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Tra Fiaba E Realtà: Il Municipio Di Stoccolma


9 novembre 2011 ore 22:07   di Fabulatore  
Categoria Viaggi e Turismo  -  Letto da 784 persone  -  Visualizzazioni: 1605

Vi sono architetture per architetti, ed architetture per tutti.
Le prime sono quelle che normalmente sono amate e studiate solamente dagli architetti, vuoi per la loro esemplarità, vuoi perché simbolo di una ideologia progettuale, tecnologica o linguistica; le seconde sono quelle che contengono in sé i medesimi elementi delle prime, ma occultati all’interno di un significato più esteso e più facilmente comprensibile anche per i “non addetti” ai lavori.
Il Municipio di Stoccolma, progettato nell’arco di un ventennio tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo dall’architetto svedese Ragnar Östberg, appartiene a quest’ultima categoria - il che quindi non significa affatto privarlo di valore e di significato: è una di quelle architetture “nazional-popolari”, con vena romantica, oggetto delle fotografie dei turisti da un lato, da un sottile e malcelato disprezzo da parte di molti professionisti dell’architettura, e di studio e venerazione per molti altri.

La sua sagoma appare inconfondibile, con la triplice corona svedese sulla sommità, nei lunghi e meravigliosi tramonti stoccolmesi, dalla parte occidentale di Gamla Stan, la “Città vecchia”. Il sapore inevitabilmente ottocentesco, così massiccio e superato non ne fa certo oggetto di interesse da parte degli studiosi di architettura e di arte moderna - giacché essa, naturalmente, non è altro che una cattedrale laica, espressione civile della cultura stoccolmese e svedese del proprio tempo: quello che si chiama semplicemente “monumento”. Le centinaia di turisti scaricati come merci a lato del portico che si apre verso il lago Mälaren, non del tutto consapevoli del suo significato più profondo, ma assolutamente pronti a fotografare ogni suo anfratto, non costituiscono certo una ragione per ammirare questa architettura di mattoni rossi e pietre grigie, ad un tempo severa e romantica. Severa per gli alti muri di mattoni interrotti solo raramente dalle grandi finestrature, dalle colonne tozze e prive di decorazioni, dalle proporzioni; romantica per l’oro delle tre corone, per i dettagli gustosi presenti con moderazione qua e là e per il rapporto col lago circostante.


La visita all’interno del Municipio può essere un po’ frustrante. L’edificio è tuttora sede del consiglio comunale, e l’organizzazione dei turisti durante la stagione estiva non è delle più efficienti; tuttavia una visita al suo interno è d’obbligo. Sono solamente guidate, in base alle lingue più diffuse, tra le quali vi è l’italiano; un consiglio che mi sento di dare è di evitare di accordarsi a quelle di lingua inglese, che sono in numero maggiore ma anche le più affollate.
Il grande salone centrale, vera e propria "piazza al coperto", si chiama la “Sala blu”, ma curiosamente, come si vede dalle foto, non è di questo colore: è di un bel mattone a vista, rosso e ruvido. Questo perché l’architetto Östberg poco prima della fine dei lavori preferì lasciare il mattone nudo piuttosto che ricoprirlo e pitturarlo di blu. Ma il nome, tant’è, è rimasto!
Dalla Sala Blu vi faranno salire sulla scala che conduce al primo piano, dapprima verso la “Galleria del Principe”, dalla quale si può ammirare una bellissima vista al lago Mälaren. Dopo una serie di stanze dove vi racconteranno qualche interessante aneddoto, capiterete finalmente nel cuore del Municipio: la Sala del Consiglio.

Tra Fiaba E Realtà: Il Municipio Di Stoccolma

Anche questa è il risultato di una decisione improvvisa dell’architetto, che, poco prima di rivestire il soffitto, decise al contrario di decorare le capriate di legno che sostengono la copertura, trovando lo spazio particolarmente bello. Il risultato è una architettura sorprendente, decoratissima, dal sapore antico ma dalla percezione moderna, fiabesca e senza tempo. Dopo avervi spiegato che, in realtà, a Stoccolma non c’è un sindaco vero e proprio, la guida vi condurrà verso l’ultima parte della visita, la “Sala d’oro”.
Questa volta il nome corrisponde esattamente: si tratta di una grande galleria, per i balli e le cerimonie, completamente decorata in pochi mesi da un artista svedese, che cercò, al suo tempo, di realizzare una opera d’arte ad un tempo antica e moderna. Molto criticata a suo tempo - non per altro, ma per la bruttezza della donna, simbolo del lago Mälaren e quindi di Stoccolma… - è oggi una delle opere d’arte più importanti della Svezia. Al di là dei gusti personali, le rappresentazioni dell’affresco sono interessanti in quanto tracciano la storia della città, e quindi della Svezia in un certo senso, attraverso i secoli fino alla modernità degli anni Venti.

Tra Fiaba E Realtà: Il Municipio Di Stoccolma

Tra Fiaba E Realtà: Il Municipio Di Stoccolma

Detto questo, una piccola curiosità: chiunque può sposarsi in questo bellissimo Municipio!
Certo, ci vuole un po’ di pazienza: la guida ha avvisato che la prenotazione va effettuata con almeno sei mesi di anticipo… Se il luogo è ideale per un matrimonio un po’ particolare, lo è ancora di più per il tempo impiegato: che è esattamente di… tre minuti! Questo se scegliete la cerimonia più lunga… altrimenti dovrete accontentarvi di ben un minuto e mezzo…
Del resto sono centinaia le persone che, a quanto pare, desiderano sposarsi qui.

Tra Fiaba E Realtà: Il Municipio Di Stoccolma

Quando andrete a Stoccolma, lasciate infine che i turisti se ne vadano dove vogliono a compiere i loro inutili riti; con calma, sedetevi nella panchina sotto il portico e guardate il lago e Stoccolma. Osservate l’acqua scura, le nuvole correre, i gabbiani; il Municipio è una delle ultime opere che non possono fare parte dell’architettura moderna, ma non per questo significa che sia brutta o insignificante. Le sue sale interne sembrano scenografie, i mosaici, le statue, le decorazioni in legno rappresentano il canto del cigno di un’epoca scomparsa. Quando avrete terminato, andatevene per tornare solo la sera, su una panchina di Gamla Stan, proprio di fronte al Municipio, e rimanetevi un poco, ne vale la pena, come ho già raccontato un’altra volta.

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