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I Viaggi Di Gigi: Uzbekistan (la Tragedia Del Lago D' Aral)


8 aprile 2011 ore 19:05   di gigioliviero  
Categoria Viaggi e Turismo  -  Letto da 895 persone  -  Visualizzazioni: 1829

Pochi disastri ecologici, nel nostro tempo, sono stati voluti e accettati più ottusamente di quello provocato al lago d’Aral, che fino agli anni ’50 era il quarto lago più esteso del mondo, con i suoi 67.000 Kmq (quasi tre volte la Sicilia!).

Il lago si estendeva per 400 Km di lunghezza e 280 di larghezza, era profondo sino a 50 metri ed era alimentato da due fiumi (il Syr-Darya e l’Amu-Darya) che vi riversavano 55 Km cubi di acqua l’anno.


A detta di tutti il lago aveva acque limpide, spiagge incontaminate e un’immensa fauna ittica, che alimentava importanti industrie; il clima era temperato, traghetti, anche turistici, lo attraversavano regolarmente, e 100.000 famiglie vivevano e lavoravano serene sulle sue sponde.

I Viaggi Di Gigi: Uzbekistan (la Tragedia Del Lago D' Aral)

Poi, agli inizi degli anni ’60, il governo sovietico decise di aumentare la produzione del cotone in Uzbekistan e negli stati limitrofi. Sorsero così infiniti campi rubati al deserto, che ovviamente abbisognavano di sempre maggiore acqua per produrre. Furono quindi creati degli sbarramenti sui due immissari e le acque furono incanalate verso i campi.

I Viaggi Di Gigi: Uzbekistan (la Tragedia Del Lago D' Aral)

Il risultato (ampiamente previsto e quindi ancora più devastante) fu che, in meno di 20 anni, le acque si abbassarono di oltre 16 metri e le sponde meridionali si ritirarono di 80 Km!

Malgrado la catastrofe, i dirigenti sovietici continuarono imperterriti nel prosciugamento, con un’ottusaggine pari alla loro totale irresponsabilità, tanto che, quando furono chieste spiegazioni al ministro responsabile del tempo, lui rispose candidamente che il lago era un “errore della Natura”, che andava quindi sanato!

I Viaggi Di Gigi: Uzbekistan (la Tragedia Del Lago D' Aral)

Negli anni successivi le piantagioni di cotone crebbero a dismisura, e l’Aral, lentamente, continuò a prosciugarsi, dividendosi in due piccoli bacini, e provocando, con l’aumento della salinità, la distruzione di ogni attività lavorativa, in quella che forse è la più grave catastrofe ecologica della nostra epoca.

Una catastrofe che ha devastato l’ambiente circostante, facendo mutare le condizioni climatiche (che sono diventate più secche e fredde), facendo sparire numerose specie ittiche e mandando in miseria decine di migliaia di famiglie.

Un altro disastro, col prosciugamento, è stata l’ex isola di Vozrozhdenia, che un tempo i sovietici utilizzavano come poligono per la guerra biologica, testandovi virus terribili, come quelli dell’antrace e della peste. Un’isola il cui nome significa, beffardamente, “Rinascita” e che invece, una volta messa a nudo, ha disperso i suoi terribili veleni per centinaia di chilometri.

I Viaggi Di Gigi: Uzbekistan (la Tragedia Del Lago D' Aral)

Quello che resta di un lago bellissimo e fertile, cioè il 20% delle dimensioni di un tempo, è oggi un deserto allucinante, che la gente chiama “Akkum”, cioè “Sabbie bianche”. Oltre al disastro lavorativo la popolazione, grazie allo sciagurato uso di pesticidi e diserbanti, trasportati dai venti, è stata colpita da infinite malattie, molte anche cancerogene: tifo, epatite, dissenteria, addirittura tubercolosi, e hanno visto trasformato il loro habitat in un vero inferno in terra.

Naturalmente sono anni che le autorità dei paesi interessati discutono il sistema migliore per cercare di salvare il salvabile, ma oramai il disastro è fatto e la gente del posto, rassegnata, è giunta a scherzare sulla sua tragedia, dicendo che se ogni esperto che ha visitato la regione avesse portato con sé un secchio d’acqua, oggi il problema sarebbe stato risolto…

I Viaggi Di Gigi: Uzbekistan (la Tragedia Del Lago D' Aral)

E oggi i vecchi pescatori di un tempo possono solo guardare sconsolati le carcasse arrugginite delle loro barche, che spiccano, come macabre sculture create dalla dissennatezza umana, sullo sfondo di un deserto infinito, che un tempo fu un meraviglioso habitat di acqua e di vita.

Se volete visionare i filmati dell’Uzbekistan, potete andare sul sito “FILMCARDS” di You Tube, oppure (se avete iPhone o iPad) scaricate da App Store la recente applicazione dedicata, appunto, al Paese asiatico (cercate FILMCARDS – UZBEKISTAN), comprendente centinaia di pagine di testi e foto e oltre un’ora di splendidi filmati originali.
Potrete, come il solito, fare un viaggio incredibile senza muovervi da casa… Arrivederci!

(gigi.oliviero09@gmail.com – www.filmcards.it)

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