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In Viaggio Con Gigi: Iran (isfahan)


3 aprile 2011 ore 12:44   di gigioliviero  
Categoria Viaggi e Turismo  -  Letto da 612 persone  -  Visualizzazioni: 1335

Ciao, amici, volevo iniziare questo nuovo raccontino con due ringraziamenti. A voi, per l’immediata simpatia con cui mi avete accolto nel vostro magnifico “club”, e alla redazione, che ho scoperto subito, è davvero formata da professionisti (d’altronde basta aprire il sito e leggere le”istruzioni per l’uso” per capire subito la simpatia ed l’efficienza del progetto).

Allora, vogliamo proseguire il nostro viaggio in Iran? Eravamo rimasti all’aeroporto di Tehran e alla sorpresa, mia e di Stefano, il mio straordinario compagno di viaggio, di trovare ben 5 accompagnatori, con i quali ci mettiamo in viaggio su tre fuoristrada! La nostra prima meta? Isfahan, naturalmente.


Isfahan è “la metà del mondo”, come la definì, nel X secolo, il poeta francese Renier, e sicuramente la splendida città iraniana merita la sua fama. Isfahan, infatti, è considerata la più bella e importante del paese, sia per la dolcezza del clima, sia per le innumerevoli testimonianze artistiche e storiche che offre al visitatore. Il nome della città significa “Luogo dell’esercito”, e non a caso, dal momento che essa ha vissuto, nella sua lunghissima storia, devastanti conquiste.

Già nel X secolo la città era ornata di decine di moschee e infiniti palazzi signorili, e nel 1047 i Selgiuchidi la scelsero come loro capitale. Tale restò per due secoli, fino alle distruzioni apportate dai Mongoli.
Quella che ammiriamo oggi è frutto soprattutto delle ricostruzioni avvenute nel periodo safàride, cioè tra la fine del XV e gli inizi del XVII secolo, quando Isfahan tornò ad essere la capitale dell'Impero persiano, sotto il regno dello scià Abbas I, che costruì la splendida piazza dell’Imam, arricchì la città di innumerevoli monumenti e sviluppò attività, come quella dei tappeti, che divennero presto celebri anche in Europa.

In Viaggio Con Gigi: Iran (isfahan)

Oggi Isfahan è una città bellissima e ospitale, allungata intorno al suo fiume lento e poco profondo, simbolo intoccabile del bene più prezioso di una terra abituata da sempre a combattere per la sopravvivenza: l’acqua. E’ verso quest'acqua che gli abitanti della città si riversano appena possono, soprattutto a sera, come in un magico e imperterrito rito.
Come potrete immaginare in Iran non abbondano i divertimenti. I cinema sono rari e i locali notturni ovviamente inesistenti. Quindi la gente, la sera, si riversa in strada, occupa i grandi spazi verdi in un immenso campeggio collettivo, dove ci si riposa e si fa il tè. Spazi che, la mattina dopo, sono immacolati come se non ci fosse passato nessuno, perché ognuno si porta a casa anche le briciole di pane per non sporcare (e poi diciamo che sono loro gli incivili…)
Oppure si va sui ponti (come Si-e Seh, detto “Dei 22 archi”, e il Ponte Khaju, del XVII secolo, adagiandosi sui piloni a contatto con l’acqua, e beandosi alla vista del fiume che scorre lento.

E’ bello per un turista partecipare a questa specie di rito collettivo. Come vi ho detto la gente, in Iran, è cordiale e civile, e un viaggio nel paese si trasformerà inevitabilmente in una grande sorpresa per un occidentale abituato a concepire questa regione solo con etichette negative. In tal senso l'abitudine di ritrovarsi fa da collante a una magia sociale ancora sconosciuta ai ricchi e caotici paesi occidentali: essa permette di avvicinare le persone, di socializzare, di condividere momenti di riposo e di bellezza, sempre avvolti dal grande manto della tradizione. Nessuno vi disturberà (anche se vi sentirete molti occhi addosso…), anzi, con un sorriso, sarà inevitabile che vi offrano una tazza di tè, che sarebbe davvero una scortesia rifiutare.

