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Plutone Non è Più Così Lontano


15 luglio 2015 ore 11:52   di KungFuGirl  
Categoria Tecnologia e Scienze  -  Letto da 785 persone  -  Visualizzazioni: 1178

Il 13 luglio 2015 la sonda New Horizons ha rotto il suo silenzio interplanetario e ha "telefonato a casa", inviando alla NASA il messaggio che il suo passaggio vicino a Plutone era avvenuto senza incidenti. Alle 13.48.45 (ora italiana), con un anticipo di 72 secondi rispetto a quanto ci si aspettasse nella sala di coordinamento della missione, la sonda ha anche "deciso" di avvicinarsi maggiormente al corpo celeste rispetto a quanto previsto, percorrendo circa 70 Km in più; questo, almeno, secondo quanto dichiarato da Alain Stern, il coordinatore della missione.

Al di là di queste piccole "intemperanze", però, New Horizons si è comportata davvero bene ed ha subito cominciato ad inviare immagini del pianeta più lontano dal nostro sole, alla periferia del sistema solare. Plutone, per la verità, è stato "declassato" da pianeta a pianeta nano, ma la sua importanza in termini di astronomia non ne ha certo risentito. Ma perchè un pianeta può venir declassato? Come avviene questo cambiamento?


Innanzi tutto va detto che la storia di Plutone è molto recente, se la consideriamo dal punto di vista dell'osservazione umana. E' stato soltanto nel 1930 che il giovane astronomo americano Clyde Tombaugh ha scoperto questo nuovo corpo celeste, mai osservato prima, che venne chiamato "Pianeta X" fino a quando, il primo maggio del 1930, il Lowell Observatory decise di seguire il suggerimento di Venetia Burney, una bambina di 11 anni di Oxford, e di "battezzare" il nuovo scoperto con il nome di Plutone.

Plutone, la divinità dell'oltretomba del pantheon Romano, andava così a raggiungere le altre divine presenze dell'astronomia: Giove, Venere, Marte... Nel 1978 i ricercatori James Christy e Robert Harrington scoprono una piccola protuberanza che compare, a intervalli di tempo regolari, sul disco disegnato da Plutone: è un satellite - come la nostra Luna - a cui viene dato il nome di Caronte, come il leggendario traghettatore delle anime dei morti nell'Ade. Mano a mano che la ricerca scientifica procede, si scopre che il cielo attorno a Plutone è tutt'altro che vuoto: gli scienziati della Johns Hopkins University di Baltimora annunciano, nell'ottobre del 2005, di aver scoperto altre due lune, oltre al già noto Caronte, chiamate Notte ed Idra.

Plutone Non è Più Così Lontano

Mano a mano che ci avviciniamo ai nostri giorni, ecco nuove scoperte: nel 2011 e nel 2012 vengono scoperti altri due satelliti grazie alle attente osservazioni di Hubble, satelliti che vengono chiamati, sempre con riferimento all'antico regno dei morti greco, Stige e Cerbero. Nel frattempo, poco distante (in termini astronomici, si parla di migliaia e migliaia di chilometri) era stata scoperta Eris, pianeta nano che non a caso venne chiamata come la dea della discordia, perchè portò parecchio scompiglio nel mondo dell'astronomia. E' proprio questa "folla" attorno a Plutone infatti che fa scricchiolare il suo status di pianeta: secondo l'Unione Astronomica Internazionale, infatti, perchè un corpo celeste sia definito "pianeta" deve orbitare attorno al Sole (e Plutone lo fa), deve essere abbastanza grande affinchè la sua gravità gli conferisca una forma sferica (ed anche in questo Plutone viene promosso) e deve avere l'orbita sgombra da altri corpi celesti di dimensioni simili.

In questo terzo punto Plutone viene "bocciato", perchè, come detto, non soltanto c'è la vicina Eris a complicare le cose, le cui dimensioni sono molto simili a quelle di Plutone, ma nella fascia di Kuiper, oltre l'orbita di Nettuno, si stima che ci siano circa 35 mila oggetti di circa 100 chilometri di diametro, molto più piccoli rispetto a Plutone ed Eris ma comunque in misura sufficiente a farli definire entrambi pianeti nani.

Plutone Non è Più Così LontanoPlutone e, in lontananza, la luminosa Eris in una ricostruzione artistica.

Una delle immagini più suggestive inviate da New Horizons ritrae una grande macchia a forma di cuore con la quale Plutone ha accolto gli osservatori terrestri; una formazione che era già nota da tempo ma della quale ora, proprio grazie alle osservazioni rese possibili dalla sonda, sarà possibile capire la composizione. Quel grande cuore è fatto di ghiaccio di metano, di monossido di carbonio, di azoto ghiacciato o addirittura di semplice - ma rarissima, nello spazio - acqua? Lo scopriremo grazie agli scienziati che, però, già ora non sanno spiegare a cosa sia dovuto il colore inaspettatamente rossastro del pianeta nano.

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