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Firenze, Patrimonio D' Arte - Parte I


26 gennaio 2012 ore 21:39   di europe  
Categoria Viaggi e Turismo  -  Letto da 529 persone  -  Visualizzazioni: 996

Nove secoli prima di Cristo genti italiche di cultura villanoviana si insediarono là dove l'Arno riceve il Mugnone, ma solo i Romani conferirono al sito una vera fisionomia urbana. La navigabilità dell'Arno e la vicinanza della Via Cassia favoriorono lo sviluppo di Florentia, che nel III secolo contava più di 10.000 abitanti. Bizantini e Longobardi in seguito dominarono una città modesta, cui la dinastia carolingia restituì dignità intellettuale ed economica. La successiva, straordinaria crescita demografica della città impose, nel 1173, la costruzione di mura più ampie, rispetto alla dantesca cerchia antica voluta da Matilde di Canossa nel 1078 e comprensive della sponda sinistra dell'Arno.

“Alta Fior Sempre Granata”
Nel corso del Duecento, mentre infuriavano le lotte fra le fazioni guelfe e ghibelline e fra il popolo grasso e il popolo minuto, i successi del commercio e delle banche garantirono alla città un indiscusso primato e promossero un impetuoso arricchimento monumentale e culturale: Firenze “granata”, colma di frutti, nelle parole di Guittone d'Arezzo (1235-94). Sullo scorcio del secolo la cittàè una fucina d'arte e di idee nuove in cui lavorano fianco al fianco e con la stessa tensione innovativa Cimabue, Arnolfo di Cambio e i poeti dello Stilnovo. Il governo era intanto sempre più saldamente nelle mani dei mercanti e degli artigiani, raggruppati in corporazioni chiamate Arti.
I priori o “signori” delle Arti fiorentine, nel 1293 concentrarono nelle loro mani poteri politici, giudiziari e diplomatici. Duravano in carica solo due mesi e non potevano ricevere nessuno, se non in pubblica udienza.


Nel 1252 la città cominciò a battere una propria moneta d'oro, il fiorino, e i cambiatori fiorentini dominavano il mercato europeo del credito bancario: da tale ricchezza nacquero, fra il 1296 e 1299, il palazzo della Signoria e il duomo, anch'esso finanziato dall'erario pubblico e non dalla Chiesa, e quindi orgogliosa espressione della nuova identità cittadina.

“Sfiorata Fiore”
Le orgogliose aspettative di un ulteriore sviluppo furono drammaticamente infrante nel secolo seguente: la peste del 1348, immortalata da Boccaccio nel Decameron, è solo il più grave di una serie di eventi luttuosi (l'incendio del 1306, la carestia del 1315-17, l'alluvione del 1333) che decimarono la popolazione e prostrarono l'economia. Questo però fu anche il secolo in cui Dante e Giotto rivoluzionarono poesia e pittura inventando un nuovo linguaggio e nel quale, poco più tardi, Boccaccio rappresentava una “commedia umana” realistica e di acuta intelligenza.

Nell'ultimo quarto del secolo, tuttavia, cominciò a respirarsi un'aria nuova: quella degli studia humanitatis, quando Firenze divenne la culla dell'Umanesimo civile, esaltando dopo il fallimento della rivolta dei cardatori e pettinatori della lana, i Ciompi (1378), le libertà repubblicane. Intanto, la ripresa economica e l'espansione dei domini territoriali rischiaravano all'orizzonte l'alba del Quattrocento, la nascita della luminosa stagione rinascimentale con Brunelleschi, Donatello e Masaccio.

Il periodo Mediceo
I conflitti interni all'oligarchia dei banchieri e dei mercanti facilitarono l'ascesa al potere (1434) di Cosimo de' Medici (Cosimo il Vecchio) che regalò alla sua famiglia tre secoli, non sempre pacifici e gloriosi, di egemonia sulla città. Con il nipote Lorenzo, detto il Mgnifico (1449-92), trionfarono l'Umanesimo platonizzante e il Rinascimento nelle più diverse forme: la personalità carismatica e la brillante cultura del nuovo signore furono i catalizzatori del più esplosivo e fecondo movimento d'ingegni ed artisti che l'Italia abbia mai conosciuto. La committenza privata assunse allora un ruolo predominante e il suo emblema divenne il palazzo.

