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Vita Nel Sistema Solare: I 'miraggi' Di Marte Dal 1877 Al 2011


21 giugno 2011 ore 22:08   di chucara2000  
Categoria Tecnologia e Scienze  -  Letto da 1124 persone  -  Visualizzazioni: 1836

Intorno alla metà del 1800 la discussione scientifica sulla possibilità di vita extraterrestre era molto accesa. Ricercatori, scienziati e astronomi si contendevano le ultime scoperte per poter confermare o confutare una teoria, tutti comunque concentrati a far valere le proprie opinioni, senza alcuna prova fisica dell’esistenza di forme di vita extraterrestre, si divulgavano teorie su popoli che abitavano altri mondi in prossimità della Terra.

Un esempio è l’opera di Jakob Lorber, il quale era fortemente convinto che la Luna era abitata da un popolo, i Seleniti, che vivevano all’interno di cunicoli. Secondo Lorber la Luna aveva due facce totalmente diverse: quella rivolta sempre verso la Terra arida e “spugnosa”; il lato oscuro, mai visibile dalla Terra invece nascondeva un mondo del tutto simile al nostro pianeta ed era abitato da esseri intelligenti.


Anni frenetici, eccitanti, fatti di scoperte sorprendenti e teorie a dir poco allucinanti, dovuti ad una tecnologia osservativa che definirei primitiva rispetto ad oggi, ma appunto per questo ha dato frutto alle più sorprendenti e fantascientifiche ipotesi tese a dimostrare l’esistenza di popoli extraterrestri all’interno del nostro sistema solare.
Abbandonate le teorie sui Seleniti - anche se ancora oggi una nicchia di ricercatori è convinta di aver trovato “strutture artificiali” sul nostro satellite e addirittura di una enorme astronave abbandonata - i ricercatori si soffermarono su un altro corpo celeste presente nel sistema solare, senza immaginare che il “mito” sarebbe arrivato fino ai giorni nostri. Parliamo di Marte, il misterioso pianeta rosso.

Le prime osservazioni del pianeta rosso risalgono in realtà al Seicento, grazie al fisico olandese Christiaan Huygens, il quale disegnò una delle prime mappe del pianeta. Ma è solo nella seconda metà dell’Ottocento che, grazie all’assiduo lavoro di osservazione condotto dall’italiano Giovanni Virginio Schiapparelli, il pianeta Marte salta all’onore della cronaca con la scoperta di presunti “canali” (gli ormai famosi, quanto inesistenti, canali di Marte) che collegavano diversi punti del pianeta.

Vita Nel Sistema Solare: I 'miraggi' Di Marte Dal 1877 Al 2011

Tale scoperta venne presa dalla comunità scientifica con l’ovvio scetticismo in quanto si iniziò a parlare dei canali di Marte associandoli a delle presunte popolazioni che abitavano il pianeta e si muovevano all’interno di esso immaginandone anche l’aspetto (vedi l’illustrazione che accompagnava un articolo apparso su “Cosmopolitan Magazine” nel 1908 riportata in questo articolo).

Uno dei più influenti assertori dell’ipotesi artificiale delle strutture osservate da Schiapparelli fu l’astronomo statunitense Percival Lovell che rese famosi i canali di Marte presso l’opinione pubblica. Una delle più famose dichiarazioni di Lowell risalente al 1906 diceva: “Non tutti riescono a distinguere a prima vista queste tenui strutture, anche se vengono loro indicate; riuscire poi a percepire i dettagli più minuti richiede un occhio acuto e ben allenato, e osservazioni effettuate nelle migliori condizioni possibili […]. Sono questi i canali di Marte”.
I canali di Marte tennero banco per molto tempo prima che gli scienziati riuscissero a confutare tale teoria:

