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Racconto Di Un Viaggio In Cina: Pechino, I Guerrieri Di Terracotta Di Xi'an E La Grande Muraglia


3 gennaio 2010 ore 23:21   di Vic  
Categoria Viaggi e Turismo  -  Letto da 571 persone  -  Visualizzazioni: 1144

Ritorno dalla Cina un po' fuori fase per via del fuso, sabato sera, dopo un viaggio iniziato alle 5 del mattino. E' stata un' esperienza da catalogare tra le indimenticabili, di quelle che mentre sei lì dici a te stesso: "non ci posso credere!". Ero partita un filo tirata e anche un po' preoccupata per il salto nello sconosciuto che mi apprestavo a fare.
L'arrivo a Pechino non è stato esaltante per quanto riguarda il colore del cielo o la bellezza dell' aereoporto, direi piuttosto il grigio di Linate con la foschia.
L'aeroporto è tutto un cantiere a cielo aperto, enorme, ma sempre cantiere. L'ingresso in città è stato confuso, pensavo di stare sull'autostrada e invece ero in città, su uno dei suoi sei raccordi anulari. Pagode manco a morire, quanto piuttosto grattacieli svettanti – 40/50 piani - di tutte le fogge e materiali, direi una fungaia di grattacieli appena costruiti o in fase di costruzione alternati a strutture complesse con volumetria incommensurabile, tipo la farmacia con ingresso da teatro dell'opera, ingresso trionfale, gradinata, colonne, archi, soffitto a dieci metri.

Un pizzicorìo al naso, aria pesante, lì tutto va a carbone. Se accendi il computer o la lampadina è sempre carbone che brucia. Le dimensioni degli spazi sono fuori della nostra portata visiva e percettiva. Sulla cartina un tratto di strada, la Via della Pace, è giusto un segmento, poi la fai e sono 45 chilometri. In sintesi Bejing è grande quanto il Belgio e ha 15 milioni di abitanti.
Di cinese secondo il nostro immaginario è rimasta l'enclave della città ex proibita, la zona degli hutong ovvero le case in cui vivevano i cinesi 200 anni fa, vicino a un laghetto artificiale, rimasuglio di un sistema più complesso che serviva a far arrivare il riso dalle campagne direttamente nella città proibita, le torri della campana e del tamburo che scandivano il tempo per gli abitanti del passato.
Poi c'è la Cina di Mao. Nel 52 ha fatto abbattere le mura che racchiudevano la città per fare posto agli anelli stradali. Ne è rimato un pezzo, ovvero una porta, un pagodone piazzato in mezzo alla strada con capolinea di autobus.
Il traffico, nonostante le autostrade che scorrono in città - da 6 a otto corsie - è da paura, nel senso che le macchine hanno la precedenza su tutto e tutti. Le strisce ci sono ma non contano. I semafori con tanto di secondi segnatempo sono poco rispettati, molto invece se c' è il vigile.


