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Itinerario Nella Memoria: Un Percorso Ricco Di Storia E Natura


3 dicembre 2009 ore 22:57   di PaidToWrite  
Categoria Viaggi e Turismo  -  Letto da 512 persone  -  Visualizzazioni: 1105

Il lungo percorso, che tocca tutti i siti archeologici sinora scoperti nel Comune di Sondrio, ha come naturale punto di partenza il Museo Valtellinese di Storia e Arte, situato nel cuore della città, nell’antico Palazzo Sassi de’Lavizzari. La sezione archeologica del Museo è importante per una comprensione dei reperti e dei beni sparsi nel territorio cittadino (e non solo). Nelle fondamenta dello stesso palazzo sono state di recente ritrovate tracce di insediamento forse addirittura tardo-antico; poco lontano, nei giardini dell’Arcipretura, sono state scoperte parti delle strutture della cinta muraria del ’300, e tracce più antiche di edifici forse di età romana.

Seguendo i cartelli del “Sentiero Rusca” si può salire al Castello Masegra (di cui è in corso il recupero per attività culturali) dove recenti scavi hanno portato alla scoperta di tracce di insediamento dell’età del Ferro (V-II sec. a.C.): forse il più antico insediamento dell’area urbana. Dal Castello, per la “Salita Ligari”, si scende alla Piazza Vecchia (Cavour), si può quindi passare dentro l’antico piccolo quartiere di Fraccaiolo (un tempo caratteristico per le attività artigianali: mulini, magli), poi, per il ponte del Gombaro, si prende il breve tratto di mulattiera che conduce a Maioni (che prende il nome dai magli coi quali si lavorava il ferro proveniente dalla Valmalenco).


Poco distante, dopo un breve tratto sulla provinciale della Valmalenco, si giunge alla l’interessante chiesetta quattrocentesca di S. Bartolomeo, costruita per servire le soprastanti frazioni, e più tardi, sotto la dominazione grigiona, ceduta ai protestanti per le loro funzioni. L’interno, oggi spoglio, reca tracce di antichi affreschi. Essa sorge su uno sperone di roccia panoramico che si affaccia sulla gola formata dal Mallero (località Gombaro e Cassandre – due toponimi caratteristici: il primo di origine celtica, sembra alludere all’ ingombro alluvionale, il secondo è probabile voce analogica per indicare il corso ‘incassato’ del torrente).

Itinerario Nella Memoria: Un Percorso Ricco Di Storia E Natura

Ai piedi della chiesa, verso valle, un piccolo sito archeologico (una marmitta dei giganti che serve oggi da serbatoio d’acqua piovana per i sottostanti vigneti, e numerose coppelle incise nella viva roccia) sembra attestare una continuità di culto dalla preistoria. Dietro, alzando gli occhi, si traguarda idealmente, sul Monte Foppa, un altro sito di incisioni non figurative, in un’alpe sperduta a oltre 2000 metri, posta sul versante destro all’imbocco della Val di Togno. Dopo un altro breve tratto della vecchia strada carrozzabile che parte dal bivio vicino al cimitero di Mossini, si scavalca il dosso per una larga mulattiera che si segue per poche decine di metri in discesa, per poi continuare verso destra in salita passando sotto i muraglioni di cinta del Castello-monastero di S. Lorenzo. Attraversando tutte le contrade per lo più lungo l’antica mulattiera, si sale rapidamente a Pradella di sotto, e di qui per una traccia sterrata alla spianata di Triangia. Proprio sulla dorsale più alta, spingendosi a ovest, verso il confine comunale, si incontra, in un punto emergente, un masso erratico di medie dimensioni, che nella faccia superiore presenta una costellazione di coppelle. Esso costituisce una delle principali testimonianze dell’uomo preistorico sinora ritrovate nel comprensorio di Sondrio. Si tratta, secondo le parole di uno studioso, di “un magnifico esempio di masso coppellato in epoca preistorica”, da attribuire presumibilmente all’Età del Bronzo. Esso “può essere considerato un esempio di “masso-altare” di utilizzo cultuale, con numerosi paralleli in più siti europei”. Non è improbabile che il reticolo dei segni avesse una valenza astronomica.

Si ritorna alla spianata di Triangia poi al Sentiero della Sassa (è il tratto più difficile, alquanto esposto, soprattutto per la discesa), oppure per altri percorsi stradali (discesa a S. Anna o anche a Colombera per la nota mulattiera, la stessa che abbiamo percorso in salita, quindi per una delle strade nei vigneti e qualche tratto di sentiero) ci si porta a Triasso. Da questa località, seguendo per qualche centinaio di metri la strada di recente asfaltata che va verso Castione (località Moroni), ci si sposta appena fuori dal territorio comunale di Sondrio. In un punto si passa sotto una prominenza rocciosa sormontata da una casupola rurale presso una piccola selva di castagni (località La Ganda). Poco oltre un breve tratto di strada sterrata che torna in direzione est risalendo il leggero pendio permette di arrivare al rustico visto dal basso. Presso questo, sul lato sud-est, alcune rocce levigate dal ghiacciaio sono state usate dall’uomo preistorico (probabile età del Bronzo) per incidervi numerose figure antropomorfe di ‘oranti’ e armati, a costituire uno dei più interessanti complessi di incisioni rupestri della Valtellina centrale. Nell’interpretazione dello studioso che le commenta (U. Sansoni) è qui rappresentato un vero e proprio “collettivo di comunità nel quale sono raffigurati la componente religiosa, quella guerriera (tra cui il personaggio di maggior prestigio), quella femminile e quella adolescente (questi ultimi forse inseriti in un rituale iniziatico.

Itinerario Nella Memoria: Un Percorso Ricco Di Storia E Natura

Altri reperti non figurativi nella medesima area di Triasso-Sassella fanno pensare a una importante concentrazione abitativa preistorica nella zona, e inducono a sperare in altre scoperte. Si ritorna verso Sondrio, dopo una deviazione verso il basso per visitare il piccolo Santuario della Madonna della Sassella (dove gli scavi per i restauri hanno rilevato strutture molto antiche), dapprima sulla vecchia via Valeriana e poi sui percorsi urbani fino al Ponte di Piazza Cavour. Nei vicini giardini di Palazzo Martinengo sono venute alla luce altre tracce delle mura trecentesche e forse di insediamenti più antichi, mentre nella Piazza Garibaldi, interessata agli scavi per i parcheggi sotterranei, sono emerse altre parti delle mura che cingevano la città, insieme a molti altri resti di edifici di varie epoche, a partire dall’età romana.

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