Vita Nel Sistema Solare: I 'miraggi' Di Marte Dal 1877 Al 2011

- Nel 1877 Schiapparelli, dall’osservatorio di Brera (Milano), con un telescopio da 20cm, fece la prima osservazione visuale dei canali di Marte.
- Nel 1877 Green, dall’osservatorio di Madeira, con un telescopio da 33cm riflettore, osservò i confini della zona d’ombra senza riuscire ad osservare alcun canale.
- Nel 1877 Hall/Harkness, dall’osservatorio US Naval, con un telescopio da 66cm, scoprono le lune di Marte ma nessun canale.
- Fra il 1889 ed il 1880 Schiapparelli, sempre dall’osservatorio di Brera con telescopio da 20cm fa la prima descrizione di canali doppi sul pianeta.
- Nel 1882 Maunder, dall’osservatorio di Greenwich, con un telescopio di 71cm conferma l’osservazione di alcuni canali.
- Fra il 1886 ed il 1889 Perrotin/Thollon, dall’osservatorio francese di Nizza, con due telescopi rispettivamente da 38 e 76cm, osservazione di molti canali, prima conferma dei canali doppi di Schiapparelli.
- Nel 1888 Holden/keeler, dall’osservatoio di Lick, con telescopio da 91cm, osservazione di alcuni canali ma nessun canale doppio.
- Nel 1892 Pickering e Douglass, osservatorio Harvard Arequippa (Perù), con telescopio da 33cm, osservano Canali e “laghi” alla congiunzioni dei canali.
- Nel 1892 Barnard, dall’osservatorio di Lick, con un telescopio da 91cm, osserva alcuni canali ma nessuna linea sottile.
- Fra il 1894 ed il 1895 Lowell, Pickering e Douglass, dall’osservatorio Lowell, con telescopi da 30 e 46cm, osservano i canali presumendo che siano di origine artificiale.
- Fra il 1894 ed il 1896 l’astronomo greco Eugenios Michael Antoinadi, dall’osservatorio di Juvisy (Francia), con un telescopio di 24cm, osserva 42 canali, uno dppio, ma si accorge che il raddoppio è illusori. In primo momento conferma la teoria dei canali che confuterà nel 1909.
- Nel 1896 Cerulli, dall’oservatorio di Teramo (ITA), con un telescopio da 39cm, confuta le teorie dei canali bollandoli come illusione ottica, ma le teorie sui canali artificiali di Marte resisteranno ancora per oltre un decennio.
- Nel 1905 Lampland, dall’osservatorio Lowell, con un telescopio da 61cm, ottiene la prima foto dei canali di Marte.
- Nel 1907 Todd e E. Slipher, da un osservatorio in Cile, ottengono una nuova foto dei canali di Marte.
- Nel 1909 Antoinadi, dall’osservatorio Meudon, con un telescopio da 84cm, risolve il mistero dei canali di Marte.
- Nel 1909 Hale, dall’osservatorio su Monte Wilson, con un telescopio da 144cm riflettore, osserva più dettagliatamente la superficie marziana senza rilevare alcun canale. Finisce il mito dei canali di Marte in attesa di future speculazioni.
- Nel 1924 nuove speculazioni: Trumpler, dall’osservatorio di Lick, con un telescopio da 94cm (osservazione visuale e fotografica) afferma di aver trovato strisce di vegetazione su Marte.

Nasce dunque una nuova e suggestiva ipotesi, su Marte è presente la vita sotto forma di vegetali. Tale ipotesi è ancora oggi sostenuta da alcuni ricercatori, nonostante il pianeta sia sotto la lente d’ingrandimento degli scienziati di tutto il mondo con satelliti orbitanti e laboratori-robot atterrati sul pianeta con il risultato di aver trovato in Marte un pianeta deserto.
Nel 1928 fu pubblicato un articolo, sotto forma di resoconto di un convegno, dall’autorevole New York Times con sottotitolo “Eminenti astronomi spiegano perché siano convinti che ci sia vita sul favoloso Pianeta Rosso”: l’articolo forniva le convenzionali teorie secondo cui Marte sarebbe un pianeta morto ma lasciando passare l’idea che molti scienziati fino a quel momento scettici si stavano sempre più convincendo che, considerato tutto, la vita facesse parte dell’enigma marziano.

