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Il Viaggio Di Winston Churchill A Siracusa


11 novembre 2012 ore 09:26   di inpress  
Categoria Viaggi e Turismo  -  Letto da 1314 persone  -  Visualizzazioni: 1926

La vacanza di Winston Churchill a Siracusa (aprile 1955), per la popolarità del personaggio, la lunga durata, le modalità sfarzose del soggiorno e la copertura mediatica dell’evento, proiettò la città per qualche settimana in una dimensione di mondanità internazionale.

La notorietà dello statista, premio Nobel per la letteratura, l’ammirazione per la conduzione vittoriosa della Seconda Guerra Mondiale, la curiosità destata dalle recenti dimissioni da primo ministro (5 aprile) e dall’annuncio delle prime vere vacanze della sua vita, accesero i riflettori della stampa nazionale e internazionale sulla città aretusea, che in quegli anni tornava a essere meta d’interesse turistico dopo la pausa bellica e gli anni della ricostruzione.


Fu lo stesso Churchill, dopo le dimissioni, a dichiarare che avrebbe trascorso tre o quattro settimane di relax a Siracusa. Non era la prima volta che metteva piede nella città di Archimede: vi era stato già nel 1924, ne aveva conservato un piacevole ricordo e adesso vi sarebbe tornato per le prime vere vacanze della sua vita. Così, già prima del suo arrivo, Siracusa fu presa d’assalto da fotoreporter, radiocronisti, corrispondenti di quotidiani e rotocalchi, operatori di cinegiornali e televisione.

Il Viaggio Di Winston Churchill A Siracusa

L’albergo che lo avrebbe ospitato, Villa Politi, era stato costruito nel 1862 dalla ricca ereditiera austriaca Theresa Laudien e da Salvatore Politi. Era considerato fin dagli anni Trenta del Novecento il migliore albergo della Sicilia meridionale e uno dei migliori dell’isola. Danneggiato dai bombardamenti (oltre 20 milioni di lire i danni stimati nel 1945), requisito dagli Alleati fino al settembre 1944, Villa Politi era stata tra le prime strutture ricettive a rinascere nel dopoguerra, riaprendo fin dal novembre 1946 15 delle 70 camere disponibili.

All’illustre ospite e al suo seguito fu riservata un’intera ala al primo piano dell’edificio: quindici appartamenti tra stanze da letto, salotti, soggiorno, studio, sala da pranzo con terrazza panoramica e alloggi del personale. L’anziano statista avrebbe riposato nella camera n. 30, la moglie nella n. 25. Nei giorni che precedettero il suo arrivo, squadre di tappezzieri, decoratori, elettricisti lavorarono alacremente, per ricreare un ambiente confortevole e consono al gusto degli ospiti. Nello studio, per esempio, fu collocato un grande tavolo di noce e un’elegante libreria per i volumi e le carte che Churchill avrebbe portato con sé. Le pareti furono abbellite con pregevoli dipinti di soggetto religioso, prelevati per l’occasione dal Museo Bellomo. Gli ambienti riservati alla moglie, Clementine Hozier, furono arredati con mobili dell’Ottocento inglese, tappeti persiani e quadri di macchiaioli toscani. La sua stanza da letto fu ammobiliata in stile vittoriano, con tappezzerie in azzurro chiaro e grandi tele di chintz inglese a fiori. Nel salotto, furono collocati un secretaire intarsiato d’avorio, poltrone e sedie roccocò con spalliere di legno dorato, con tendaggi di morbido tulle bianco. L’incantevole giardino dell’albergo fu messo a disposizione degli ospiti per le loro passeggiate. Mentre nell’albergo fervevano i preparativi per rendere il soggiorno dello statista e del suo seguito quanto più gradevole possibile, da Londra e da Roma giunsero i dispacci ufficiali che invitavano il prefetto di Siracusa a predisporre le necessarie misure di sicurezza.

Così il 12 aprile, alle ore 15.50, Winston e Clementine Churchill atterrarono all’aeroporto di Catania con un Viscount della British European Airlines, partito da Londra quasi sei ore prima. Ironia della sorte, in Inghilterra avevano lasciato un sole splendente. In Sicilia trovarono un cielo minaccioso e umido di pioggia. Il seguito era composto da una decina di persone: tra gli altri, il segretario particolare John Colville, il valletto scozzese Jack Kirkwood, il medico personale Lord Moran e il consulente scientifico Lord Cherwell. Considerevole la quantità di bagagli: trentadue colli, tra cui un grosso fodero di cuoio per le mazze da golf, una cassetta nera contenente varie tele, pennelli e un cavalletto per dipingere, e una provvista di liquori (soprattutto whisky scozzese, cognac francese e champagne) spediti con il treno, più altri 21 valigie imbarcate sull’aereo.
Il primo a scendere dal velivolo fu proprio Winston Churchill in abito grigio chiaro, cravatta scura a farfalla, cappello nero, appoggiandosi a un bastone di malacca, seguito dalla moglie in tailleur grigio chiaro, con il braccio destro fasciato per l’artrite. Ad attenderli c’era una piccola folla di autorità. Gli ospiti salirono su quattro automobili messe a disposizione dal console inglese a Palermo John Barney e, scortati da due agenti della polizia in moto, raggiunsero l’albergo in un’ora e mezza .

