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Un Restauro Che è Un Capolavoro, La Pietà Di Michelangelo


31 gennaio 2011 ore 05:40   di kekere  
Categoria Tecnologia e Scienze  -  Letto da 750 persone  -  Visualizzazioni: 1294

Era la mattina di Pentecoste, 21 maggio 1972, nella Basilica di San Pietro a Roma, come sempre un gruppo di fedeli e turisti sostava davanti alla prima cappella a destra per ammirare lo splendore della Pietà di Michelangelo.

Da più di cinquecento anni la statua di marmo che raffigura la Vergine col Cristo fra le braccia è oggetto di intensa devozione, ed ammirata anche quale inestimabile opera d'arte: intere generazioni hanno contemplato la squisita lucentezza del marmo, la delicata modellazione del corpo del Cristo, la tenera rassegnazione espressa dalla palma sinistra rivolta all'insù della Madonna e la solenne bellezza del suo giovane volto dolente.


All'improvviso, si levò un gran clamore, mentre un uomo armato di martello scavalcava la balaustra dell'altare e vibrava all'impazzata 15 colpi sulla statua, prima che un vigile del fuoco che si trovava per caso nella Basilica riuscisse ad immobilizzarlo.

Un Restauro Che è Un Capolavoro, La Pietà Di Michelangelo

La polizia identificò il pazzo in Laszlo Toth, un australiano di originr ungherese, di 34 anni, che odiava le donne ed era convinto che Dio gli avesse ordinato di uccidere la Madonna.
La cappella in cui era custodita la Pietà offriva uno spettacolo orrendo le dita della mano sinistra erano frantumate ed il braccio spezzato al gomito ed al polso.
La punta del naso era schizzata via, la guancia sinistra ed il velo apparivano scheggiati in vari punti, una palpebra era orrendamente danneggiata.
Una cinquantina di frammenti di marmo erano sparsi sul pavimento insieme a 150 schegge più piccole ed una moltitudine di granelli simili a polvere.
Quando si sparse la notizia, il mondo intero fu scosso da un'ondata di dolore e di sdegno.
Espressioni di rammarico, consigli ed anche contributi di denaro arrivarono in Vaticano da parte dei cristiani, di ebrei, di musulmani e di atei.

Un Restauro Che è Un Capolavoro, La Pietà Di Michelangelo

- Un restauro perfetto non sarà possibile - scriveva il quotidiano Il Tempo.
Tra il Maggio e l'Ottobre del 1972 i restauratori lavorarono nel laboratorio dei Musei Vaticani situato dietro la Basilica.
I primi giorni furono impiegati a vagliare classificare i circa 200 frammenti ritrovati.
Questo lavoro di estrema pazienza fu affidato a Ulderico Grispigni, un abile tagliatore di marmo e specialista in calchi di gesso, ed a Francesco Dati, un esperto restauratore di ceamiche e bronzi antichi.
Una busta arrivò dall'America contenente un frammento di un centimetro quadrato, ed altri furono riportati a mano.
Per sostituire i pezzi mancanti, Federici ed il biochimico dottor Nazzareni Gabrielli si misero cercare un materiale che riproducesse fedelmente il colore, la trasparenza e la durezza originali del marmo, e che solidificandosi assumesse la forma esatta di un complicato stampo.
Il compito di ricreare i frammenti mancanti fu affidato a Giuseppe Morresi, un uomo dalle dita agilissime che ha l'hobby di costrure modellini di navi.
Il tempo passava mentre i restauratori portavano a compimento la loro opera di restauro della Pietà di Michelangelo, e finalmente il Giorno dell'Annunciazione, 25 marzo 1973, la statua fu di nuovo posta all'ammirazione dei fedeli.
E' una tragica ironia che si debba ammirare il sereno volto della Madonna attraverso uno schermo di vetro a prova di proiettile.
Viviamo in un'epoca violenta, ma anche in un epoca in cui alcuni uomini amanti della pace lavorando con devozione e tecnica, possono restituire al mondo una bellezza che si temeva perduta per sempre.

Un Restauro Che è Un Capolavoro, La Pietà Di Michelangelo

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Commenti

 

Articolo splendido (ma sai che sono una tua ammiratrice... mi piace molto come scrivi e ciò di cui scrivi!), complimenti. Le solite 5 stelle per te. Mi ha molto colpita la vicenda della busta con il frammento inviata dall'America, così come quella della raccolta di fondi che ha coinvolto genti delle più diverse fedi religiose. Questo restauro, oltre che dell'indubbia capacità di restauratori e di quanti hanno prestato le loro competenze e passione, è frutto anche della collaborazione e dell'unione di tanta gente comune.

Inserito 2 febbraio 2011 ore 10:16
 

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