Il Quattrocento si chiude sotto il segno della restaurazione repubblicana, preparata dalle prediche fustigatrici di fra Savonarola e artrefice dei “bruciamenti delle vanità”. Per invitare i fiorentini a purificarsi, Savonarola fece erigere in piazza della Signoria roghi in cui si gettavano gioielli, libri, oggetti preziosi e opere d'arte troppo “pagane”. Le sue tremende profezie e i suoi strali contro i corrotti, dopo aver infiammato il popolo, gettarono tra le fiamme lo stesso frate: il 23 maggio 1498, in quella stessa piazza, fu allestito il rogo a lui destinato. Nel breve intermezzo repubblicano Firenze vide il ritorno di Leonardo e Michelangelo, le teorie geniali di Machiavelli, l'arrivo del giovane Raffaello e, dopo il 1520, il manierismo del Pontormo e di Rosso Fiorentino. Cosimo I, dal 1537 saldo al potere sotto l'egida spagnola e dal 1569 primo granduca di Toscana, impresse alla città ( che a quel tempo contava 60.000 abitanti) i segni del proprio assolutismo affidando al Vasari la creazione degli Uffizi e la trasformazione di Palazzo Vecchio in residenza ducale. Il suo regno coincide con l'ultimo periodo di primato cittadino; nel Seicento gli apporti artistici più rilevanti vengono infatti da fuori Firenze e solo la scienza è illuminata dalle scoperte di un grande e sfortunato toscano: Galileo Galilei.

Il governo Illuminato
Estinta la dinastia medicea, nel 1737 il potere passò ai granduchi di Lorena che, seguendo le istanze progressiste dei philosophes e del “secolo dei Lumi”, vararono un ampio piano di riforme economiche, amministrative e civili. Dopo il congresso di Vienna, la tolleranza ereditata dall'illuminismo fece di Firenze un ideale luogo d'incontro dei liberali moderati, dal cui dibattito nacque l'Antologia, la più importante rivista italiana del Risorgimento: Leopoldo II, l'ultimo granduca, tuttavia impose la restaurazione anche nell'arte. Futuro imperatore col nome di Leopoldo II, l'arciduca fu un sovrano illuminato e durante il suo regno (1765-90) Firenze divenne uno dei fari della nuova cultura in Italia: in ossequio alle teorie fisiocratiche e liberiste, abolì i vincoli all'esportazione dei grani fuori del granducato e quelli relativi alla trasmissione della proprietà fondiaria, riordinò il sistema fiscale, varò una riforma della legislazione criminale che aboliva la tortura e la pena di morte, incentivò gli studi di economia e agraria dell'Accademia dei Georgofili.

Capitale d'Italia
Proclamata capitale d'Italia nel 1865 ( lo fu fino al 1870), Firenze si trovò nell'urgenza di modificare un assetto urbanistico inadeguato al suo nuovo ruolo. Assunse quindi la struttura di un cantiere, per ampliarsi e aprirsi al territorio e alla collina: le mura trecentesche divennero viali di circunvallazione, furono sistemati i lungarni e creati piazzale Michelangelo e il viale dei Colli. Il progetto di risanamento del centro continuò anche dopo il 1871, quando ebbe luogo la demolizione del Mercato Vecchio, del ghetto e di nobili edifici; con il nuovo secolo, il ruolo del turismo si fece sempre più determinante, non più di stampo elitario come nel caso del Grand Tour settecentesco ma già pronto ad identificarsi, con il passare del tempo, nel fenomeno dilagante che ha portato Firenze ad essere scelta come una delle mete più significative di tutta Italia. In tale contesto socioambientale, la città si ampliò a lungo senza controllo, in un quadro di sviluppo scarsamente organico, che proseguì anche dopo la disastrosa esondazione dell'Arno (1966), causa di incommensurabili danni al patrimonio artistico conservato in chiesee musei e agli stessi edifici che custodivano tali tesori.

Il volto attuale
gli oltre sei milioni di turisti che visitano annualmente Firenze hanno fatto lievitare il terziario stringendo la città nella morsa del traffico automobilistico e pedonale. Nonostante il disagio conseguente, il capoluogo gigliato dimostra ancora tutta la sua vitalità di rilevante polo culturale e mondano, eletto a sede di varie università e di istituti di cultura italiani e stranieri.

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Commenti

 

non possiamo che fale i nostri complimenti, i suoi articoli sono straordinari.

Inserito 26 gennaio 2012 ore 21:50
 

Tanti tanti Tanti Complimenti per il suo lavoro!

Inserito 26 gennaio 2012 ore 22:17
 

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