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Dolomiti: La Salita Alla Tofana Di Rosez


25 novembre 2009 ore 18:01   di PaidToWrite  
Categoria Viaggi e Turismo  -  Letto da 261 persone  -  Visualizzazioni: 603

Se è vero che le Dolomiti sono il terreno d’elezione per le vie ferrate, allora bisognerebbe riconoscere quella dedicata a Giovanni Lipella sulla Tofana de Rosez come il non plus ultra per gli amanti di questo genere di escursionismo (compreso il sottoscritto).

I 1400 metri di funi metalliche dedicati all’irredentista trentino, che si snodano sulle cenge e i ripidi salti rocciosi del versante ovest della Tofana, riassumono tutte le caratteristiche dei più ambiti percorsi attrezzati delle Alpi Orientali: un lungo itinerario con passaggi di ogni tipo, un accesso facile dai sottostanti declivi prativi e la possibilità di aggirarsi tra le testimonianze dei combattimenti tra italiani e austriaci risalenti alla prima guerra mondiale.


I requisiti per primeggiare in una ipotetica classifica, insomma, ci sarebbero tutti. Ma per non accendere lunghi e faticosi dibattiti – che nel mondo alpinistico, si sa, rischiano di diventare infiniti – cerchiamo di limitarci a una presentazione obiettiva, lasciando al lettore ogni giudizio di merito.

Dolomiti: La Salita Alla Tofana Di Rosez

La via ferrata Giovanni Lipella, tra quelle presenti nel gruppo delle Tofane, è considerata la più impegnativa e la più “alpinistica”. Nonostante il dislivello modesto (circa 800 metri), presenta uno sviluppo considerevole, che si snoda per lunghi tratti in traverso lungo l’articolato sistema di cenge che contorna il versante occidentale della montagna. Ci vogliono esperienza e allenamento per superare i tanti salti di roccia che ostacolano il cammino, ragion per cui è bene prestare fede al cartello posto all’attacco che consiglia la salita solo agli esperti .

Che non sia un percorso come tanti lo si verifica subito, al momento di accendere la torcia frontale che permette di addentrarsi nelle viscere del Castelletto. La “tragica roccia”, come la definiva Antonio Berti nella “Guida dei Monti d’Italia”, che oggi è una gita frequentatissima a metà tra la speleologia e una via ferrata. È infatti attraversando il mezzo chilometro di meandri rocciosi della vecchia galleria militare che si guadagnano i primi 150 metri di dislivello. All’uscita una targa in memoria di Giovanni Lipella segnala l’inizio vero e proprio della ferrata, che continua sfruttando vecchi percorsi e camminamenti della guerra. L’idea di collegarli tra loro, con quasi un chilometro e mezzo di cavi metallici, venne ad alcuni cortinesi nel 1967. Erano gli anni del boom economico e la stagione d’oro delle vie ferrate stava cominciando.

Informazioni sulla via ferrata:

Difficoltà: molto difficile
Dislivello: 800 metri
Tempo di salita: 5 ore
Tempo di discesa: 1 ora e 30 al rifugio Giussani (2561 m.); 2 ore e 30 al rifugio Dibona (2083 m.)
Attrezzatura: normale da ferrata e una torcia elettrica
Partenza: Rifugio Dibona

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