Pensate che le nostre guide, sorridendo, ci invitarono subito a lasciare cavalletto e telecamera sul marciapiede, quando ci portavano a pranzo. Tanto non le avrebbe sicuramente toccate nessuno. E non solo, come viene spontaneo pensare, perché lì ai ladri tagliano le mani, ma perché la cosa è radicata nell’animo della gente comune.
Credetemi, non sono quasi mai i popoli a essere cattivi, ma i loro governanti, cosa che, naturalmente, vale anche da noi in Occidente…

In Viaggio Con Gigi: Iran (isfahan)

Il centro di Isfahan è una piazza immensa e solare, la piazza dell'Imam. Con i suoi oltre 500 metri di lunghezza e 160 di larghezza è la seconda piazza del mondo per grandezza, dopo quella di Tianammen a Pechino, ed è meravigliosamente inserita nel paesaggio urbano. Di là dalla sua spettacolare immagine, la piazza èun mirabile esempio di urbanistica, intorno alla quale si concentrano i più importanti monumenti della città.
Fu progettata nel 1602 ed è un punto obbligato di visita per capire la storia e la bellezza di Isfahan. Il suo nome stesso (Naqhs-e Jahan) significa “Modello del mondo”, un mondo ideale sognato dal grande scià Abbas I il Grande, che la volle edificare per conservarvi i più raffinati gioielli dell’architettura safavide.

Una miriade di negozietti riempie ogni angolo dei portici che la circondano. Artigiani di ogni tipo si esibiscono sui marciapiedi, mostrando un’abilità ereditata dai padri dei padri, e dimostrata sempre con naturalezza, mai come richiamo ossessivo. La gentilezza di questo popolo permette di avvicinarsi ai venditori senza l’ansia di essere oppressi da richieste esasperate. Soprattutto l’ospite straniero è, per gli iraniani, il benvenuto, e un sorriso aiuterà sempre a superare le barriere linguistiche e culturali.

Sempre sulla piazza si affaccia il celebre bazar, uno dei più grandi e affascinanti di tutto l'Iran. Isfahan è sicuramente il centro dell'arte e dell'artigianato iraniano, quindi non deve stupire che la visita a questo immenso mercato rappresenti un'occasione unica per immergersi nella cultura e nelle usanze di un popolo antichissimo.
La parte più antica del bazar risale a più di mille anni fa, ma la sua struttura attuale risale al 1600. E’ composto di un dedalo di stradine, rotte da giardini e piazzette, si snoda per quasi 5 Km, e costituisce una vera piccola città nella città, dove si può trovare di tutto, stoffe, tappeti preziosissimi, oggetti pregiati e di antiquariato, ma anche moschee, bagni pubblici, sale da tè.

In Viaggio Con Gigi: Iran (isfahan)

Sul lato ovest della grande piazza dell’Imam, spicca un'altra celebre costruzione, il palazzo Ali Ghapu, la residenza ufficiale, nel ‘600, dello scià Abbas I. Il palazzo, il cui nome significa “Porta sublime", era interamente decorato con straordinari affreschi e opere d’arte, a lungo nascoste, se non distrutte, per le loro esibizioni di scene ritenute non in sintonia con la mentalità islamica.
Con i suoi sei piani doveva costituire un edificio di grande spettacolarità alla sua epoca, e dalla grande terrazza al secondo piano lo scià e i suoi ospiti potevano assistere in comodità ai grandi spettacoli che si svolgevano sulla piazza sottostante: immense parate militari, esplosioni di fuochi d’artificio e, soprattutto, spettacolari incontri di polo, uno spot di grande successo negli anni del ‘600.
La sorpresa più grande si incontra però all’ultimo piano, dove tutte le sale sono tappezzate da una straordinaria controsoffittatura in legno, in cui sono intagliate centinaia di figure di strumenti musicali, che, oltre a creare irripetibili effetti acustici, rappresentano una meravigliosa occasione per conoscere l’arte e le forme artistiche di un’epoca mitica.

Sul fondo della piazza spicca una delle più spettacolari moschee del mondo islamico, la Moschea dell'Imam (Masjed-e Imam). Costruita per volere di Shab Abbas I, e ultimata nel 1629, dopo 18 anni di lavori (solo il maestoso portale ne richiese 4!), la moschea rappresenta il culmine di un processo evolutivo architettonico e artistico sviluppatosi nel paese per oltre 1000 anni. Sia gli interni sia gli esterni sono completamente ricoperti da piastrelle color azzurro, diventate oramai uno dei simboli della città, per la cui manutenzione continua esiste un attrezzato laboratorio.
Al cortile si accede tramite un portale, ricchissimo di azzurri smalti e splendide decorazioni. La porta è alta più di 30 metri e rappresenta un superbo esempio di architettura safavide, dove la ricchezza di motivi geometrici e calligrafici su piastrella si intreccia con le complesse modanature e le decorazioni a stalattite. Il tutto armonizzato da un sapiente uso del colore e delle proporzioni.
Nella moschea odierna spiccano la cupola, dell’XI secolo e la Kumbad, cioè la torre funeraria, risalente al 1088. La grande sala centrale, alta 36 metri, è costruita su due livelli, che creano uno straordinario effetto di eco che avvolge tutto l’ambiente. Qui, secondo la tradizione, avrebbe insegnato il grande saggio Ibn Ali Sina, conosciuto in occidente come Avicenna. Le pareti, istoriate di complesse calligrafie, rappresentano infine un vero testo di storia per capire l’arte e la cultura di un’epoca d’oro della città.

