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New Technology Come La Rete Sta Cambiando Il Nostro Modo Di Pensare Le Verità Di Kevin Kelly


6 novembre 2015 ore 14:52   di saxmaxsax  
Categoria Tecnologia e Scienze  -  Letto da 378 persone  -  Visualizzazioni: 614

Nel 2010 la rivista EDGE, una rivista che si occupa di scienza e tecnologia, aveva proposto online una domanda molto interessante e provocatoria e cioé :
L’uso della rete ha cambiato il nostro modo di pensare ?

Risultato : uno schieramento di ben 172 saggi, di scienziati, artisti e pensatori creativi hanno risposto creando un documento di 132.000 pagine; da Jaron Lanier a Brian Eno, da Linda Stone a Larry Sanger, da Thomas Metzinger a Sam Harris, un mare tra nomi, pareri ed informazioni.
Insomma, da perdersi.
Era però un dovere per la mia naturale curiosità fermarmi su un libero pensatore fra questi, uno che mi colpisce da tempo per il suo modo di comunicare semplice, immediato, chiaro e soprattutto vero.


Presentare Kevin Kelly e dire che è uno scrittore, fotografo, ambientalista, fondatore di Wire forse non è abbastanza.
Bisognerebbe parlare dei sui libri più importanti, della sua vita, del suo viaggiare per l’Asia, del suo scoprire la tecnologia dopo un coast to coast fatto da giovane in bicicletta e della sua tappa di vita presso una comunità Amish.
Ma non è ancora abbastanza per farsi un’idea del pensiero di quest’uomo che ha più di 60 anni ed una mente da ventenne, bisogna solo leggerlo e questo è un dovere oltre che una continua scoperta.

Nel raccontare la sua verità contenuta nella risposta alla domanda di EDGE mi sembra di parafrasare l’evidenza dell’ovvio, però poi rileggendola mi accorgo che l’ovvio non è poi così evidente e conosciuto.

Per Kevin un dato di fatto inconfutabile è che solo il fatto di leggere e scrivere influisce sul cervello, perché questa capacità è uno strumento cognitivo che cambia il modo in cui noi elaboriamo le informazioni e questo è comprovato da più esperimenti e studi di scienziati, medici, psicologi.

Agli effetti pratici acquisire la capacità di leggere e scrivere modifica il modo in cui il cervello organizza l’attività cognitiva e non solo per quanto riguarda il linguaggio ma anche nella percezione visiva, nel ragionamento logico, nella memoria, nel pensiero operativo.

Se saper leggere e scrivere genera questa realtà figuriamoci allora le modifiche indotte dalle miriadi di ore passate davanti al computer ed ancor di più dall’influenza che queste hanno avuto sulla crescita di quella generazione di bambini che attualmente hanno ormai raggiunto l’età adulta.
Qui non c’è nessuno studio scientifico sulle conseguenze dell’onnipresenza tecnologica e Kelly può solo basarsi su in’idea fatta dalla sua esperienza personale.

Lui considera come esempio che le lunghe divisioni e moltiplicazioni gli erano state insegnate durante la scuola, lui le eseguiva non a mente ma con l’ausilio della carta e della penna.
Allo stesso modo oggi con internet non si cerca più di tenere a mente le informazioni, bensì si usa il web che è diventato lo strumento simile alla carta ed alla penna e conseguentemente si è diventati più bravi a raccogliere le informazioni.
Tuttavia la conoscenza è diventata più fragile.
Sul web ci sono le informazioni che cerchiamo ma anche il loro contrario, c’è ogni dato ma anche il suo "antidato", dove alcuni sono stupidi ed altri sono convincenti e che tuttavia non possiamo far decidere agli esperti, perché per ogni esperto c’è un antiesperto che risulta essere altrettanto bravo.
La risultante diventa il dubbio, l’incertezza.

Per Kevin non si ha più la possibilità di affidarsi ad un’autorità ma si è costretti a crearsi da soli delle certezze che di per se costringono a presumere sempre più spesso che quanto si conosce può essere sbagliato.
Di conseguenza la capacità di accettare l’incertezza diventa uno dei cambiamenti maggiori e l’incertezza ha dei tratti in comune con la liquidità, perché il modo di pensare non è più statico ma diventa fluido, liquido, come una voce di Wilkipedia. Si cambia opinione più spesso, gli interessi nascono e muoiono rapidamente, si è meno interessati alla "Verità" ma si è più interessati alle "Verità".
Per lui trovarsi connesso a internet crea la sensazione di essere in una rete che cerca di costruire qualcosa di attendibile partendo da elementi non attendibili ed in questo tentativo continuo tutto risulta essere a metà, provvisorio dove c’è un grande spazio disponibile per considerare tutte le alternative.

In mezzo a questo fluttuare la sensazione è quella di sognare ad occhi aperti.
Il pensare, l’attenzione, la capacità di cercare informazione si frammenta in pezzi sempre più piccoli contenuti in una mente sovraccarica di informazioni.
Qui avviene che il frammentato si contrae, scomponendosi nel fascino di minuscole interruzioni, di album musicali spezzetati, di film che diventano trailer, di messaggi che diventano solo un cinguettio di Twitter e di saggi scientifici che si trasformano in citazioni su Google.
Kevin dice di nuotare beatamente in questo oceano di frammenti e, sognando ad occhi aperti, si accorge che sta pensando in modo diverso.

Un pensiero più attivo, sempre meno contemplativo, dove al posto di cercare una risposta a tutti i costi si comincia a fare base sulla propria ignoranza.
C’è quindi la libertà di cercare senza falsi pudori, fare domande, analizzare i dati, prendere appunti, impadronirsi veramente dell’argomento.
Le idee vengono messe in pratica invece di essere oggetto di riflessione.

In tutto questo andare il tempo assume un’altro ritmo e la capacità di attenzione è cambiata.
Quello che si pensa siano nanosecondi impiegati a leggere messaggi od a spostarsi da una pagina all’altra, da un sito all’altro, sono invece ore intere di una giornata che si ripetono, continuamente, giorno per giorno, giorno dopo giorno, diventando la vita che scorre. Diventando il proprio modo di pensare giornaliero che, senza che ci si accorga ed in maniera non evidente, subisce nel tempo il cambiamento.

Kevin ammette infine che la rete con la sua intera matassa di connessioni è come un libro che stiamo appena imparando a leggere ed il fatto di sapere che questa cosa esiste e che la si usa continuamente, ha cambiato il suo modo di pensare.

Io dal mio piccolo non penso di essere così diverso da Kevin e, sempre e comunque dubitando della cosa giusta, ammetto anch’io che ha cambiato anche il mio modo di pensare e ... di scrivere .....

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