Poi la piazza Tien Am Men con il mausoleo di Mao che è di poco più piccola della città del Vaticano. L'ho vista coperta di fiori perchè il 1° ottobre era stata la festa nazionale, e poi c' era stata la festa dei gemelli (tutte le coppie o triplets di gemelli si riuniscono lì per festeggiare). I gemelli sono stati sempre ben accettati, anche durante gli anni 70, gli anni della politica del figlio unico, meglio se maschio.
La città imperiale è lì di fronte ed è come nel film di Bertolucci “L'ultimo imperatore”.
La piazza, oltre ad essere coperta di fiori, era strabordante di cinesi. Un po' come la mecca per i musulmani. Così un bravo cinese deve rendere omaggio a Mao almeno una volta nella vita. Sul lato della piazza una scritta enorme ONE DREAM ONE WORLD, sull'altro un poster a colori di Mao formato palazzo di Mao. Poi bandiere e molto sole quel giorno, ringraziando il vento.
Le bici sono ancora tante, elettriche e non. Hanno due corsie - si fa per dire, di fatto sono due strade - laterali nei due sensi di marcia. Taxi a tutto spiano, costano pochissimo: con l'equivalente di due euro ci fai un ricco giro. Direi che è l'unico mezzo efficace per girare la metropoli.
L'albergo era collocato dietro la piazza Tien Am Men. A sentirmelo dire prima di partire, mi dava l'idea di essere in centro e mi immaginavo passeggiate serali in piazza. Col cavolo! Era sì vicino alla piazza e in centro, ma la distanza era di un quarto d'ora di taxi. A piedi neanche ci ho provato. Ancora di Mao rimangono le case di 5 piani, casermoni abitativi grigio neri che si trovano pari pari in tutta l'europa dell'est e in Russia. Architettura di regime. Ma ancora per poco perchè le stanno buttando giù e al loro posto grattacieli o centri commerciali. Un gran cantiere anche la città.
Ho visto il teatro in costruzione per seimila posti, cupola in titanio luccicante, e lo stadio per 100.000 posti. Un giramento di testa inarrestabile. Siamo sopravvissuti grazie alla presenza di una ragazza cinese che parlava italiano. Con pazienza ci ha accompagnato direi anche quasi al gabinetto. A proposito lì sono tutti alla turca, tranne quelli per handicappati - da me frequentati - con tanto di tazza. La vita costa poco se paragonata alla nostra. Uno stipendio più che dignitoso arriva a 500 euro.
Parco macchine: Wolkswagen modello Santana tantissime, poi Yundai, Toyota, Buick, Bmw e Mercedes. Fiat ne ho viste 3. Autobus: un misto di anni 50 nostri, modello bombato annerito oppure ultranuovi. Motorini pochi pochi. Negozi: da Prada a Gucci a Versace a Bulova, tutti hanno punti vendita lì. Le banche, oltre ad essere insediate in palazzi direi imperiali, hanno la stessa frequenza dei bar da noi.
Per strada le persone serenamente fanno gli esercizi di taichi o gli uomini aspettano gli autobus accucciati sulle gambe con talloni a terra (ma come fanno?).
Cibo: è cinese ma non il cinese che mangiamo qui. Un casino per riuscire a comunicare e avere un coltello e forchetta. Io i bastoncini non li so usare mentre loro ci raccolgono pure un capello. Cosa ho mangiato? Boh, non lo so. Che sapore aveva? Non so spiegare. Questo mi verrebbe da dire. Tento di scomporre le immagini: pezzetti di pollo e funghi di varie fogge e colori. Verdure verdi. Fagioli bianchi pressocchè crudi. Pezzetti di carne di maiale con verdure e funghi. Ravioli al vapore con mille ripieni diversi. Pane al vapore. Zuppa di orzo. Noodles in brodo. Anatra laccata. Pesce ridotto in cubetti fritti. Pesce con un miliardo di spine.
Tartaruga, questa sì l’ho riconosciuta, un guscione e zampette lessate con contorno di roba bianca. Mi sono rifiutata, anzi ho abbassato lo sguardo e recitato un de profundis. Granoturco ogni chicco fritto. Tè Jasmin a tutto spiano. Anzi, a tavola ho osato chiedere dell’acqua e mi hanno portato un bicchiere di acqua calda che fantozzianamente ho bevuto. Sai com’è, aiuta la digestione.
Sapori inconsueti per il mio palato, dalla violetta al peperoncino passando per un pepe nero micidiale. Di fatto è stato talmente intenso il cambiamento alimentare che non sono andato al bagno per una settimana.