Intanto, a Villa Politi era stato eretto un "muro" invalicabile di sicurezza per difendere la privacy e l’incolumità fisica dello statista. L’ex sergente di Scotland Yard Mr. Edmund Murray, oramai investito a tempo pieno del ruolo di guardia del corpo di Churchill, giunto sul posto qualche ora prima, aveva ispezionato le stanze riservate all’ex primo ministro e verificato l’efficienza delle misure di sicurezza predisposte dal questore di Siracusa. Il vialetto di accesso alla scalinata dell’albergo fu temporaneamente chiuso al pubblico e agli ospiti. Giornalisti e fotografi furono relegati su un terrazzo a lato dell’ingresso.
Quando la limousine nera su cui viaggiavano i Churchill imboccò il viale dell’albergo e si fermò proprio davanti alla scalinata, trovò ad attenderla il prefetto, il sindaco, il direttore dell’albergo Scalabrini e il viceconsole inglese di Siracusa Warden Baker. Il "vecchio leone" scese dall’auto con il sigaro tra i denti, mentre Clementine teneva un mazzo di rose scarlatte in mano, donate dalla delegazione che l’aveva accolta a Fontanarossa. L’anziano statista strinse le mani alle autorità e, tra i lampi dei fotografi, salì la scalinata dell’albergo, preceduto dal direttore. Attraverso il suo segretario, fece sapere alla stampa che durante la sua permanenza a Siracusa non avrebbe avuto contatti ufficiali, né telefonato a Londra per questioni inerenti alla politica. «Churchill è in Sicilia – dichiarò Colville – per ritemprarsi dopo anni di fatiche e per dedicarsi alla pittura, che è la sua spiccata passione». Gli ozi siracusani dello statista sarebbero trascorsi, dunque, tra escursioni nelle zone archeologiche, intervalli di pittura en plein air, qualche passeggiata con gli amici e la revisione del suo saggio sulla «Storia dei popoli di lingua inglese», prossimo alla pubblicazione. Non fu fissata, al momento, la data di partenza.

La mattina del 13 Churchill si alzò di buon’ora. I fotografi e i cineoperatori, nascosti tra le chiome degli alberi con i loro teleobiettivi, lo ripresero mentre si affacciava dal balcone dell’appartamento con un’elegante vestaglia avana. Rimase a lungo sulla terrazza a contemplare il panorama delle Latomie dei Cappuccini e della scogliera che scende a picco sul mare. Le cronache di quei giorni registrarono anche l’incidente occorso a un fotoreporter francese che, per posizionarsi più in alto, cadde da un albero e si procurò una frattura a una gamba. Churchill consumò la prima colazione nel giardino d’inverno dell’albergo, sfogliò i giornali, sbrigò la corrispondenza (gliene recapitavano circa tre chili al giorno) e dettò alcune lettere urgenti al suo segretario. Poi si ritirò nel suo appartamento per dipingere, leggere o scrivere. Il cielo piovoso e il forte vento di grecale lo costrinsero a rimanere in camera per tutta la giornata. Qui alternò ore di riposo a qualche partita a poker con i suoi collaboratori, allietati da numerosi drink. A cena, si presentò a tavola con un pigiama rosso, un’elegante vestaglia di seta scura e pantofole di cuoio con ricami arabescati.

Il secondo giorno un violento acquazzone che si abbatté sulla città. Churchill ne fu contrariato, ma commentò la forzata inattività con la consueta ironia: «Non ho mai riposato così bene come in questi giorni». A mezzogiorno ricevette la visita dell’editore Henry Luce, marito dell’ambasciatrice americana in Italia Clara Boothe Luce. L’editore, proprietario di riviste come Time, Life e Fortune, nel 1950 aveva già pubblicato le memorie di Churchill sulla Seconda Guerra Mondiale e si accingeva a stampare l’opera sulla «Storia dei popoli di lingua inglese» (pubblicata fra il 1956 e il 1959). L’americano pranzò con la comitiva e si trattenne con Churchill in privato fino alle ore 16.30 parlando dei dettagli contrattuali (lo statista era considerato all’epoca «uno degli scrittori più pagati al mondo»), della pubblicazione e della diffusione del nuovo libro. Nel frattempo Lady Clementine e il resto della comitiva, approfittando di un timido sole che faceva capolino tra le nubi, si recarono in tour a Noto per ammirare i monumenti barocchi e a Cassibile per visitare il luogo in cui fu firmato l’armistizio nel settembre 1943.