Sempre sulla piazza scopriamo poi un’altra delle sue meraviglie, la moschea Lotfollah, più conosciuta come Moschea delle Donne, probabilmente la più fiabesca di tutto l’Iran.
Fu dedicata dallo scià Abbas I al suocero, lo sceicco Loftollah, un venerabile studioso libanese di teologia islamica, che fu invitato ad Isfahan per sovrintendere alla moschea dell’Imam e dirigere la scuola coranica.
Presenta un frontale molto bello, anche se stranamente privo di minareti, probabilmente perché, essendo destinata alle donne dell’harem dello scià, e quindi non aperta al pubblico, non necessitava di alcun elemento di richiamo. Anche se abbastanza piccola, rappresenta un piccolo gioiello architettonico, esempio mirabile di perfetto equilibrio tra le proporzioni e la raffinatezza delle decorazioni.

Un bellissimo parco ci accoglie poi alla periferia della città, il Chehel Sotun, un edificio fatto costruire sempre dallo scià Abbas I nel XVII secolo e destinato a fastosi ricevimenti. Il nome del padiglione significa “le 40 colonne” (anche se le colonne che possiamo ammirare sono solo 20). La tradizione vuole che il numero 40 derivi dal riflesso delle colonne stesse nella piscina che fronteggia il palazzo e che ne duplica, visivamente, il numero. Un’altra teoria, viceversa, si rifà alla tradizione persiana, che considera il numero 40 come sinonimo di “molti”.

In Viaggio Con Gigi: Iran (isfahan)

L’interno del palazzo, destinato, come si diceva, a feste spesso molto “trasgressive" per l’epoca, è stupendamente decorato da sei grandi affreschi, rappresentanti scene pastorali, amori leggendari, scene di guerra, ma anche vari aspetti della vita sontuosa dei sovrani del XVII secolo: convivi, balli e situazioni molto licenziose per la cultura islamica. Fu questo il motivo per cui, soprattutto dopo il ritorno in patria dell’ayatollah Khomeini, essi furono interamente coperte alla vista, proprio in virtù dell’aspetto peccaminoso delle scene che proponevano. Per fortuna i quadri non furono distrutti e oggi, riportati finalmente alla luce, mostrano uno dei più splendidi esempi di arte pittorica del '600 iraniano, testimonianza preziosissima per conoscere, oltretutto, usi e costumi di una civiltà nobile e raffinata.

In Viaggio Con Gigi: Iran (isfahan)

Oltre la grande Moschea dell'Imam, Isfahan possiede un'altra grandiosa moschea storica, quella di Jamè, comunemente chiamata Moschea del Venerdì. Si tratta dell'edificio più antico e prestigioso della città, risalente addirittura all’VIII sec., e fondato, forse, sul sito di un Tempio del Fuoco. La moschea attuale fu costruita nel 1121 e continuamente allargata e abbellita fino al 1700, la moschea rappresenta un vero e proprio museo di architettura islamica, e i suoi innumerevoli ambienti mostrano testimonianze di stili compresi fra l'XI e il XVIII secolo.
Attorno al più grande cortile centrale dell'Iran, si snodano quindi innumerevoli ambienti, tutti diversi gli uni dagli altri e spesso splendidamente arredati con bassorilievi e decorazioni di grande gusto e suggestione.
Particolarmente toccante è la cupola di Taj al-Molk, considerata la più bella cupola in mattoni mai costruita. Malgrado non sia particolarmente grande, possiede proporzioni geometriche perfette, e si è conservata intatta per 900 anni malgrado decine di terremoti. Un luogo di straordinario fascino, quindi, dove, dimenticata qualsiasi differenza di credo religioso, l'abitudine islamica di non utilizzare mai rappresentazioni visive delle divinità non impedisce di ammirare gli ambienti al pari delle nostre più celebrate cattedrali.

Bene, per oggi è tutto. La prossima volta vi porterà nell’altra città mito dell’Iran, Shiraz. Se intanto voleste guardare un po’ dei video che abbiamo realizzato, potrete farlo su You Tube, dove, nel mio sito “Filmcards”, potrete trovarne centinaia, dedicati a splendidi luoghi italiani ed esteri.

E se infine avete l’iPhone e voleste visitare tutto l’Iran (compresi ore di filmati) senza uscire di casa, potete scaricarvi la mia applicazione dedicata appunto al paese (è facile trovarla su App Store con nome “Iran, terra del mito”, oppure “Filmcards”.

E, naturalmente, potrete farmi avere i vostri commenti (e anche le critiche…) scrivendomi (gigi.oliviero09@gmail.com). Sarò felice di rispondervi. Buon viaggio e alla prossima!

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