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Le Meraviglie Di Tindari


1 ottobre 2010 ore 17:34   di Luckystar74  
Categoria Viaggi e Turismo  -  Letto da 428 persone  -  Visualizzazioni: 945

Incastonata come un diamante tra l'azzurro Mar Tirreno e i Monti Nebrodi, Tindari splende come un faro nella notte dall'alto della sua collina a strapiombo sul mare. Poco lontana da Patti, località balneare della costa tirrenica in provincia di Messina, Tindari accoglie ogni anno migliaia di turisti e pellegrini, attirati dal sito archeologico che conserva ancora gli antichi resti della colonia greca, e il grande Santuario mariano dedicato alla Madonna Nera. Raggiungibile dall'autostrada Palermo-Messina (uscita Patti per chi proviene da PA; uscita Falcone per chi proviene da ME), è una meta imperdibile!

Solo quattro km separano il mare di Patti dalla collina di Tindari, ma occorre fermarsi a metà strada e lasciare le auto nel grande parcheggio, poichè non è consentito andare oltre con le automobili. Il breve tratto dal parcheggio fino in cima è coperto da un servizio di bus navetta organizzato dall'amministrazione locale. Prima tappa il Santuario.


All'interno il Santuario è un trionfo di granito policromo lucido e di vetrate multicolori. Non rimane nulla del Santuario originario del 1500, più volte distrutto dai terremoti che affliggono la zona e più volte ricostruito fino all'ampliamento odierno completato nel 1979. Le tre navate accolgono centinaia di pellegrini, adornate da preziosi mosaici, di fattura moderna.
Ciò che più attira l'attenzione e colpisce il cuore è la statua della Madonna Nera posta al centro dell'altare maggiore in un baldacchino d'oro sorretto da due angeli.
L'espressione serena e ultraterrena del suo viso, scolpito in legno di cedro, riesce ad impressionarti nel profondo.
C'è una leggenda sulle origini di questa Madonnina col bambino, probabilmente legate all'Oriente, secondo cui la nave che la trasportava si rifugiò nella baia di Tindari per sfuggire a una tempesta. Al momento di ripartire però la nave non riusciva più a muoversi. I marinai lasciarono a terra il carico, pensando che fosse questo l'impedimento, ma fu solo quando lasciarono la statua che la nave poté riprendere il mare. La statua venne quindi portata sul colle soprastante, dentro una piccola chiesa, e divenne oggetto di venerazione per i miracoli che compiva.

Le Meraviglie Di Tindari    

Uscendo all'aperto ci si gode un panorama meraviglioso. Le Eolie sono così vicine che sembra di poterle toccare: si intravedono, circondate di solito da una sottile nebbiolina che sale dal mare, le isole di Vulcano, Salina e Lipari e più indietro le altre, meno nitide. Buttando uno sguardo lungo il ripido pendio della collina si intravedono i laghetti della laguna sottostante, Marinello, circondata dalla sabbia finissima e dal mare azzurrissimo.
Un'altra leggenda racconta che la spiaggia si sarebbe formata in seguito alla caduta di una bimba dalla terrazza del santuario, ritrovata poi sana e salva sulla spiaggia grazie al ritiro del mare per miracolo della Madonna. La madre della bambina, una pellegrina giunta da lontano aveva scredidato la Madonna perchè aveva visto che la statua era nera, ma in seguito al miracolo si ricredette.
C'è stato un periodo, anni fa, in cui uno dei laghetti aveva assunto una forma particolare simile alle fattezze di una donna col velo, del tutto somigliante alla Madonna vista di profilo. Oggi  non è più visibile.
Il vasto sagrato della chiesa purtroppo si è ridotto a un mero mercato di souvenir. Sono più le chincaglierie e gli inutili orpelli in vendita che i pellegrini, infondendo un forte senso di squallore ormai comune a tutti i luoghi del genere. 

Percorrendo un centinaio di metri o poco più a piedi, si arriva alla seconda tappa, l'area archeologica di Tyndaris. Lungo il percorso, discendendo per il fianco occidentale della collina, si intravede qualche resto dell'antica cinta muraria della città, risalente all'epoca della sua fondazione. Rimangono dei grandi massi squadrati, franati e scomposti in più punti a perdita d'occhio fino a valle.
La colonia greca fu fondata dal tiranno di Siracusa Dioniso il Vecchio nel 396 a.C. per ospitare i profughi spartani dopo la guerra del Peloponneso.
Come spesso accade per le colonie della Magna Grecia, storia e mito si fondono insieme dando vita a delle leggende straordinarie.
Il nome Tyndaris si riconduce ai Dioscuri, divinità protettrici della città, detti anche Tindaridi, figli del re di Sparta Tindaro e di Leda, madre della più famosa Elena (colei che scatenò la guerra di Troia).
La sua posizione strategica dominava dall'alto il traffico marittimo tra le Eolie e Messina. Le sue possenti mura, fatte costruire da Dioniso, però non riuscirono a proteggerla dalle incursioni dei Cartaginesi e dalla conquista romana in seguito. Durante la dominazione romana, Tyndaris conosce la sua massima espansione urbanistica, fino in epoca bizantina. Purtroppo i frequenti terremoti nella zona provocarono un'enorme frana che distrusse gran parte della città, decretandone il
lento declino, culminato con la conquista araba nel Medioevo.
Ciò che resta oggi di Tyndaris risale all'epoca ellenistico-romana.

Appena entrati nell'area archeologica il colpo d'occhio è assicurato e ci si rende conto che gli antichi sapevano bene come ma soprattutto dove edificare le loro città.
Nonostante sia stata costruita in forte pendenza proprio sul dorso della collina, è sorprendente la perizia e la maestosità con cui l'urbanizzazione si sia fusa perfettamente col territorio.
Per prima cosa si rimane alquanto impressionati di fronte alla mole della Basilica. Contrariamente a quanto si possa pensare oggi, la Basilica non era un edificio religioso ma rappresentava il centro nevralgico dell'amministrazione cittadina e ospitava l'agorà e probabilmente anche un ginnasio. Oggi rimangono le imponenti arcate a botte del primo settore ma se si pensa che rappresentano solo una minima parte del suo assetto originale non si può fare a meno di impallidire.
Si prosegue attraverso l' Insula Romana, un intero quartiere a sud del Decumano (viale) principale dove si trovano i resti delle terme e di antiche ville patrizie che conservano ancora i pavimenti originali, alcuni ornati di splendidi mosaici. Tutt'intorno solo rovine, qualche parete crollata intera su un fianco, come se il terremoto l'avesse colpita solo due giorni prima, a testimonianza di un passato remoto ancora molto presente.

Risalendo la collina ci si ritrova al Teatro Greco.
Anche in questo caso è rimasto ben poco, almeno rispetto agli altri teatri presenti sull'isola. Di origine greca, fu poi trasformato in arena per gladiatori in epoca romana ed è ciò che più è rimasto visibile di tutta la struttura. Sfruttando la conformazione naturale della collina, la cavea è disposta di fronte al mare e alle Eolie, regalando sicuramente uno spettacolo mozzafiato, soprattutto nelle sere d'estate. Prima di uscire dal sito, una visita all' Antiquarium attiguo all'ingresso: un piccolo museo (sono solo quattro sale) ricco di reperti rinvenuti nel luogo. Tra i pezzi forti un busto dell'imperatore Augusto, un capitello corinzio e ampie teche con tutti gli utensili di uso comune, tra i quali una sorta di caraffa in un vetro di 2000 anni fa!
Un gioiello antico, in cui fede e storia si fondono insieme in uno scenario ineguagliabile: Tindari.

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