Il 15 riapparve il sole. Churchill ne approfittò per una passeggiata nella zona archeologica. Il viceconsole di Siracusa Baker, appassionato di archeologia, lo condusse alle Latomie del Paradiso, al Teatro Greco e all’Orecchio di Dionisio, mentre un cameriere lo seguiva a breve distanza con un seggiolino pieghevole e un cuscino, il cavalletto e la scatola di colori. Entrato nell’Orecchio di Dionisio, l’ex primo ministro britannico, come ogni turista che si rispetti, sussurrò qualche frase, sospirò e stracciò un foglio di carta per ricevere l’eco ingigantita di quei flebili suoni. Gli illustri ospiti furono riconosciuti e accolti con calorose manifestazioni di simpatia dai turisti. Poi la comitiva raggiunse in macchina un’altura da cui si dominava Siracusa e il suo golfo. Churchill, rapito dal panorama, si fermò a dipingere. Intanto era giunta a Villa Politi anche l’ambasciatrice americana in Italia Clara Boothe Luce, per una minivacanza di tre giorni con il marito, prima di ripartire per Roma.

All’incontro con Churchill, previsto alle ore 17.30, l’ambasciatrice si presentò con un tailleur di lana e seta chiara e un cappellino bianco. Alla domanda dei giornalisti se la sua visita avesse un significato politico, la signora Luce si chiuse dietro un sorridente no comment. Al termine dell’incontro, durato circa un’ora e mezza, la signora Luce disse di aver parlato di pittura con Churchill. Il "vecchio leone" l’aveva convinta a dipingere. «Distende i nervi – le aveva detto – e aiuta a risolvere i problemi più complicati». La cortina impenetrabile di riservatezza scatenò la fantasia dei cronisti in cerca di scoop. Un quotidiano di Palermo ipotizzò che l’oggetto della visita fosse lo sfruttamento dei pozzi petroliferi di Ragusa e la spartizione del petrolio siciliano tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Tale notizia era messa in relazione con l’arrivo del petroliere inglese McMillan della Anglo-Iranian Oil Company a Villa Politi, previsto per il 20 aprile. Non solo. Circolò la notizia che l’albergo ospitasse anche il parlamentare comunista Walter Audisio, piombato nella città aretusea per consegnare a Churchill documenti riservati e lettere compromettenti, sequestrate a Mussolini in quel di Dongo. Tra le altre indiscrezioni, c’era anche quella di una visita di cortesia degli onorevoli Scelba e Martino, in Sicilia per la campagna elettorale.

Intanto anche in Inghilterra, il primo ministro Eden aveva fissato le nuove elezioni per il 26 maggio. Churchill, appresa la notizia, fece sapere di voler abbreviare la vacanza, tonando in patria il 26 aprile, per partecipare alla nuova campagna elettorale.

Il 16 mattina, Churchill uscì dall’albergo con cavalletto, tele, colori e pennelli, per andare a dipingere all’ombra delle Latomie del Paradiso, nella Grotta dei Cordari, protetto con discrezione dalla guardia del corpo e da alcuni poliziotti. Mentre lo statista dipingeva, Clementine visitò la Cattedrale e il Museo archeologico. La signora Luce, invece, fece tappa prima all’Orecchio di Dionisio; poi, da cattolica fervente qual era, si recò in pellegrinaggio nel piccolo santuario provvisorio dov’era la statuetta della Madonnina che nel 1953 era stata vista lacrimare. Alle ore 13 gli ospiti rientrarono in albergo per il lunch a base di potage con asparagi, roast-beef, dentice lesso con maionese e pomme au vapeur, torta di crostata con fragole, panna e vini dell’Etna. L’ex premier, scrissero i giornali, riposava molto, mangiava con invidiabile appetito, beveva senza timori per il fegato e fumava un sigaro dopo l’altro.

