggio dei soli scienziati ma anche strumento di condivisione ed aumento delle capacità di calcolo attraverso la comunità del web.
E’ stato proprio grazie al coinvolgimento degli utenti, tramite un semplice gioco in stile “puzzle” in cui era possibile allineare diverse fotografie satellitari appartenenti ad una stessa aera marziana, che l’esperimento “Google Mars” menzionato prima è diventato realtà.

Non più, quindi, deboli cannocchiali a scrutare il cielo, ma moderne macchine telecomandate dalla Terra.
Macchine in grado anche di prendere decisioni autonome, di elaborare dati sul posto, di segnalare anomalie e di modificare la propria missione in caso di particolari eventi.
Una flessibilità preziosa che ha regalato immagini di eclissi marziane, panorami alieni e fenomeni anomali di cui, solo pochi decenni fa, era possibile parlare usando la sola immaginazione.
Basta visitare il sito della NASA per rendersi conto di come sia cambiato il modo di vedere oltre il nostro Pianeta Madre, di come le nuove generazioni di studenti possano guardare con familiarità le moderne “webcam” installate su pianeti alieni o scrutare le profondità dello spazio con occhi elettronici che nulla hanno a che vedere con i piccoli telescopi che usò Galileo, o lo stesso Schiaparelli.

Occhi sul nostro Sistema Solare quindi, ma è anche il caso di dirlo, alle volte occhi “dal” nostro sistema solare, alla ricerca della conoscenza.
Nei prossimi mesi verrà infine lanciato il rover marziano di ultima generazione “Curiosity”, che raccoglierà l’eredità dei suoi predecessori e che forse fornirà ancora più informazioni agli studiosi, anche nell’ottica delle recenti dichiarazioni programmatiche del presidente USA B.Obama : “colonizzare Marte entro 100 anni”. Un obiettivo che sembra, davvero, sempre più vicino.

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