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I Viaggi Di Gigi: Pompei (visita La Città 5: Il Quartiere Dei Teatri)


16 aprile 2011 ore 16:02   di gigioliviero  
Categoria Viaggi e Turismo  -  Letto da 1097 persone  -  Visualizzazioni: 2087

Riprendiamo la nostra passeggiata alla scoperta di Pompei (cercando, come il solito, di seguire un itinerario logico per non perdere la visita ai monumenti e le case più importanti) entrando in uno dei suoi quartieri più ricchi e spettacolari, quello dei Teatri, situato nella parte meridionale della città

Al suo ingresso ci appare il Foro Triangolare, l’altro, grande spazio destinata alla vita sociale e religiosa dopo il Foro di Porta Marina, che deve il nome alla sua particolare forma di triangolo, e in cui si accede attraverso un monumentale ingresso con colonne ioniche.


Era considerata un’area sacra, su cui già sorgeva un tempio greco del VI sec. (posizionata in una splendida posizione panoramica sul mare), composta di una grande piazza inserita in un articolato progetto urbanistico, in base al quale, nel II sec. a.C. l’intera area fu configurata quale centro culturale e religioso di tradizione ellenistica.

I Viaggi Di Gigi: Pompei (visita La Città 5: Il Quartiere Dei Teatri)

Il settore meridionale era occupato da un tempio dorico, ed era preceduto da un edificio quadrangolare di epoca romana, l’”héroon”, cioè la mitica tomba del fondatore della città, Ercole.
Più a sud, un pozzo scavato nel banco di lava preesistente, aveva assunto nel tempo una funzione monumentale, grazie al suo inserimento dentro un “thòlos”, cioè una costruzione circolare, ottenuta con colonne doriche di tufo.

TEMPIO DI ISIDE
I Viaggi Di Gigi: Pompei (visita La Città 5: Il Quartiere Dei Teatri)

Al pari della libertà sessuale, il mondo romano era aperto e tollerante verso tutte le religioni. Ne è un esempio il Tempio di Iside, situato proprio dietro il Teatro Grande. Fu il primo edificio religioso ad essere ricostruito dopo il terremoto del 62, e dimostra ancora una volta il grande influsso che aveva la cultura egiziana nel mondo romano.
Iside era la dea egizia della natura, sposa di Osiride e madre di Oro, raffigurata con corna o testa di vacca. La leggenda narra che il marito, ucciso e fatto a pezzi dal fratello, fu da lei ricomposto e resuscitato. Il culto, vista la sua connotazione salvifica, trovò molti adepti, soprattutto delle classi inferiori.

Come altri monumenti della città, anche questo fu costruito a spese di un privato, in questo caso un liberto, che, non potendo adire a cariche pubbliche, fece inserire su una lapide, come benefattore, il nome di un suo rampollo di soli sei anni.
Il tempio originale risaliva al II sec. a.C. ed era posto su un alto podio, cui si accedeva da una scalinata.
Davanti all’altare votivo, posto a sinistra della gradinata del tempio, si trova un piccolo edificio. È il Purgatorium, un recinto che protegge le scale per raggiungere un locale sotterraneo, ricco di decorazioni in stucco dipinto, in cui era custodita l’acqua sacra del Nilo per i riti di purificazione.

TEATRI
I Viaggi Di Gigi: Pompei (visita La Città 5: Il Quartiere Dei Teatri)

Pompei disponeva di due teatri pubblici. Il più piccolo, in greco chiamato “Odeon”, fu realizzato intorno all’80 a.C., a spese degli stessi duoviri che avevano regalato alla città l’anfiteatro, ed era fornito di una copertura stabile, fondamentale per la sua perfetta acustica. L’insieme, che poteva contenere circa 1300 spettatori, è armonico ed elegante e non esitiamo a credere che altrettanto raffinate dovessero essere le rappresentazioni, per lo più musicali e mimiche. Questo teatro era forse destinato a spettacoli musicali, a declamazioni poetiche e alla rappresentazione dei ‘mimi’.

