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Il Gange: Il Fascino Del Più Sacro Dei Fiumi


27 marzo 2012 ore 14:38   di spaziovendita  
Categoria Viaggi e Turismo  -  Letto da 1068 persone  -  Visualizzazioni: 1858

Le acque scintillanti del Gange, sgorgano da una caverna glaciale dell’Himalaya, la "Bocca della Mucca". Nel primo tratto del suo corso, il fiume più sacro dell’India è un impetuoso torrente chiamato Bhagirathi, dal letto profondamente incassato in una gola delle colline di Garhwal, in un ameno paesaggio di pini, cedri deodara e rododendri scarlatti.
Raggiunta la città di Devaprayag in mezzo a rupi torreggianti, le sue acque vorticose si uniscono a quelle del fiume Alaknanda. Dopo la confluenza, assunto il nome di Gange, fluisce placido, quasi costantemente verso est, finché non sfocia nel Golfo del Bengala, attraverso le numerose bocche del suo delta.
Il Gange, con i suoi 2470 km, non è uno dei fiumi più lunghi del mondo; il Nilo e il Rio delle Amazzoni, ad esempio, sono lunghi più del doppio. Nessun altro fiume, però, è altrettanto venerato: come meta di pellegrinaggi, è secondo solo alla Mecca. Gli ammalati vengono trasportati sulle sue sponde, i moribondi immersi nelle sue acque. Gli sono affidate le ceneri dei morti, e talvolta anche i cadaveri. I milioni di pellegrini indù sono convinti che i loro peccati saranno levati via dal Gange.

Il fascino del più sacro dei fiumi si è sempre esteso ben oltre l’India. Lo citano i poeti classici medievali, da Virgilio a Ovidio fino a Dante, e pare che Alessandro Magno lo ritenesse l’estremo limite del mondo. Lo scrittore inglese John Mandeville, i cui ‘Viaggi’ nel corso del ‘300 erano stati tradotti in tutte le principali lingue europee, diceva che il Gange nasceva dal paradiso e che il suo letto era ricco d’oro. Nella mitologia indiana esso era il prolungamento terrestre della Via Lattea.
Per gli Indù, il Gange non è altro che Ganga, "colei che corre veloce", la dea della purificazione. Narra la leggenda che i sessantamila figli del re Sagara furono inceneriti dallo sguardo infuriato di un saggio, come punizione per la loro arroganza. Quando più tardi un altro re, Bhagirathi, fece penitenza per la loro colpa sui monti dell’Himalaya, il dio Shiva fece scendere Ganga sulla terra, così che le sue acque potessero purificare le cenerei. La avvolse nei suoi capelli e la fece scivolare attraverso le ciocche aggrovigliate lungo le orme di Bhagirathi, verso oriente fino all’isola di Sagar, nell’attuale delta del Gange. Lì la dea purificò le ceneri dei figli di Sagara che poterono così essere ammessi in paradiso.


La tradizione delle proprietà purificatrici del Gange nasce in parte dall’effetto rinfrescante della sua acqua. Molte usanze indù sono basate sul presupposto che la forza sia calore e che, raffreddandone il calore con l’acqua, la si spenga. Quindi, l’acqua annulla il potere degli spiriti malvagi. Inoltre, le acque del Gange, hanno fama di conservarsi più fresche di quelle degli altri fiumi indiani. "Nessun microbo che si rispetti ci vivrebbe", scherzava lo scrittore americano Mark Twain. Ad esempio, a Benares (Varanasi), innumerevoli persone bevono l’acqua del Gange, e non sembrano risentirne affatto.

Il Gange: Il Fascino Del Più Sacro Dei Fiumi

Il Gange: Il Fascino Del Più Sacro Dei Fiumi

Ogni dodici anni, quando il pianeta Giove entra nella casa dell’Acquario, nella città di Hardwar ai piedi dell’Himalaya, si tiene la grande festa ‘Kumbh Mela’. Nel 2007 vi parteciparono sedici milioni di pellegrini. Invece ogni primavera sono centinaia di migliaia le persone che si danno appuntamento a Hardwar per celebrare il compleanno di Ganga. Ogni pellegrino fa scivolare in acqua una barchetta di foglie, piena di petali di calendula inzuppati di burro di bufala, e dà loro fuoco. Per tutta la notte si vedono le fiammelle fluttuare sull’acqua del fiume.

Il Gange: Il Fascino Del Più Sacro Dei Fiumi

Il Gange: Il Fascino Del Più Sacro Dei Fiumi

La città più sacra sulle rive del Gange è Benares, dove i pellegrini anziani o ammalti sperano di morire, perché qui il fiume purifica l’anima in modo tale da liberarla una volta per sempre dal penoso ciclo delle rinascite. A Benares si trovano anche i famosi ‘ghat’, gradinate di pietra che scendono in riva al fiume, estendosi per sei chilometri. Al Ghat Manitkarnika, il Ghat Ardente, i corpi dei morti vengono bruciati su pire di legno di sandalo per i ricchi, di magrosa per i poveri. I molto poveri si limitano ad appesantire i cadaveri con delle pietre, prima di gettarli in acqua. Giorno e notte, uomini appartenenti a una casta speciale badano ai fuochi del Ghat Ardente e, per tutta la notte, i cantastorie declamano le antiche epopee indù sulle sponde del fiume.

Oltre che popolate dai parrocchetti, upupe e dronghi, le rive del Gange sono infestate dagli avvoltoi, e non potrebbe essere altrimenti. Gli Indù osservanti, comunque, trovano naturale la vista di cadaveri in decomposizione: sanno che i corpi dei loro cari sono tra le braccia di Ganga, che li trasporterà fino all’isola di sagar, dove, come i figli del re Sagara, entreranno in paradiso.

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