Comunque il momento del pranzo o cena a fianco di cinesi esperti manovratori di chopsticks è stato davvero deprimente per me. Il tavolo tondo ha al centro una base di cristallo rotante su cui vengono messi tutti i piatti della prima parte del pasto, ovvero cibi freddi. Ad ogni posto corrisponde un piattino di circa 15 cm di diametro, un tovagliolo che non serve per pulirsi la bocca ma per proteggere il tavolo, la tovaglia e le gambe del commensale in quanto viene posizionato in parte sotto al piattino per finire lungo la tovaglia e poi sulle ginocchia.
Per pulirsi la bocca tra due posti ci sono i fazzoletti di carta in bustina. Fazzolettini anche questi formato mattonellina bagno, strati uno. Per nettarsi le mani a fine pranzo un tovagliolino imbevuto in bustina sigillata. Intorno al piattino la tazzina con il tè e un’altra tazza vuota.
Prima fase: arrivano i viveri. La base comincia a ruotare, tutti prendono con i bastoncini un boccone alla volta. Io sono lento e quando allungo la forchetta sul piatto adocchiato ho già perso il turno, per cui ripiego su altro che risulta essere di gusto sostenibile per 10 secondi, poi escono fiammate dalla bocca e le gengive si rattrappiscono. Solo il tè caldo lenisce l’urto.
Dopo un po’ perdo la pazienza, afferro il piatto dal centro e ne riverso un po’ nel piattino. Tre quattro forchettate in santa pace.
Seconda parte del pasto (a questo punto mi sono già stancato): arriva la parte calda ovvero zuppe di vario genere, spaghetti in brodo – concerti di succhiamenti - e il famoso riso nella ciotola che va condito con qualche intingolo tipo melanzana e pollo e funghi o tofu.
Poi la frutta tagliata ma non sbucciata e a tocchi.
Finito, mi alzo, il mio posto è un porcaio con palline di fazzolettini ridotti a mocecchini,, patacche e cibo in terra, Il loro manco una goccia versata.
Non ho mancato la Grande Muraglia che è pure faticosa. A un’ora da Pechino.
La salita e la discesa può essere fatta in ovovia, ma rigorosamente a piedi il percorso sulla muraglia. Emozionante la visione, ma ci vuole un buon allenamento per salire gradini alti 40 centimetri, e comunque il tratto percorribile è tutto in salita, di quelle che ti lasciano con la lingua a penzoloni. Altra emozione intensa a XI’AN con i terracotta warriors, allineati nello stesso sito archeologico dove sono stati rinvenuti. Anzi, i siti sono tre, ma il primo è quello grandioso.
I guerrieri sono più che a grandezza naturale, sono enormi, ognuno diverso dall’altro. Carri e cavalli sono lì a custodire la tomba del 1° imperatore Qin ( si pronuncia Cin da qui Cina) 220 anni BC. Mentre mi aggiravo sopraffatto dalla visione, ho creduto di aver avuto un miraggio quando in un angolo di un posto di ristoro ho letto Lavazza. Della serie non ci posso credere!
Ebbene, era vero, e fu lì che dopo lunghi giorni di astinenza mi abbandonai al rito pagano della tazzina di caffè. Buono da svenire. Pagato 6 euro ma chi se ne frega, crepi l’avarizia.
Xi’an, rispetto a Pechino, è veramente cinese, l’antica capitale dell’impero. La parte storica racchiusa tra 13 km di mura Ming del ‘600, il resto in rapida espansione.
Anche qui skyscrapers e cantieri, ma tanti mercatini e il bel quartiere musulmano con moschea a forma di pagoda. Bei templi di Buddha con monaci ottimi gestori del turismo (soprattutto nel tempio di Sakiamuni, dove è conservato un suo dito), bei giardini dell’imperatore (rifatti da poco). Anche qui torre della campana e torre del tamburo. In aggiunta la torre grande dell’oca selvatica e quella piccola. Ed hanno un vezzo: costruiscono parallelepipedi di 50 piani, vetro e cemento, poi in un rigurgito di identità nazionale ci mettono sopra un tetto a pagoda. Pranzi e cene nei migliori ristoranti, ospite degli amici. Ho anche osato bere il vino cinese. Grado di alcolicità: 5°. Gusto di prugna. Ma che roba è?