Accanto al Teatro Piccolo possiamo poi visitare il Teatro Grande, che fu edificato nel II sec. a.C, sfruttando una cavità naturale della collina. In età augustea fu ampliato, fino a poter accogliere ben 5000 spettatori. Era perfettamente attrezzato per ogni genere di spettacolo, compresi complessi giochi d’acqua. L’intera cavea, in caso di sole o pioggia, poteva essere coperta da un immenso velarium di tela.
La scena doveva essere rivestita di marmi e ornata da statue. Alle spalle aveva uno spazio utilizzato come spogliatoio dagli attori, che entravano nel palcoscenico dagli ingressi laterali. Il sipario, all’inizio dello spettacolo, scendeva scomparendo in una fossa al bordo del palcoscenico ed era manovrato da una delle macchine teatrali poste al di sotto.
Le opere qui rappresentate dovevano essere verosimilmente le Atellàne, farse popolari in lingua osca, e le commedie di Plauto e Terenzio, oltre a spettacoli di mimi con danza e musica.

CASERMA DEI GLADIATORI
Alle spalle del Teatro Grande un vasto spazio urbano era destinato a Caserma dei Gladiatori, il luogo, cioè, dove erano alloggiati e allenati i gladiatori destinati all’arena.
Oggi tutta l’area è un prezioso museo di graffiti, che ci informano della vita e della sorte di uomini spesso sventurati, ma che, in qualche caso, raggiunsero una grande fama, anche amatoria...
Una curiosità: recentemente si è parlato molto del degrado di Pompei quando si scoprì che era caduto un muro della cosiddetta “Casa dei Gladiatori”. Di là dal fatto sempre grave, va chiarito, per onestà, che quell’ambiente (che comunque era da sempre chiuso al pubblico) è simile alle decine di ambienti della città di cui si conservano solo i muri (tipo i negozi) e non ha praticamente nessun valore storico e artistico. D’altronde la sua piccolezza rende risibile il suo nome (i gladiatori erano centinaia e questo praticamente è una stanza…). Più che una casa poteva, forse essere un magazzino o qualcosa di simile.

CASA DEL CITARISTA
A pochi passi dai teatri visitiamo ora la Casa del Citarista, il cui nome deriva dalla statua bronzea di Apollo Citarista, ovvero suonatore di cetra, trovata nel giardino e oggi al Museo Archeologico di Napoli.
L’ampia abitazione del I sec. a.C. è il risultato dell’abbinamento di edifici preesistenti. Fu più volte ristrutturata e ridecorata secondo il gusto dell’epoca. La casa apparteneva ai Popìdii, una ricca famiglia della città.
L’atrio presenta, su ciascuno dei lati lunghi, tre camere da letto: l’ultima a sinistra conserva ancora la decorazione in ‘primo stile’.
Dopo i cubìcula si trovano due ambienti di servizio, le àle. Di fronte è il tablìno, rialzato rispetto all’atrio, e aperto su due giardini, dove si sviluppano gli ambienti signorili di riposo e da pranzo, e che sono circondati da portici e separati da una scenografica parete finestrata.
Nella casa è ancora possibile visitare dei piccoli ambienti termali, raggiungibili dal corridoio a sinistra della scala che porta al piano superiore. In sequenza troviamo l'apoditèrium, cioè lo spogliatoio, il tepidàrium e il caldàrium.

CASA DEI CEII
I Viaggi Di Gigi: Pompei (visita La Città 5: Il Quartiere Dei Teatri)

Di fronte alla Casa del Menandro ecco poi la Casa dei Ceii, che risale al periodo sannitico della storia di Pompei. Proprietario sembra sia stato un certo Lùcius Cèius Secùndus nominato in una scritta elettorale dipinta sulla facciata.
Entrando, si vede subito il calco dell’alta porta che racchiude anche gli elementi di ferro.
Nell’atrio notate le quattro colonne che sostengono le falde del tetto inclinate all’interno, agli angoli dell’implùvium, la vasca centrale, dove si raccoglieva l’acqua piovana.
Ai lati dell’ingresso si aprono due stanze: a sinistra la cucina; a destra una stanza da letto.
Prima di raggiungere il giardino sul fondo troviamo altri due ambienti: a sinistra il tablìno, a destra il triclinio, la stanza da pranzo.
Sulla parete sinistra, entro un’edicola, si scorge il dio Bacco mentre versa del vino a una tigre che si trova ai suoi piedi: di fronte è una Baccante con una fiaccola.
Le pareti del giardino sono decorate con grandi affreschi di paesaggi. Sulla parete di fondo sono raffigurati scontri fra animali: una tigre contro arieti, lupi contro cinghiali e cervi, un leone e un toro.
Ci sono poi dipinti di fontane e, sulle pareti laterali, quelli di paesaggi nilotici, secondo una moda decorativa diffusa negli ultimi anni di vita di Pompei, che voleva rievocare in città scenari suggestivi e paesaggi lontani