Il Viaggio Di Winston Churchill A Siracusa

I giornali e la radio dedicavano molto spazio alla vacanza siracusana di Churchill. Anche troppo, secondo qualcuno. Il vicesegretario del Movimento sociale italiano, Pino Romualdi, fece due interrogazioni al ministro delle Poste e telecomunicazioni, il democristiano Gennaro Cassini. La prima «per conoscere se stimi opportuno e dignitoso che la radio italiana trasmetta ogni sera la cronaca pettegola delle giornate di vacanza del signor Wiston Churchill a Siracusa, con gustose interviste ai camerieri, ai segretari, al direttore dell'albergo che lo ospita e addirittura alle autorità siracusane, piene di preziosi finissimi particolari relativi al sonno, alle letture, al buono o al cattivo umore e soprattutto al menu preferito dall' illustre uomo»; la seconda «per conoscere se risponde a verità che sono stati trasportati dal Museo Bellomo di Siracusa all’albergo Villa Politi della stessa città due preziosi quadri, al fine di decorare le pareti di un appartamento affittato dall' ex primo ministro britannico Churchill», il quale, «per quanto gradito a molti italiani, resta pur sempre il primo ministro che diresse con supremo accanimento la guerra dell'Inghilterra contro l'Italia, e soprattutto l' uomo che senza alcuna generosità ma con estrema freddezza sacrificò a piccoli interessi britannici e a riconosciute cattive valutazioni politiche i legittimi e sacri interessi del nostro paese - hanno evidentemente dimenticato i doveri che riguardano i tutori del patrimonio artistico nazionale».

Sul primo punto, il Ministro assicurò che l'atteggiamento della stampa e della radio pubblica era stato «conforme alle normali consuetudini giornalistiche, e comunque giustificato dalla fama dello statista, dai buoni rapporti di amicizia con l'Inghilterra e dall' interesse che suscitava la visita dell' illustre ospite all' indomani delle sue dimissioni da primo ministro». Sul secondo punto, il direttore del Museo siracusano Agnello, chiamato indirettamente in causa, spiegò di aver ricevuto una richiesta telefonica dal capo di gabinetto del prefetto di Siracusa, dott. Fortini del Giglio, e di aver interpellato poi la Soprintendenza alle Belle Arti di Palermo, che lo aveva autorizzato a consegnare i quadri per ornare l’appartamento dell’ospite, noto estimatore dell’arte italiana. Per altro, aggiunse, non si trattava di "pezzi" pregiati ma di tele di scarso valore.

Insomma, tra visite di cortesia (il 17 ricevette una delegazione svizzera che gli consegnò una coppa d’argento con incisa la scritta «A Sir Winston Churchill, l’uomo che nel 1944 impedì l’invasione della Svizzera») e qualche scocciatura (un sedicente guaritore, noto come il Mago di Siracusa, si offrì di guarire Lady Clementine dall’artrite al braccio destro con i suoi poteri taumaturgici), lo statista si godeva la vacanza. Il 18, per esempio, era prevista una battuta di pesca in mare sul panfilo del viceconsole Baker, poi rinviata per l’avvicinarsi del maltempo. Nei giorni successivi i coniugi inglesi, nonostante il clima autunnale, partirono per una gita ai templi di Agrigento, visitando in seguito Taormina. Numerosi gli omaggi che gli furono recapitati in albergo: particolarmente gradito, tra gli altri, un quadro del pittore siracusano Giuseppe Sorano raffigurante la Grotta dei Cordari.

Churchill, nei giorni di permanenza a Siracusa, finì di dipingere ben due tele, preparandosi al colloquio con la Regina che lo attendeva al suo ritorno a Londra. Il 26, giorno fissato per la partenza, prima di lasciare l’albergo, ringraziò la direzione e il personale di Villa Politi per l’ottima ospitalità, per l’eleganza dell’arredamento del suo appartamento e per la sobria e signorile cordialità nell’accoglierlo. Salutò il prefetto, il sindaco e le altre autorità e salì con la consorte su una "1900" seguita da altre due vetture e da un camioncino che trasportava i bagagli personali. Il corteo fece tappa al cimitero inglese di Siracusa, dove Churchill depose una corona di alloro su una tomba della prima fila per rendere omaggio ai connazionali caduti nella Seconda guerra mondiale. Poi le vetture si diressero rapidamente all’aeroporto di Catania.

Sulla pista di Fontanarossa Churchill e il suo seguito erano attesi da un Viscount, pilotato dal comandante Johnson. Churchill, in completo nero e con il tradizionale sigaro, salutò le autorità – il prefetto di Catania, il questore e il comandante dei carabinieri – e salì sull’aereo che lo avrebbe riportato a Londra. Nel suo taccuino annoterà che quella era stata «la vacanza più deliziosa della sua vita di viaggiatore».

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