L’inglese viene parlato da pochi; a tavola era Babel Tower, due giapponesi, un coreano, un australiano, uno di Singapore e uno italiano autodidatta per l’inglese. Meglio tapparsi le orecchie. Le nuove generazioni promettono meglio.
Sono tornato dal viaggio piccolo piccolo, in un paesino che si chiama Italia, dove viviamo uno sui piedi dell'altro.
Per respirare a tutto polmoni dovrei dire vengo dall'Europa, tanto per reggere il confronto con le dimensioni della Cina. Una lezione di umiltà.
E ho toccato con gli occhi e le orecchie una civiltà che non ha niente a che fare con la nostra - un altro mondo davvero - e che si è sviluppata parallelamente ad altre grandi civiltà del passato.
Ho visto in tutti i cinesi che ho incontrato nel quartiere popolare dove stavo a Xi'an - vicino alla porta nord, da quella a ovest partiva la via della seta ai tempi di marco polo - una grande dignità e un grande decoro pur vivendo essi dieci piani sotto al nostro stile di vita.
I marciapiedi, larghi quanto una strada, la sera verso le 6 - ora di cena- si popolano di uomini, donne, cagnolini, gabbiette di pappagallini, grilli, e si preparano alla serata in strada. Cucinano e mangiano in strada, giocano a dama stando accovacciati sulle gambe, odori di zenzero e curry, voci sempre basse, gesti sempre calmi.
Tutto in strada: il dentista in vetrina con il paziente steso a bocca aperta, il parrucchiere con chili di capelli tagliati durante il giorno ammucchiati in terra, il padrone della lavanderia che alle dieci spegne le luci e si rimbocca le coperte su una brandina, sempre in vetrina.
Io che cerco una piantina della città alle otto e mezza di sera, in un ufficio accanto all'albergo: l'impiegata, sistemandosi la divisa, esce da una porta lasciata socchiusa da cui si intravvede una brandina sfatta e il computer acceso.
In città sono tanti ma gli spazi abbondano e non c' è la percezione del troppo/troppi.
Un popolo disciplinato, laborioso e mite sotto il giogo del partito, e che vive questa esplosione economica senza protezioni di sorta e regole sociali . La forbice si vede dalle BMW in circolazione ai carrettini stracolmi di rigatterie o lungo le autostrade dove sono allineati a distanza regolare contadini che vendono frutta, lì in piedi o accovacciati immobili nella nebbia.
Contraddizioni ingestibili a mio avviso.
Solo i più forti sopravviveranno. Intanto a milioni lasciano le campagne e qualcuno che chiede elemosina si è posizionato nelle zone turistiche, tipo il quartiere musulmano, ma sono veramente pochi e sempre vestiti con dignità rispetto a quelli che incontriamo nelle nostre strade.
I ragazzi a scuola - alle Middle school sono tutti residenziali, ovvero vanno a casa solo per le feste nazionali e vacanze - sono irregimentati: alza bandiera alle sette del mattino e alla sera, divisa, orario 8-12 e poi 14- 18 cena e studio ancora dalle 19,20 alle 21,20. Alle dieci tutto spento.
Rieccomi a casa, la vita mia sta riprendendo i ritmi del passato BC (Before China), con i soliti tentativi di dieta, il solito tran tran, i soliti problemini. La Cina è lontana.

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Vic, autore dell'articolo Racconto Di Un Viaggio In Cina: Pechino, I Guerrieri Di Terracotta Di Xi'an E La Grande Muraglia
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Commenti

 
  • Chris
    #1 Chris

che bel viaggio! Non so che darei per visitare quei posti stupendi e quella cultura così lontana dalla nostra...

Inserito 3 gennaio 2010 ore 23:51
 
  • Sergio
    #2 Sergio

sarà, ma a me la cina non attrae affatto, preferisco decisamente altri luoghi

Inserito 4 gennaio 2010 ore 00:07
 
  • Virna
    #3 Virna

di solito chi la visita ci si innamora, almeno a me è successo cosi ed anche a moltissime persone che ho conosciuto. Culture4 molto diverse dalla nostra, ma `e anche questo il bello secondo me e ciò che davvero attrae!

Inserito 4 gennaio 2010 ore 00:08
 

Anche io sono più attratto dalla vicinissima italia... Ma magari, visitandola, potrei anche cambiare idea, chissà!

Inserito 4 gennaio 2010 ore 00:15
 

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