CASA DEL MENANDRO
I Viaggi Di Gigi: Pompei (visita La Città 5: Il Quartiere Dei Teatri)

Di fronte alla Casa del Citarista scopriamo poi la Casa del Menandro, che apparteneva a Quinto Poppeo Sabino, ed era una delle più belle e grandi della città. Fu costruita intorno alla metà del III sec. a.C. e occupa una superficie di quasi 2000 mq.
Il proprietario doveva davvero essere molto ricco, come dimostra un meraviglioso servizio di argenteria (118 pezzi per circa 24 chili!) che fu trovato, insieme a numerose monete preziose, nei sotterranei della casa.
Delizioso è il tempietto dei Lari, le divinità protettrici della casa, mentre tutte le stanze erano decorate con splendidi affreschi.
In una nicchia è raffigurato Menandro, il poeta greco della “Commedia Nuova”, vissuto ad Atene alla fine del IV sec. a.C. Un’altra abside ci mostra Atteone trasformato in cervo e sbranato dai suoi cani per aver spiato Diana al bagno.
Possiamo poi ammirare un Incontro d’amore fra un satiro e una menade, mentre in un salone giallo, spiccano affreschi del IV stile.
Nella stessa sala sono conservati gli scheletri delle persone che erano tornate in casa per recuperare i loro beni, ma che furono ugualmente uccise dalle esalazioni gassose, mentre, in un altro ambiente, furono ritrovati i corpi dell’amministratore della casa e di una bimba, vicino ad una borsa di monete d’oro.
In questa dimora non mancavano le comodità, compreso un complesso termale privato, riccamente decorato. Vi si accedeva tramite un atrio ad otto colonne, per passare a uno spogliatoio e a un calidarium, cioè l’ambiente destinato alle saune, decorato con un bellissimo mosaico sul pavimento, che illustra uno schiavo che porta unguenti al padrone, e una scena marina.

FULLONICA STEPHANI
La fullonica era insieme lavanderia e tintoria. Questa deve il suo nome allo Stèphanus citato in una scritta elettorale sulla facciata, forse il proprietario o il gestore della lavanderia. Questi locali erano molto numerosi, tanto che i “fullones” erano un’importante categoria di commercianti in città, anche se non particolarmente ben visti, dal momento che la percorrevano continuamente per raccogliere l’urina (utilizzata in sostituzione della soda per il suo contenuto di ammoniaca), indispensabile alle loro lavorazioni.
Questa che visitiamo è chiamata “di Stefano” per una scritta elettorale presente sulla facciata, ed era insieme lavanderia e stireria. Al centro dell’impluvium era ricavata una prima, grande vasca per il lavaggio dei tessuti.
Altre vasche le troviamo sul fondo del giardino, dove i tessuti erano lavati e pigiati con i piedi in una soluzione di acqua e urina. Dopo il trattamento, i tessuti erano ammorbiditi con argilla, poi battuti per essere puliti, quindi rilavati e cardati. Nell’ultima fase erano portati sulla terrazza per essere asciugati.