Nel 1955 Gerard P. Kupier affermò: “l’ipotesi dell’esistenza di piante sembra essere tuttora la spiegazione più soddisfacente delle variegate sfumature di macchie scure e dei complessi cambiamenti stagionali e secolari che in esse si osservano”. Kupier aveva tutti i motivi per sostenere questa tesi visto che nel 1947 era stato proprio lui a scoprire del biossido di carbonio (CO2) nell’atmosfera di Marte, una scoperta di rilevanza biologica, visto che questo gas svolge un ruolo fondamentale per la fotosintesi.

Kupier aveva sbagliato sulle macchie scure di Marte, affermando che si trattava di vegetazione ma le sue teorie non sono risultate del tutto peregrine, viste ai giorni nostri. Una dichiarazione in particolare ci ha colpito ed è di fondamentale rilevanza oggi nella ricerca di vita extraterrestre: “Se si riuscisse a dimostrare che la vita esistente negli unici due pianeti del Sistema solare che sono in qualche modo di sostenerla, si sarebbe tentati di concludere che, dopo un periodo di tempo adeguato, la vita si svilupperà spontaneamente ovunque esistano le condizioni favorevoli. Dal momento che esiste un gran numero di sistemi planetari, la vita non sarebbe un’eccezione nell’Universo”.

Oggi, oltre ai molti sistemi planetari abbiamo fatto tante scoperte, acqua ovunque nel sistema solare, pianeti extrasolari, sistemi planetari sparsi come sabbia in tutto l’universo; scoperte nuove forme di vita sulla Terra in condizioni più estreme che in alcuni pianeti; scoperti pianeti “gemelli” della Terra per caratteristiche che potrebbero ospitare la vita, pianeti del sistema solare che potrebbero ospitare forme di vita al loro interno, e così via.

Nel 1960 la NASA incluse nei suoi programmi spaziali la ricerca di vita extraterrestre su ordine dell’allora primo amministratore T. Keith Glennan che nominò un comitato consultivo per le Scienze Biologiche invitando la NASA a sviluppare, oltre al tradizionale coinvolgimento a sostegno dei voli spaziali con equipaggi umani nel campo della medicina spaziale, anche “delle ricerche sugli effetti dell’ambiente extraterrestre sugli organismi viventi, inclusa la ricerca di vita extraterrestre.

Nel 1976 cambia tutto, una nuova “scoperta” irrompe prepotentemente nella scena marziana. Il 25 luglio del 1976 infatti, l’orbiter della “Viking 1” riprese nella regione di Cydonia Mensae una struttura incredibile ed enorme, una struttura di 5 Kmq raffigurante un volto dalle sembianze umanoidi. Il 2 agosto 1976 fu dedicato un servizio sul giornale “Il Tempo” di Roma dove il lungimirante redattore bocciava la “faccia” come “un gioco di luci ed ombre sul complesso roccioso che sortisce l’immagine di un gigantesco volto umano”.

Vita Nel Sistema Solare: I 'miraggi' Di Marte Dal 1877 Al 2011

Dell’“affeire Cydonia” si occuparono due ricercatori italo-americani, Di Pietro e Molenaar. I due ricercatori, oltre alla faccia marziana, nella valle di Cydonia avevano notato anche delle formazioni piramidali ed ecco la loro dichiarazione: “Sembrano scolpite. Non vogliamo arrivare a conclusioni azzardate : è evidente, però, che ci troviamo di fronte a qualcosa di molto insolito, per cui occorrono ulteriori studi”.

