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Iznik: La Capitale Dell' Impero Bizantino E Della Ceramica


24 gennaio 2011 ore 23:35   di RiccardoProietti  
Categoria Viaggi e Turismo  -  Letto da 330 persone  -  Visualizzazioni: 703

La cittadina lacustre di Iznik, nella regione di Bursa, è una città con un appeal turistico decisamente scarso se confrontata con altri illustri luoghi quali Izmir o Pergamo: ma questa scarsa vocazione è inappropriata perché la tranquilla cittadina di ventimila anime ha un passato veramente importante e particolare.

L'antica Nicea del mondo ellenico, che ospitò due concili ecumenici tra i i più importanti della cristianità (specie quello del 325 d.C quando fu scelta da Costantino come sede ideale) e diedi i natali al famoso astronomo Ipparco, è stata per molti secoli baluardo meridionale dell'Impero Romano d'Oriente: cinta da cinque chilometri di mura fortificate, con oltre cento torri e intervallate da porte enormi, con un doppio sistema di fossati che la rendeva quasi inespugnabile.La porta principale segna ancora oggi il confine a nord ed è decorata con un bassorilievo di guerrieri a cavallo e fiancheggiata da torri bizantine. La città cambiò nome nel 1331, quando i Turchi Ottomani la conquistarono e a chi chiedeva loro: "Dove vai?" essi rispondevano in greco bizantino "Is Nikea".


Iznik mantiene ancora intatta la struttura originaria: le due strrade principali sono disposte a croce mentre quelle secondarie vi si dipartono secondo uno schema a griglia; le imponenti mura costruite da Lisimaco delimitano i confini della città. La chiesa più antica, Haghia Sophia, si trova all'incrocio delle due stradi principali ed era il principale luogo di culto della Nicea bizantina; all'interno vi sono i resti di uno stupendo pavimento a mosaico e anche di una Deesis, un affresco che ritrae Cristo, la Vergine e Giovanni Battista). Dall'altra parte della città vi si trova la Yesil Cami, la moschea verde del XIV sec. Prende il nome dalle piastrelle che ricoprono il minareto anche se quelle originali sono state sostituite da copie moderne di qualità inferiore. Infine, molto interessante è anche il Museo Archeologico, che in origine era un ospizio per dervisci senzatetto. Nel museo sono esposte resti e vetri romani, oltre ad alcune piastrelle selgiuchide e ottomane.

La città raggiunse l'apice della notorietà nel XVI secolo, grazie alla nascita e allo sviluppo di una importante industria di ceramiche: vi si producevano vasi, piatti e piastrelle piatte e sagomate. Le prime ceramiche di Iznik sono di un azzurro e bianco brillante e si rifacevano alla porcellana cinese, imitando stili e motivi soprattutto della dinastia Ming, con una particolare attenzione per i fiori e gli animali. Più tardi, la produzione si intensificò e creò il celebre "rosso pomodoro", ovvero l'argilla armena; ricca di ferro, iniziò ad essere usato per decorare vasi e forme geometriche di boccali, once, ampolle ecc. Furono inoltre introdotti nuovi disegni realistici di tulipani e altri fiori e la produzione ebbe il suo periodo d'oro, durato fino al 1630 circa; nello stesso periodo entrarono in auge anche le piastrelle da parete, volute da Solimano il Magnifico (1520-1566) e necessarie per ristrutturare la Cupola della Roccia a Gerusalemme. Alcune delle più belle sono visibili nelle moschee di Istanbul, anche nella famosissima e fastosa Moschea blu. L'ultima grande commissione riguardò 21043 piastrelle in 50 disegni diversi per la moschea di Sultanahmet a Istanbul, finita nel 1616.

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