CASA DEL LARARIO DI ACHILLE
Nella zona dei teatri sorge anche la Casa del Larario di Achille, che deve il suo nome ad un sacello che si trova in un angolo dell’atrio. Si tratta di un tempietto con scene mitologiche e, nel fregio sottostante, gli ultimi episodi della guerra di Troia.
Nell’angolo opposto dell’atrio scopriamo poi il sacello, cioè il tempietto che dà il nome alla casa. Al centro, vi è rappresentato Ganimede, pastorello che Giove rapisce assumendo le sembianze di un’aquila.
Nella lunetta della parete di fondo è rappresentato il giovane cacciatore e pastore Endimìone, addormentato in una grotta, cui fa visita la dea Luna. Nel fregio azzurro sottostante sono rappresentati gli ultimi episodi della Guerra di Troia.
Tornando indietro troviamo la cucina e più avanti un ampio salone. Qui le decorazioni alle pareti sono di ‘secondo stile’ e raffigurano una scena con due elefanti.
Sulla parete esterna dell’ambiente è dipinta, a sinistra, la dea Diana al bagno e, a destra, Atteòne addentato dai cani, mentre già gli spuntano le corna. Il giovane cacciatore sorprese Diana nuda, mentre faceva il bagno, e la dea lo punì trasformandolo in cervo e facendolo sbranare dai suoi stessi cani.
All’estremità opposta, si trova una bellissima nicchia rivestita di pomici che imita una grotta: davanti sono disposti due letti per sdraiarsi e mangiare all’aperto.
Sul lato destro della nicchia è raffigurato Narciso che si specchia.
A sinistra sono dipinti Pìramo e Tìsbe, giovani innamorati. Piramo trovò il velo della sua amata ‘insanguinato’ e credendo che fosse stata divorata da un leone si trafisse con la propria spada. Tìsbe, visto il fidanzato morto, si tolse la vita a sua volta con la stessa spada: la tragica scena si svolse sotto un gelso, che da allora diede frutti rossi.
Il giardino inferiore è coperto da una pergola e diviso in tre vasche, lungo le quali erano disposte statuette, alcune allusive all’Egitto. Al centro è un tempietto allietato da fontane ed un biclìnio, cioè un doppio-letto in muratura per pasti all’aperto.
Nel giardino spicca un altro affresco, raffigurante scene con due grandi elefanti. Molto suggestivo è un piccolo mosaico nilotico, rappresentante navi e pigmei.

THERMOPOLIUM
Riprendiamo Via dell'Abbondanza e giungiamo ad uno dei tanti Thermopòlia della città. "Thermopolium", in greco, significa “luogo dove si vendono alimenti caldi” e Pompei (che era un notevole centro commerciale, molto frequentato da visitatori di passaggio) offriva ben 89 di questi antichi ‘snack-bar’, come questo, detto di "Asellina", dove si servivano bevande e cibi caldi conservati nei dolia, cioè nelle grandi giare murate nel bancone.
Il bancone di vendita era rivestito in genere da lastre di marmo, da mosaici oppure dipinto, ed aveva ad una estremità un piccolo focolare, per riscaldare bevande o zuppe per gli acquirenti.

Anche questa volta abbiamo finito. Se volete saperne di più, come vi ho già detto in altre occasioni, avete la possibilità di visionare i numerosi filmati che abbiamo realizzato a Pompei su YOU TUBE (nel sito “FILMCARDS”) e addirittura, se avete l’iPhone o l’iPad, visitare tutta la città standovene tranquillamente seduti a casa, scaricandovi la nostra applicazione presente su App Store e dedicata completamente a Pompei.

Essa offre la visita a tutti i più importanti luoghi della città, centinaia di foto originali, 80’ di filmati, la ricostruzione grafica 3D di 40 monumenti, la Pompei erotica, un’audioguida di 90’, oltre a 12 approfondimenti del mondo romano, l’elenco di alberghi e ristoranti e tutte le informazioni turistiche. Il tutto supportato da precisi punti GPS e un comodo navigatore.

Sul sito www.filmcards.it, infine, potrete scoprire tutte le guide già disponibili (Todi, Orvieto, Capri, Ischia, Roma Antica, Assisi, Iran, Uzbekistan e Palermo). Aspetto i vostri giudizi e naturalmente anche i suggerimenti (critiche comprese…).

Nel prossimo articolo concluderemo la visita alla città ammirando gli ultimi, straordinari monumenti che essa offre. Arrivederci!

(gigi.oliviero09@gmail.com – www.filmcards.it)

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