Nel 1977 Norman H. Horowitz suggerisce che abbandonare il “rasoio di Ockham” sarebbe affascinante ma non porterebbe alla verità, affermando: “E’ impossibile dimostrare che una qualunque fra le reazioni rivelate dagli strumenti del Viking non avesse un’origine biologica. E’ egualmente impossibile provare, a partire dai risultati degli esperimenti del Viking, che le rocce osservate sul luogo di atterraggio non fossero organismi viventi, solo per caso simili a rocce. Se si abbandona il rasoio di Ockham, il campo resta aperto a qualsiasi fantasia. Secoli di esperienza umana, però, ammoniscono che un tale modo di procedere non porta alla verità”.

Horowitz aveva ragione in quanto le successive missioni hanno dimostrato che le rocce non sono altro che rocce, non trovando alcuna forma di vita, anzi. La NASA sembra quasi aver giocato con i ricercatori che si dicevano convinti dell’origine non naturale della faccia di Marte senza mai fornire le prove inconfutabili che la Viking 1 aveva fornito un’immagina a bassisimi risoluzione e quanto ripreso non era altro che un gioco di luci ed ombre, quasi ad alimentare il mito o forse perché non aveva le prove.

Alla fine degli anni Novanta iniziano ad arrivare le risposte e Marte “perde la faccia” e le strutture “artificiali. Secondo la NASA la foto fornita dal Viking 1 era stata scattata con il sole basso e con una risoluzione bassa. Le sembianze antropomorfe della “faccia” erano dunque date dalla combinazione di questi due fattori, Angolo d’illuminazione e risoluzione bassa che ammorbidisce le irregolarità della superficie.

Nel 1998 e nel 2001 la sonda Mars Global Surveyor e nel 2002 la sonda Mars Odyssey fotografano la valle di Cydonia con una luce differente e come per incanto la faccia di Marte è sparita facendo gongolare i detrattori delle teorie extraterrestrialiste pubblicate fino a quel momento. Come un vero tzunami le due sonde hanno spazzato via quasi un trentennio di speculazioni sul volto marziano.

Il 21 settembre 2006 è l’ESA ha dare l’ultima picconata alle strutture marziane, infatti l’ente spaziale europeo rende pubbliche nuove immagini ad altissima risoluzione della valle di Cydonia (ogni pixel equivale a 14 metri) dove appare chiara l’origine naturale della cosidetta “faccia” e delle altre strutture presenti nella valle e considerate artificiali.
Sembrava tutto finito, Marte tornava ad essere un pianeta studiato dalla scienza, lontano dai clamori. La notizia del ritrovamento di alberi su Marte, a circa 400 km da uno dei suoi poli ha avuto vita brevissima in quanto si è quasi immediatamente data risposta al mistero: sbuffi di anidride carbonica ghiacciata provocati dall’innalzamento della temperatura della stagione primaverile.

2011: Il nuovo scoop marziano non si fa attendere ed arriva da due ricercatori indipendenti i quaqli hanno scandagliato in lungo ed in largo il Pianeta rosso grazie al supporto di “Google Mars”. Il primo a trovare qualcosa di “interessante” è un astronomo dilettante, tale David Martines che ha trovato una curiosa immagine, da lui battezzata “Bio-stazione Alpha”, che raffigurerebbe una struttura artificiale bianca, una base aliena.

Vita Nel Sistema Solare: I 'miraggi' Di Marte Dal 1877 Al 2011

Altre immagini ci arrivano da un ricercatore indipendente italiano, Matteo Ianneo, che (a parte la discutibile collezione di volti) diffonde un’immagine ottenuta sempre tramite navigazione su “Google Mars” di una struttura scura che lui considera artificiale dagli angoli perfettamente squadrati.

Vita Nel Sistema Solare: I 'miraggi' Di Marte Dal 1877 Al 2011

Per quanto riguarda l’immagine della “Bio-stazione Alpha” di David Martines, si sono espressi diversi esperti ed hanno sentenziato che si tratta semplicemente di pixel corrotti. L’immagine di Matteo Ianneo invece, consigliamo di osservarla prima da un’altitudine più elevata rispetto alla jpg diffusa su internet, per vedere chiaramente che si tratta di una formazione di origine naturale. Aspettiamo con ansia il prossimo mistero marziano, con la speranza di trovare una risposta definitiva sul passato di Marte.

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Commenti

 

w.o.w. complimenti per l'articolo!

Inserito 21 giugno 2011 ore 23:47
 
  • Il Prof
    #2 Il Prof

Articolo molto interessante ed estremamente approfondito, i miei complimenti! Purtroppo qualche errore di battitura mi impedisce di assegnarti 5 stelle. Complimenti davvero, comunque!

Inserito 22 giugno 2011 ore 08:45
 

Mi accodo a quanti si sono già complimentati con te. Articolo molto interessante e ben scritto! 5 stelle da me. :-)

Inserito 22 giugno 2011 ore 20:21
 
  • Pellicano35
    #4 Pellicano35

Complimenti per questo articolo dettagliato ma .. ho guardato ed esaminato la scoperta di IANNEO e devo dire che a mio parere con i miei strumenti essendo un fisico credo proprio che MATTEO IANNEO non si sbagli a definire quei 3 elementi artificiali anche perchè sono gli unici a presentare forma geometrica con angolatura di 90° successiva. Gli altri nella zona non hanno la stessa struttura e si presentano in modo non dettagliato.Complimenti al sig .Ianneo vedo che lei ha molto talento.

Inserito 23 giugno 2011 ore 00:48
 

Ciao Pellicano35, da chimico a fisico: sarei curioso di sapere quali "strumenti" hai utilizzato per vedere strutture artificiali in quella foto, anche perché quei tre elementi che citi li abbiamo segnati noi, mentre Ianneo dice che è artificiale SOLO quello del centro, che abbiamo ingrandito! Quindi hai visto strutture artificiali, con i tuoi "strumenti", dove nessuno aveva dichiarato esserci. Gli altri due punti segnati volevano dimostrare appunto che erano la stessa cosa e tu, in qualche modo, lo stai confermando. Grazie!

Inserito 23 giugno 2011 ore 11:49
 

Grazie Daniele. Grazie KungfuGirl, anche i tuoi articoli sono interessanti! ;-)

Inserito 23 giugno 2011 ore 12:04
 

Grazie "il Prof", per motivi di tempo non rileggo quello che scrivo e non uso "correttori automatici". Ecco la citazione correta di Kupier: 'Se si riuscisse a dimostrare che la vita esistente negli unici due pianeti del Sistema solare che sono in qualche modo IN GRADO di sostenerla, si sarebbe tentati di concludere che, dopo un periodo di tempo adeguato, la vita si svilupperà spontaneamente ovunque esistano le condizioni favorevoli. Dal momento che esiste un gran numero di sistemi planetari, la vita non sarebbe un'eccezione nell'Universo'.

Inserito 23 giugno 2011 ore 12:06
 

Sono felice di vedere che questo articolo è stato citato nel libro "La verità sui Cerchi nel Grando: Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile" Di Leonardo Dragoni.

Inserito 9 novembre 2011 ore 00:19
 
  • LA PAREIDOLIA
    #9 LA PAREIDOLIA

Non si tratterebbe di una pareidolia il volto di gandhi ma di una città antica date un occhiata. http://www.americannewsmagazine.com/2011/11/ancient-ancestors-cities-on-mars-says-italian-matteo-ianneo/matteo-ianneo-1/

Inserito 19 novembre 2011 ore 21:32
 

Ma stai scherzando? A questo punto non possiamo più parlare nemmeno di illusioni ottiche o di pixel corrotti... se vogliamo giocare a "trovare forme nelle nuvole" giochiamo, se parliamo seriamente di Marte evitiamo queste news "incommentabili"!

Inserito 19 novembre 2011 ore 23:49
 

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